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La Tunisia e la minaccia dei lupi solitari / FOCUS

Roma - L’allarme terrorismo in Italia per la segnalazione di un tunisino ritenuto appartenente all’Isis riaccende i riflettori sulla Tunisia come Paese esportatore di terroristi e sui rischi derivanti dalla possibile presenza di jihadisti tra gli immigrati.

Roma - L’allarme terrorismo in Italia per la segnalazione di un tunisino ritenuto appartenente all’Isis riaccende i riflettori sulla Tunisia come Paese esportatore di terroristi e sui rischi derivanti dalla possibile presenza di jihadisti tra gli immigrati irregolari diretti in Italia. Tunisini erano Yassine Labidi e Jabeur Khachnaoui, i due kamikaze del museo del Bardo che, colpendo uno dei luoghi simbolo del paese, hanno sprofondato la Tunisia in una stagione del terrore di matrice jihadista che ha insanguinato per anni anche l’Europa. Tunisini erano Seifeddine Rezgui, il kamikaze della strage di Sousse, e Mohamed Lahouaiej Bouhlel, l’attentatore di Nizza; così come Anis Amri, il killer della strage del mercatino di Natale a Berlino, poi ucciso dalla polizia italiana a Sesto San Giovanni.

La Tunisia, dove ancora vige lo stato di emergenza, in questi ultimi anni è stata anche tra i principali esportatori di foreign fighter, con un numero di giovani partiti verso le zone di conflitto stimato dalle principali organizzazioni internazionali tra le 5000 e le 7000 unità. Se questi numeri sono certo allarmanti, bisogna tuttavia constatare che la risposta al fenomeno jihadista da parte delle autorità tunisine è stata ferma fin dal principio, con l’approvazione nel 2015 di una severissima legge antiterrorismo che ha consentito l’arresto di migliaia di jihadisti fiancheggiatori del sedicente Stato islamico.

Solo lo scorso anno, secondo il ministero dell’Interno di Tunisi, le forze dell’ordine hanno smantellato 180 cellule terroristiche, 40 organizzazioni di reclutamento verso le zone di conflitto e impedito il viaggio verso Libia, Siria ed Iraq a 29000 giovani reputati a rischio di voler raggiungere le fila dell’Isis. E la lotta prosegue senza sosta: è di pochi giorni fa la notizia dell’uccisione di due terroristi a Ben Guerdane, nella provincia di Medenine (sud-est). E fu proprio a Ben Guerdane, ultima città prima del confine libico, che il 7 marzo 2016 le forze di sicurezza tunisine sconfissero un gruppo di jihadisti armati intenzionati ad impadronirsi della città, in una battaglia che segnò un punto di svolta nella lotta al terrorismo in Tunisia, poichè vinta anche grazie all’appoggio della popolazione.

Da allora i terroristi godono di scarsissimo appoggio da parte della gente comune, né risultano avere alcun referente in partiti politici o associazioni riconosciute e i residui gruppi terroristici - come Okba Ibn Nafaa - sono costretti a rifugiarsi nelle zone montuose intorno a Kasserine. Ansar Al Sharia è dal 2013 considerata organizzazione terroristica anche dalle autorità tunisine ma certo la guardia non va abbassata: il jihadismo costituisce ancora una minaccia per la Tunisia, in particolare per gli oltre 500 km di porosissimo confine con la Libia, per il rischio del ritorno dei foreign fighter dopo le sconfitte dell’Isis in Iraq, Siria e Libia e per la sempre possibile azione da parte di lupi solitari.

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