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Il 30% delle cave liguri verso la chiusura

Genova - Un terzo delle cave aperte nelle colline della Liguria deve essere chiuso, con una riambientalizzazione del terreno o la trasformazione - dove possibile - in strutture turistiche. Ma in gran parte si tratta di siti già esauriti

Genova - Un terzo delle cave aperte nelle colline della Liguria deve essere chiuso, con una riambientalizzazione del terreno o la trasformazione - dove possibile - in strutture turistiche. Ma in gran parte si tratta di siti già esauriti. Mentre per il 14% sono autorizzati piccoli ampliamenti. La giunta regionale ha varato il piano regionale di gestione delle attività di cava, un documento che non veniva aggiornato da 18 anni.

L’attività estrattiva ha subito negli ultimi anni la crisi del settore edilizio, con una sensibile riduzione del lavoro. In pratica il nuovo piano non prevede nessun nuovo polo estrattivo, riduce del 30% il numero di cave e del 50% il numero dei depositi degli scarti da estrazione dell’ardesia, ma consente di reperire i materiali necessari nelle attività che già operano nel settore, nelle quali si prevedono ampliamenti per il 14% dei casi.

Inoltre il piano prevede una particolare modalità di adattamento dei giacimenti per consentire la migliore ricomposizione ambientale e paesaggistica, al termine dello sfruttamento: per le cave che hanno esaurito l’attività estrattiva viene infatti stabilito l'obbligo di ricomporre il paesaggio e l’ambiente, demandando ai Comuni la definizione delle destinazioni urbanistiche.

«Questo piano era atteso da tempo – spiega l’assessore regionale all’Urbanistica Marco Scajola – la Liguria è caratterizzata dalla presenza di pietre ornamentali di pregio come il Portoro, coltivato nel promontorio di Portovenere e utilizzato da Cartier per i suoi negozi, l’Ardesia della Valfontanabuona e di Triora che caratterizza il centro storico di Genova. E poi il marmo rosso di Levanto, il Rosso Imperiale e il Verde Polcevera impiegati ad esempio nella cattedrale di San Lorenzo. Le cave “brutte” quindi non saranno più coltivate, ma saranno oggetto di sistemazione, tra queste il polo serpentino del comune di Rossiglione, Arbisci nel comune di Ne , Bargonasco nel comune di Casarza Ligure. Poi ci sono cave che sono già in fase di ricomposizione ambientale e sono tolte dal piano e poli estrattivi previsti dal piano del 2000 e mai attivati, che resteranno vergini».

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