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Europa, a rischio i sussidi per le centrali a carbone

Bruxelles - Si avvicina il momento cruciale nella partita per i “ricchi” sussidi alle centrali elettriche a carbone.

Bruxelles - Si avvicina il momento cruciale nella partita per i “ricchi” sussidi alle centrali elettriche a carbone: lunedì i ministri dell’energia Ue dovranno decidere se mettervi fine, ma le divisioni sul dossier potrebbero bloccare l’accordo e portare a un rinvio della decisione. In bilico la situazione dell’Italia, stretta da una parte dagli impegni sul clima presi a Parigi, e dall’altra dalla decina di centrali a carbone tuttora operative, di cui molte Enel. È quanto emerge a Bruxelles alla vigilia del Consiglio energia dove la presidenza estone dell’Ue, alle battute finali del suo mandato, vuole tentare il tutto per tutto e chiudere quattro dossier chiave del pacchetto “Energia pulita” per la riforma del mercato, in particolare elettrico.

«L’agenda è ambiziosa» e «ci aspettiamo dibattiti difficili, ma sentiamo che c’è abbastanza slancio per tentare un accordo politico su queste questioni» che «sono una nostra priorità», ha assicurato la presidenza estone dell’Ue. L’obiettivo è infatti avanzare il più possibile prima del passaggio del testimone alla presidenza bulgara che comincerà a gennaio, in quanto questa non sarebbe in grado di arrivare a un’intesa entro la prossima riunione dei 28 prevista a febbraio, e i tempi slitterebbero sino a giugno, rallentando tutto il processo. Gli estoni, a quanto si apprende da fonti vicino al dossier, ritengono «abbastanza maturi» i provvedimenti sulla governance energetica e sulle rinnovabili, mentre i due dossier più divisivi, il regolamento e la direttiva sul mercato elettrico, restano «fattibili ma più difficili e incerti». Il pomo della discordia dei «meccanismi di capacità», ovvero le compensazioni per tenere le centrali elettriche in stand by quando non ci sono richieste energetiche, rientra in quest’ultimo regolamento. La proposta sul tavolo, in linea con gli impegni presi a Parigi di abbandonare il carbone entro il 2025 - e sottoscritti anche dall’Italia -, è di mantenere questi sussidi solo per gli impianti meno inquinanti che non superino i 550 grammi di CO2 per kilowattora di emissioni.

La maggior parte delle centrali elettriche a carbone, quindi, resterebbe fuori. La battaglia tra i Paesi Ue è in corso da mesi, con Polonia in testa, insieme a Spagna e altri come Grecia, che vorrebbero soglie più alte, e dall’altra Francia, Benelux e i nordici a cui si sarebbero aggiunte Germania e anche Gran Bretagna, a favore dei 550 grammi. Molte delle principali società energetiche europee, intanto, tra cui le italiane Eni e Snam, hanno lanciato la coalizione «Make power clean» a sostegno della “soglia 550”. Un’opzione che gli estoni hanno messo sul tavolo è l’applicazione del limite dei 550 solo per i nuovi impianti, ma la proposta è ugualmente controversa. Per l’Italia, che non avrebbe segnalato problemi in merito all’eventuale compromesso estone, la posizione finale che verrà adottata lunedì è ancora in corso di definizione. Le centrali italiane più inquinanti rischiano infatti di perdere svariati milioni di euro di incentivi, che lo Stato e i consumatori risparmierebbero ma che le utilities potrebbero invece utilizzare per l’adeguamento degli impianti. La partita è aperta.

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