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Tecnologia navale, appello all’Unione europea

Genova - Le imprese tecnologiche dell’industria navale europea chiedono all’Europa una strategia specifica per il loro settore.

Genova - Le imprese tecnologiche dell’industria navale europea chiedono all’Europa una strategia specifica per il loro settore. Mentre la presidente della prossima Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha indicato la nuova commissaria ai Trasporti nella rumena Adina Valean, superando così uno dei principali ostacoli all’avvio del suo mandato e puntando a entrare in carica entro il prossimo 28 novembre, le associazioni industriAll Europe (sindacato) e Sea Europe (imprese), che rappresentano le realtà e i lavoratori europei che producono tecnologia marittima per l’industria navale, si sono riunite nei giorni scorsi a Bruxelles, chiedendo ai legislatori europei (che sono la stessa Commissione, il Consiglio e il Parlamento europeo) di accogliere le richieste contenute nel loro manifesto ‘Maritime Technology: A Strategic Sector for Europe’, presentato un anno fa, ma ancora senza risposta.

La speranza è che la nuova Commissione possa raccogliere questo appello. Il manifesto congiunto delle due associazioni chiede che il settore della tecnologia marittima venga riconosciuto come settore strategico per l’Europa e che venga istituita una strategia settoriale europea dedicata. A industriAll Europe sono affiliati anche i sindacati italiani Cgil (con Fiom e Filctem), Cisl (con Fim, Femca e Fist) e Uil (con Uilm e Uiltec), mentre di Sea Europe fa parte Assonave, l’associazione dell’industria navalmeccanica che aderisce a Confindustria. «Il settore della tecnologia marittima - spiega Luis Colunga, vice segretario generale di industriAll - provvede a più di un milione di posti di lavoro in Europa. Sono posti di lavoro di alta qualità, cruciali per molte comunità e regioni europee. Non possiamo perdere questi posti di lavoro a causa delle pratiche commerciali scorrette di altri paesi». A sua volta Christophe Tytgat, segretario generale di Sea, afferma: «L’industria è impegnata a consegnare entro il 2030 navi e chiatte per navigazione interna e costiera a zero emissioni e a assicurare che entro il 2050 ogni nave sia a zero emissioni».

Negli ultimi giorni sono stati annunciati da industrie europei due test innovativi in questo senso. Uno vuole verificare, nel secondo trimestre del 2020, la possibilità di utilizzare come combustibile gas liquefatto sintetico (gns), prodotto da fonti rinnovabili. L’altro sperimenterà, da gennaio 2021, l’utilizzo di celle a idrogeno su un traghetto di grandi dimensioni. Il primo progetto riguarda la “es Amelie” una nave da 1.036 teu di Unifeeder che nel 2017 è stata la prima portacontainer a essere trasformata con un motore a gnl. Il test è gestito dal costruttore di motori Man e dal proprietario della nave, Wessels Marine. L’aspettativa è che venga ridotta di 56 tonnellate per viaggio la produzione di anidride carbonica (CO2). Il prototipo a idrogeno verrà invece montato dal cantiere norvegese Havyard su una delle quattro navi da crociera della nuova compagnia Havila Kystruten, che entrerà in servizio a gennaio 2021. Si tratta di una nave lunga 123 metri.

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