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In Europa le rinnovabili mandano (quasi) in soffitta il carbone / ANALISI

Genova - L’Europa procede a passi da gigante nella rivoluzione dell’energia pulita.

Genova - L’Europa procede a passi da gigante nella rivoluzione dell’energia pulita. Lo sa bene l’industria che lavora alla costruzione e manutenzione di centrali elettriche, alle prese con una crisi preoccupante. Basti pensare al produttore di turbine a gas Ansaldo Energia, che fatica a portare a casa nuovi ordini, all’ondata di licenziamenti che ha colpito l’ex Alstom, alla Stf di Magenta, storico produttore di componenti finito in concordato preventivo.

La crisi dell’industria è anche, in parte, il risultato della crescita esponenziale - non adeguatamente governata, sostengono molti osservatori - delle energie rinnovabili, che in Europa negli ultimi cinque anni sono aumentate al punto di superare il carbone in termini di erogazione dell’energia prodotta. Secondo i dati Eurostat ormai solo il 19% dell’energia europea viene generata da combustibili solidi come il carbone; un altro 24% è generato da fonti come il gas naturale e il petrolio greggio e la restante quota si divide tra le rinnovabili (in forte crescita) e il nucleare (in flessione).

In Europa, nel 2017, la produzione di energia elettrica da fonti eolica, solare e da biomasse ha per la prima volta erogato più elettricità del carbone, inteso come combinazione carbon fossile e lignite. Lo rivela uno studio sullo stato della transizione energetica europea realizzato dalla tedesca Agora Energiewende e dall’inglese Sandbag. Secondo il rapporto, l’anno scorso la generazione di elettricità da fonti rinnovabili è cresciuta del 12% (al netto dell’idroelettrico): tenendo conto che la produzione di energia idroelettrica lo scorso anno è crollata a causa della siccità, la quota di elettricità prodotta da rinnovabili sul totale Ue risulta aumentata solo dello 0,2%, passando dal 29,8% al 30% della produzione.

La quota di elettricità derivata da energia eolica, solare e da biomassa nell’Ue è più che raddoppiata rispetto al 2010. Considerando che solo cinque anni fa la produzione da carbone era più del doppio rispetto a quella di queste tre rinnovabili, i passi avanti fatti sono enormi.

L’Italia, insieme al Portogallo e ai Paesi Bassi, ha annunciato l’uscita dal carbone entro il 2025, decisione che allinea il Paese a Francia e Regno Unito. L’anno scorso la produzione di energia elettrica da carbon fossile è calata di 3 Twh rispetto al 2016 a livello nazionale e quella solare è aumentata di 3 Twh nello stesso periodo. Nel 2017 l’energia eolica, solare e da biomasse hanno contribuito al 24% della produzione elettrica nazionale. «Il nostro studio – commenta Sandbag – offre un quadro molto eterogeneo: le fonti rinnovabili europee sono sempre più collegate a storie di successo nel settore eolico di Germania, Regno Unito e Danimarca. Ma altri Paesi devono fare di più. E con il consumo di elettricità in aumento per il terzo anno consecutivo, gli Stati devono rivalutare i loro sforzi sull’efficienza energetica».

L’aumento dei consumi ha riportato in alto le emissioni di CO2, che risentono del minor apporto di idroelettrico (alle prese con la siccità) e nucleare (investito da problemi tecnici e programmi di decommissioning). Per ottenere risultati più importati «i Paesi europei devono chiudere le centrali a carbone. - dicono gli analisti di Agora Energiewende e Sandbag- Prevediamo che le 258 centrali a carbone operative in Europa nel 2017 abbiano emesso il 38% delle emissioni nel sistema». Paesi Bassi, Italia e Portogallo si sono aggiunti alla lista delle nazioni che hanno programmato l’uscita dal carbone. Per l’Italia l’appuntamento è al 2025.

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