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Ferrovie, l’Ue vara la finta liberalizzazione

Strasburgo - La plenaria dell’Europarlamento ha approvato in prima lettura il cosiddetto “quarto pacchetto ferroviario” per garantire maggiore concorrenza.

Strasburgo - La plenaria dell’Europarlamento ha approvato in prima lettura il cosiddetto “quarto pacchetto ferroviario” per garantire maggiore concorrenza. Ma in aula passa un emendamento che sostanzialmente annacqua la netta separazione tra gestione della rete e quella del servizi, a cominciare dai treni, nelle grandi aziende “integrate” ex monopoliste. Polemico il Commissario ai Trasporti, Kallas: «Non è il segnale forte di cui le ferrovie europee avevano bisogno. Il voto dimostra la tenacia degli interessi nazionali».

Nemmeno troppo velata l’accusa di Kallas: «Mentre il Parlamento apre la strada per la riduzione degli ostacoli tecnici, il voto di oggi è un’altra dimostrazione che gli “interessi nazionali acquisiti” si sono dimostrati per i parlamentari più attrattivi dei compromessi ben fondati raggiunti in Commissione Trasporti». Il “quarto pacchetto” consiste di sei atti legislativi: due a carattere “politico” e quattro tecnici. Questi ultimi (su interoperabilità dei sistemi ferroviari, sicurezza, normalizzazione dei conti e Agenzia ferroviaria europea) tutti approvati a larga maggioranza. Sui primi due è stata invece battaglia, con francesi e tedeschi compatti in prima fila. I socialisti francesi ad esempio esultano e parlano di «grande vittoria». «Il Parlamento europeo ha fatto deragliare il quarto pacchetto ferroviario» dice Gilles Pargneaux definendo «inaccettabile» che la Commissione «per ideologia e facilità non punti che sulle liberalizzazioni» da ottenere con la separazione verticale, contestata per i danni che essa può riverberare sul trasporto regionale e locale. Per i liberal-democratici invece oggi si è fatto «un passo avanti e due indietro». Mentre l’italiano Antonio Cancian (Ncd) parla di un voto che «di fatto lascia le cose come stanno» e afferma che «grandi gruppi come Deutsche Bahn e Fs hanno condizionato non poco». I testi approvati oggi dovranno andare in seconda lettura in autunno

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