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Superba: «Su di noi solo dati gonfiati»

Genova - Fonti d’informazione limitate,dati gonfiati e conclusioni sproporzionate: è questo il succo della nota tecnica allegata alla denuncia per procurato allarme depositata dalla società Superba contro Aldo Spinelli e il consulente Tomaso Gerbino

Genova - Fonti d’informazione limitate, dati gonfiati e conclusioni sproporzionate: è questo il succo della nota tecnica allegata alla denuncia per procurato allarme depositata dalla società Superba contro Aldo Spinelli e il consulente Tomaso Gerbino.

L’imprenditore portuale genovese e la società che con Carmagnani gestisce i depositi chimici di Multedo sono in guerra per ottenere gli spazi che dal 2020 saranno lasciati liberi dal carbonile Enel sotto la Lanterna: Spinelli vuole ingrandirsi sfruttando i due terminal che già controlla vicino l’area contesa, che invece Superba punta per trasferirsi (operazione che per rimpalli politici è attesa dal 1989) per lasciare Multedo e andare lontano dalle case.

In pressing sugli enti locali, nelle scorse settimane Spinelli ha mandato a Comune, Regione, Autorità portuale un maxi-dossier contro la delocalizzazione dei depositi chimici, con all’interno la relazione di Gerbino (ideatore del piano di recupero, bonifica e smaltimento della “Concordia”) sulla pericolosità del futuro progetto: obiettivo, dimostrare che il percorso scelto per il trasferimento è troppo leggero rispetto a quello che sarebbe necessario. Giovedì l’ente portuale ha in effetti deliberato ulteriori analisi sulla richiesta di concessione da parte di Superba nelle aree ex Enel.

L’azienda della famiglia Ottolenghi risponde al dossier mettendo in campo Andrea Gollini: per l’analista di rischio, buona parte delle «conclusioni catastrofiche» della documentazione a supporto di Spinelli si fondano su «ipotesi non suffragate da alcun dato di progetto del nuovo deposito».

Nelle 16 pagine della nota allegata alla querela depositata dall’avvocato Alessandro Cavallari del foro di Bologna, Gollini rileva che l’errore più grave contenuto nel dossier anti-Superba sarebbe sui cosiddetti composti organici volatili (Cov): in parole povere, le emissioni chimiche inquinanti. Secondo il dossier, i nuovi depositi sparerebbero in aria ogni anno «4.000 tonnellate di prodotti potenzialmente cancerogeni, mutageni e in grado di provocare l’infertilità».

A Ravenna, spiega Gollini, esiste un deposito da 200 mila metri cubi: emette 90 tonnellate di Cov l’anno. Dati Arpal alla mano, tutto il porto di Genova, che al suo interno ha già depositi chimici e petrolchimici, ne emette 1.105,4 l’anno. Il deposito in progetto sarebbe da 66 mila metri cubi: come farebbe ad emettere 4.000 tonnellate di inquinanti?

Per Gollini, il dossier anti-Superba trascura alcuni elementi, ne inserisce degli altri senza però, a detta dell’esperto, «le necessarie ipotesi di base», perché la documentazione utilizzata era incompleta o non aggiornata.

Per raggiungere il tetto delle 4.000 tonnellate, dice Gollini, il dossier non tiene conto di sistemi ambientali abitualmente previsti come l’inertizzazione con azoto, i dispositivi di riduzione delle emissioni nelle fasi di carico e scarico mezzi, i lavaggi delle cisterne non con solventi ma con acqua e vapore. Inoltre, Gollini sottolinea che le dimensioni dei serbatoi e le rotazioni annuali sono sovrastimate, tanto che l’impianto descritto del dossier anti-Superba ipotizza una struttura che movimenterebbe sei volte i carichi previsti dal progetto (1,8 milioni di tonnellate contro 300 mila). Il dossier prosegue prevedendo una tensione del gas doppia rispetto a quella prevista e oggi presente anche a Multedo, e che tutti i serbatoi devono essere surriscaldati, quando Gollini precisa che solo una parte lo sarà, a seconda del prodotto che contiene. Il dossier infine fonda circa un 10% dei Cov prodotti dalla presenza di benzene, che tuttavia ad oggi non è presente in nessuno dei prodotti trattati dalla Superba.

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