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Settimo progresso consecutivo per l’economia giapponese

È il più lungo periodo di espansione degli ultimi 16 anni. Merito (anche) degli stimoli monetari voluti da Shinzo Abe

LA larga vittoria del premier Shinzo Abe nelle elezioni dello scorso ottobre, che si sono tenute per rinnovare la Camera dei Rappresentanti (la camera bassa del Parlamento), trovano spiegazione nella cosiddetta Abenomics, la dottrina economica che il primo ministro ha varato per provare a rilanciare l’economia del Giappone.

Nel terzo trimestre di quest’anno il Pil del Sol Levante ha fatto segnare il settimo progresso consecutivo, facendo così registrare il più lungo periodo di espansione degli ultimi 16 anni. Per Tokyo si tratta di un importantissimo risultato che alimenta le speranze di lasciarsi definitivamente alle spalle la crisi iniziata nei primi anni Novanta, in seguito allo scoppio della bolla del decennio precedente, quando gli immobili della sola capitale valevano quanto tutti quelli presenti sul territorio della California.

Secondo i dati diffusi dall’Istituto di ricerca economica e sociale del Cabinet Office giapponese, nel periodo luglio-settembre, il prodotto interno lordo giapponese ha mostrato una crescita tendenziale dell’1,4%, un dato leggermente inferiore alle stime degli analisti (+1,5%); va però anche rilevato che un’analoga differenza è stata apportata al dato definitivo del secondo trimestre che è salito al 2,6% (dal 2,5% della lettura preliminare).

Gli stimoli monetari voluti da Shinzo Abe stanno dunque sortendo gli effetti sperati ed è probabile che continueranno a sortirli visto che il governatore della Banca centrale giapponese, Haruhiko Kuroda, ha ribadito che non intende cambiare rotta. “Andando avanti, con l’output gap che migliora costantemente, la posizione delle imprese verosimilmente si muoverà gradualmente verso l’aumento dei salari e dei prezzi - ha spiegato Kuroda - Se ulteriori aumenti di prezzo diventeranno diffusi, le aspettative sull’inflazione cresceranno costantemente. Dopo 15 anni di deflazione tra imprese e consumatori è diventata profondamente radicata una mentalità deflazionistica, la percezione cioè che i prezzi non aumentino facilmente, e c’è ancora molto da fare prima che sia raggiunto l’obiettivo del 2% di stabilità dei prezzi”.

Il principale indice della Borsa di Tokyo, il Nikkei 225, non ha mancato di reagire al buon andamento dell’economia portandosi su valori - oltre i 22.000 punti - che non vedeva dalla metà degli anni Novanta, anche perché le grandi società giapponesi hanno di recente fatto registrare i profitti trimestrali più alti di sempre.

Secondo gli analisti di T. Rowe Price, con la disoccupazione a livelli minimi, il rigido mercato del lavoro giapponese sta iniziando a registrare un miglioramento dei salari e consumi crescenti. “Oltre ai driver locali di mercato, anche la condizione dell’economia globale esercita un’influenza molto forte sul destino del Giappone. E, a tal proposito - osserva Archibal Ciganer, gestore del fondo T. Rowe Price Japanese Equity, T. Rowe Price - restiamo cautamente ottimisti, con uno scenario base che rappresenta una continuazione dell’attuale contesto di crescita globale moderata e gradualmente in miglioramento. Questa congiuntura ideale nel ciclo economico dovrebbe continuare ad aiutare le migliori società giapponesi a registrare buone performance. È il caso dei titoli azionari di più alta qualità, che hanno sottoperformato notevolmente verso la fine del 2016, in un contesto di forte rally per le azioni value in seguito alla vittoria di Trump”.

Una conferma del buon andamento del Sol Levante è arrivata anche da Moody’s che ha confermato il giudizio sul credito sovrano ad A1 con outlook stabile. L’agenzia di rating statunitense ha motivato la decisione con prospettive migliorate per una stabilizzazione del debito nei prossimi anni, grazie anche a una crescita del Pil leggermente superiore alla media. Moody’s prevede che l’economia giapponese registri un’espansione dell’1,5% nel 2017 e dell’1,1% nel 2018.

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