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Tunisia, tornano i turisti ma è crisi nelle miniere

Roma - Ritorno dei turisti sulle spiagge,desolazione dei giovani nella regione mineraria, lotta al terrorismo e crescita delle attività economiche informali. A pochi mesi da cruciali appuntamenti elettorali è questa l’istantanea della Tunisia

Roma - Ritorno dei turisti sulle spiagge, desolazione dei giovani nella regione mineraria, lotta al terrorismo e crescita delle attività economiche informali. A pochi mesi da cruciali appuntamenti elettorali è questa l’istantanea della Tunisia, uno scatto di luci e ombre, speranze e difficoltà, che viene fuori da cronaca e reportage sul paese del Maghreb. La scorsa settimana la Tunisia si è fatta notare per una forte presenza al Salone mondiale del turismo a Parigi. Molto positivi i dati relativi all’affluenza dei turisti, che nel 2017 hanno ripreso a frequentare le spiagge del golfo di Hammamet, Tunisi e Gabès, in crescita del 46% rispetto al 2016, con un totale di sette milioni di visitatori. In piena crescita l’attività della Tunis Air: «Stiamo già registrando le prenotazioni per la stagione estiva e stanno andando benissimo. Ci aspettiamo un aumento a due cifre per il 2018», ha annunciato Hamza Louati, direttore della compagnia aerea, che ogni anno apre due collegamenti con paesi africani. «La nostra priorità strategica è l’apertura all’Africa per spingere anche su affari e turismo continentali. Tra poco la Tunisia sarà collegata col Sudan e il Camerun», ha riferito Louati. Se i viaggiatori tornano a frequentare il paese dei gelsomini è anche grazie a una politica dei prezzi attrattiva, con il calo del valore del dinaro tunisino. Il turismo è un settore vitale per l’economia tunisina, contribuendo al 7% del prodotto interno lordo. Anche se i numeri rimangono inferiori ai tempi d’oro del turismo, prima della rivoluzione del 2011 e degli attentati del 2015 a Susa e al Bardo, il trauma sembra superato. Il rafforzamento delle misure di sicurezza e la linea politica del governo hanno convinto i turisti a ritornare sulle spiagge e nei giardini della Tunisia. Tuttavia l’ombra del terrorismo non si è del tutto dissipata.

È di pochi giorni fa la notizia dell’uccisione di due terroristi a Ben Guerdane, nella provincia di Medenine (sud-est). Per il ministero dell’Interno Dhaker Bbouajila e Samir Ben Youssef, originari di Monastir, erano due «terroristi pericolosi, due estremisti religiosi». Nel contempo la Tunisia deve fare i conti con la profonda crisi nella regione mineraria al centro del paese, teatro di cicliche proteste sociali contro povertà, disoccupazione e marginalizzazione della popolazione, soprattutto i giovani.

La scorsa settimana la situazione è degenerata a Mdhilla, nella regione di Gafsa, con scontri tra agenti di polizia e manifestanti che rivendicano a gran voce un impiego stabile e più trasparenza nelle selezioni per lavorare nelle miniere di fosfati. Uno sciopero ha bloccato a lungo le attività di estrazione dei fosfati, di cui il sottosuolo tunisino è molto ricco. Una risorsa motore dell’economia nazionale, che finora non si è tradotta in sviluppo per la popolazione locale in contrasto aperto col governo centrale. Un tempo Metlaoui, dove si trova una delle principali miniere, veniva chiamata Petit Paris, ma dal 2011 la produzione di fosfati è sempre diminuita, trascinando la località nella crisi economica e sociale: «Per noi la soluzione è l’emigrazione, la morte o il carcere» si lamenta Ali Ben Msalah, 25 anni, disoccupato dopo aver terminato il liceo. In un contesto lavorativo molto precario, per due milioni di tunisini il mercato nero è diventato l’unico modo per sbarcare il lunario.

Sempre in crescita la quota dell’economia informale, che oggi rappresenta il 54% del prodotto interno lordo, causando un buco nelle casse dello Stato di circa 882 milioni di euro. Fino all’85% delle piccole e medie imprese in diversi settori di attività - dal carburante ai beni alimentari, dalle sigarette ai vestiti - patiscono per la concorrenza del mercato informale.

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