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«La tecnologia è alla base di una sigillatura sicura al 100%»

Segnali di svolta: «Le richieste che arrivano dai clienti includono sempre di più progetti Rfid o di tracciabilità satellitare».

Quali sono le prospettive della sua azienda? «Come tutte le aziende Made In Italy il nostro sogno sarebbe di riuscire a produrre interamente tutto in Italia - dice Bruna Ferretti, responsabile vendite presso Rfid Seals Labels by Etti Sicurezza - a tutt’oggi l’acciaio siamo costretti ad importarlo da Oriente perché quello europeo non riesce ad essere competitivo sul mercato. E proprio per la preparazione della nostra piattaforma straniera abbiamo insistito sul fatto che quasi tutto quello che trattiamo è prodotto in Italia. Anzi, secondo me la politica italiana dovrebbe basarsi quasi esclusivamente sulla protezione del marchio “Italy” inteso proprio come tutela di tutto quello che siamo in grado di creare nel nostro paese. Ancora mi ricordo alcuni anni fa le olive di tre colori che trovai a New York... erano verdi, nere… e rosse! Oppure quando dal Set di Gomorra 2 ci chiesero dei sigilli a barilotto dello stesso numero per le riprese e assolutamente spiegammo perché non potevamo darglieli ma risolvemmo in altro modo! Le prospettive future sono di far conoscere sempre più approfonditamente quanto la tecnologia possa aiutare la sigillatura in ogni settore merceologico, ma siamo anche contenti di vedere che le richieste che arrivano includono sempre di più progetti Rfid o di tracciabilità satellitare, quindi anche il cliente che usa i sigilli inizia a conoscere che ci sono aziende dove è possibile chiedere soluzioni assolutamente non alla portata di tutti fino ad alcuni anni fa».

Quali sono oggi le potenzialità del bacino adriatico?

«Sempre secondo la nostra esperienza, in questi ultimi anni il bacino adriatico ha riottenuto molti consensi, che noi possiamo vedere dall’utilizzo in grandi quantità di sigilli a normativa ISO 17712».

Quanto incidono le tensioni geopolitiche internazionali sui vostri investimenti?

«Esistono paesi a rischio o che sono nella black list che invece potrebbero essere molto interessanti per lo sviluppo del mercato dei prodotti di sicurezza, prendiamo ad esempio la Libia, o l’Iran o l’Iraq sono paesi interessanti ma con i quali bisogna fare attenzione a lavorarci».

Che cosa pensa del progetto cinese della nuova Via della Seta?

«Se i costi saranno accettabili, sarebbe un’importantissima variante alla tratta via mare che sinceramente si allunga sempre di più come tempi di ricevimento delle merci, non solo porti come Singapore sono sempre più pieni e per il transhipment si prendono anche 6-7 giorni quindi attendere delle merci che magari già di lavorazione ci mettono 4-6 settimane, più altrettante per il ricevimento fanno si che ci sia un grande interesse alla Via della Seta!».

Che cosa possono fare i protagonisti dello shipping dell’area adriatica per consolidare il ruolo dell’Adriatico nei traffici marittimi mondiali?

«Una domanda interessante: devono diventare appetibili e competere grazie anche alle nuove tecnologie di cui dotarsi».

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