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Masucci: «Per le Zes del Sud possiamo copiare la Cina» / INTERVISTA

Genova - Bilancio positivo della missione a Hong Kong e Shenzhen del cluster logistico italiano. Da migliorare l’immagine dei porti.

Genova - International Propeller Clubs Italy ha concluso a novembre una missione in Far East, a cui ha partecipato una nutrita delegazione di operatori marittimo-portuali italiani: un’occasione per fare sistema di cui il mondo della logistica italiana sente forte necessità.

Come è nata la missione a Hong Kong e Shenzhen?

«L’idea - risponde il presidente del propeller, Umberto Masucci - è partita dal mio vice-presidente nazionale, Riccardo Fuochi, un logistico italiano presente a Hong Kong e Cina da 40 anni, che ci ha proposto una missione in occasione dell’Asian Logistic Conference e della Hong Kong Maritime Week. Abbiamo pensato di allargare la missione a Shenzhen per incontrare le autorità della prima special economic area cinese per verificare le concrete possibilità delle Zes italiane che dovrebbero presto veder la luce nei porti del Mezzogiorno d’Italia».

Quali sono stati gli incontri principali che avete avuto?

«A Hong Kong abbiamo avuto moltissimi incontri con autorità, associazioni, imprenditori locali e dell’area più ampia dell’Asia. Volendo indicarne tre, il lungo incontro con il ministro dei Trasporti, la riunione con il sottosegretario di Stato con delega alla One Belt One Road e il bilaterale tra Spediporto e Haffa (associazione degli spedizionieri di Hong Kong). A Shenzhen, la visita al porto e l’incontro con le massime autorità della municipalità della Zona economica speciale».

Quali obiettivi avete raggiunto e come li porterete avanti adesso che siete tornati in Italia?

«Spediporto e Haffa hanno sottoscritto un memorandum of understanding che favorirà le relazioni commerciali tra i soci delle due associazioni. Con il ministro dei Trasporti abbiamo condiviso l’importanza dei traffici marittimi tra i due paesi e lo avremo probabilmente ospite in Italia in occasione della Naples Shipping Week, anche per gemellare le settimane marittime italiane con quella di Hong Kong. Nell’incontro con il sottosegretario di Stato, ma anche negli altri incontri e visite portuali, abbiamo compreso che quella della Belt and road non è solo una “iniziative” (come la definiscono i cinesi), ma una vera e propria strategia cinese che crea certamente molte opportunità, ma comporta anche molti rischi di “colonizzazione”: in questo senso le nostre autorità devono, a mio avviso, valutare strategicamente in che modo e quali porti italiani possono meglio prepararsi a far parte di questo nuovo sistema. Da Shenzhen poi torniamo con molte idee su come le Zes italiane potranno svilupparsi proprio se saranno strettamente legate ai nuovi sistemi portuali e se la loro governance sarà funzionale a una migliore logistica portuale degli scali del Mezzogiorno d’Italia».

Alla missione hanno partecipato anche alcune Autorità di sistema portuale. Con la riforma questi enti hanno una maggiore capacità di promuoversi o ci sono ancora cambiamenti da fare?

«Il Propeller ha inteso proprio con questa missione promuovere un vero e proprio road show della nuova portualità italiana. E’ significativo il fatto che i presidenti di tre grandi sistemi portuali italiani, Signorini da Genova, Spirito da Napoli e Prete da Taranto, abbiano accompagnato e guidato una missione Propeller fortemente incentrata sul tema della portualità. Credo sia una esperienza da ripetere in quanto, al fianco dei presidenti dei porti, erano presenti operatori portuali, spedizionieri, agenti marittimi, professionisti del mare provenienti da 10 città italiane, un’ampia rappresentanza del cluster marittimo-portuale nazionale che ha fortemente sostenuto la riforma Delrio della portualità e della logistica».

Qual è la percezione che in Asia hanno del sistema Italia?

«Direi contradditoria. Da un lato grande ammirazione per tutti i prodotti italiani, in particolare del food and beverage, della moda; dall’altro, almeno in parte, una percezione negativa della portualità. Cito ad esempio una battuta del past president degli spedizionieri che, dopo la mia presentazione della riforma portuale, mi ha chiesto: “Ma con gli scioperi dei portuali come fate?”. Era ancora fermo agli scioperi dei camalli. Credo che attività di promozione e di corretta informazioni siano essenziali, soprattutto se a farle è un’ampia rappresentanza del cluster e non il singolo soggetto».

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