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Stretta di Trump sui dazi per le auto. Europa e Cina insorgono

New York - L’ultima mossa di Donald Trump scatena l’ira dell’Unione Europa e della Cina, spiazzate dall’apertura di un nuovo fronte di scontro commercial.

New York - Dazi fino al 25% sulle auto importate negli Stati Uniti. L’ultima mossa di Donald Trump scatena l’ira dell’Unione Europa e della Cina, spiazzate dall’apertura di un nuovo fronte di scontro commerciale. E spacca l’America: i critici accusano il presidente di abuso di potere, mentre il potente sindacato dei metalmeccanici, tradizionalmente democratico, si schiera con Trump dandogli la sua benedizione. L’ipotesi dazi affonda i titoli delle case automobilistiche: da Volkswagen a Toyota sono tutte in calo, con perdite fra il 2% e il 4%. Trump dà indicazione al Dipartimento del Commercio di avviare un’indagine sull’import di auto sulla base di motivi di sicurezza nazionale, ricorrendo alla “Sezione 232” del Trade Act del 1962 invocata anche per i dazi sull’acciaio e l’alluminio.

«Sicurezza economica è sicurezza militare. Senza sicurezza economica non possiamo avere sicurezza militare» afferma il segretario al Commercio Wilbur Ross, difendendo la decisione di Trump. Entro 270 giorni dall’avvio dell’inchiesta, il Dipartimento del Commercio dovrà presentare a Trump le sue conclusioni. Poi la palla passerà al presidente che avrà 90 giorni per decidere ed, eventualmente, stabilire un «aggiustamento dell’import» con dazi e quote, come previsto dalla normativa vigente. I tempi sono quindi lunghi, ma solo l’ipotesi di erigere nuove barriere commerciale suscita la rabbia dei principali partner commerciali americani. Se quelli sull’acciaio non hanno «giustificazioni», quelli sulle auto sono «inverosimili», tuona l’Ue. «Sono contrari al Wto» rincara la dose il vicepresidente della Commissione Europea Jyrki Katainen.

Per l’Europa si tratta di una nuova doccia fredda in vista della scadenza del 1° giugno, quando entreranno in vigore i dazi americani sull’acciaio e l’alluminio se non verrà raggiunto un accordo, al quale si sta lavorando. Dello stesso tono Pechino. «La Cina si oppone agli abusi delle clausole per la sicurezza nazionale, che possono seriamente danneggiare il sistema di scambi multilaterale e distruggere il normale ordine internazionale del commercio». Alzano la voce anche il Giappone e la Corea del Sud, impegnati nelle ultime settimane a lavorare a stretto contatto con gli Usa per l’incontro, ora saltato, fra Trump e il leader nordcoreano Kim Jong-un. «Se vanno avanti con così ampie restrizioni commerciali, il rischio è quello di confusione sul mercato globale» dice il ministero dell’Economia, del Commercio e dell’industria giapponese. Seul convoca invece una riunione di emergenza con i vertici dell’industria automobilistica per valutare la situazione. Condanna la decisione di Trump anche il Canada: «L’idea che possiamo porre un qualsiasi tipo di minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti è inconcepibile». L’industria dell’auto americana per il momento tace e segue gli sviluppi. Oltre ai dazi all’import, c’è il nodo dell’accordo di libero scambio del Nafta da rinegoziare con Canada e Messico.
Gli Stati Uniti hanno importato lo scorso anno 8,27 milioni di auto e camion, per un valore di 192 miliardi di dollari. Più della metà delle auto importate, 4,27 milioni, sono arrivate da Canada e Messico. Da quanto risulta all’Ifo tedesca intanto sarebbe la Germania il Paese europeo a essere più colpito, con un calo di 5 miliardi sul pil, pari a un calo del -0,16%.

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