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«La nostra portacontainer autonoma? Sicura, e rispetterà l’ambiente» / INTERVISTA

Genova - La nave coprirà tratte brevi. «Ma siamo già pronti per l’Oceano».

Genova - Il futuro è a Nord del mondo, dove in pochi anni, forse meno di 24 mesi, sarà operativa la prima nave completamente autonoma. Senza equipaggio. Piccola rispetto ai giganti del mare di oggi, ma grande abbastanza per trasportare 120 teu. La Yara Birkeland ha lo stesso significato che ha avuto la pecora Dolly per la clonazione: abbatterà un muro. Navigherà su brevi distanze. «Ma siamo già tecnologicamente pronti per le rotte oceaniche», spiega Peter Due, il manager di Kongsberg Maritime che guida la divisione “autonomia” ed è stato tra i protagonisti del Forum internazionale organizzato dal MediTelegraph a Genova. Il gruppo norvegese è pioniere nel settore, ma il futuro sta arrivando, sul mare e nei porti.

Le navi a guida autonoma rappresentano un progetto molto ambizioso. Ha senso oggi, per un operatore, investire in questa tecnologia ?
«Essere i primi ad operare sul mercato comporta costi, anche notevoli. Come nel caso di Yara. Comunque la motivazione alla base di questi investimenti è finanziaria, non bisogna dimenticarlo. E poi nel futuro la tecnologia sarà meno costosa e i progetti delle navi a guida autonoma saranno decisamente più abbordabili, a prezzi inferiori e anche di molto».

Al momento questa tecnologia è usata soprattutto nello short sea, cioè con navi in grado di coprire rotte brevi. Quando sarà possibile, secondo lei, che anche le grandi unità che attraversano gli oceani, potranno essere a pilotaggio remoto?
«A livello tecnologico è già possibile farlo. Il costo operativo dell’equipaggio per quelle rotte è però sensibilmente inferiore rispetto a quello rappresentato dai marittimi impiegati per le rotte più brevi come quelle dello short sea. Comunque anche sul fronte delle rotte oceaniche, sono convinto che vedremo l’introduzione di un controllo autonomo del viaggio e una riduzione dell’equipaggio a bordo. Oggi siamo arrivati al livello di macchinari a controllo remoto, nel futuro prevediamo che ci sarà il ponte “B0” , completamente autonomo e senza equipaggio».

Parliamo del lato terra. Per i porti riuscire ad accoglier e le navi a guida autonoma sarà una sfida: come potranno vincerla? Quali investimenti dovranno realizzare?
«Dobbiamo trovare nuove fonti energetiche sia per le navi unmanned che per quelle tradizionali. Dobbiamo riuscire a potenziare le prese a terra per ricaricare le navi che attraccano, ma dobbiamo avere anche una visione più ampia con nuove fonti energetiche come l’idrogeno. Le navi autonome potranno attraccare al molo sia con un sistema presente a bordo in grado di guidarle in sicurezza verso la banchina o saranno i porti a doversi attrezzare. Magari con sistemi innovativi che mettano in campo tecnologie vacuum, sfruttando il sottovuoto, magnetici o meccanici».

Ci può dare qualche dettaglio in più sul progetto Yara?
«La Yara Birkeland sarà una portacontainer da 120 teu di capacità. Sarà completamente alimentata da batterie, pronta sia per le operazioni unmanned che per quelle autonome. Oltre all’aspetto economico, c’è quello legato all’ambiente con una sensibile riduzione di agenti inquinanti: con l’introduzione della navi saremo in grado di eliminare dalle strade più di 40 mila viaggi di camion diesel per trasportare le merci dalla fabbrica a destinazione. Riusciremo così in un colpo solo ad aumentare la sicurezza su strada e a ridurre sensibilmente il traffico. Un ponte provvisorio dotato di tutto il necessario per guidare la nave sarà montato nella prima fase del progetto, poi superati tutti i test e quando la nave sarà pronta per la navigazione autonoma, lo elimineremo. La nuova unità sarà lunga quasi 80 metri e larga quasi 15, per una velocità massima di 13 nodi, mentre quella di servizio sarà di 6 nodi. Nel 2020 Yara Birkeland sarà pronta per navigare e operare in maniera completamente autonoma».

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