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Mulè: «Di Maio, sull’ Ilva parole improvvisate» / INTERVISTA

Genova -Gli scontri tra No Tav e forze dell’ordine in Val Susa? «Vergognosi, con il silenzio connivente del M5S». E «superficiale» per parlare anche delle fibrillazioni che stanno attraversando la gara per l’Ilva. Mentre stanno per entrare nel vivo, la prossima settimana, i lavori delle commissioni Finanze e Lavoro della Camera

Genova -Gli scontri tra No Tav e forze dell’ordine in Val Susa? «Vergognosi, con il silenzio connivente del M5S». E «superficiale» per parlare anche delle fibrillazioni che stanno attraversando la gara per l’Ilva. Mentre stanno per entrare nel vivo, la prossima settimana, i lavori delle commissioni Finanze e Lavoro della Camera sul “decreto dignità”, il portavoce dei parlamentari forzisti Giorgio Mulè provoca i Cinquestelle e vincola la Lega al programma con cui il centrodestra si era presentato alle elezioni del 4 marzo.

“Decreto dignità”: la discussione deve ancora entrare nel vivo e già Di Maio minaccia la fiducia.

«Piano con le parole, la dignità con quel provvedimento non c’entra niente. È indegno, punto».

Ma il vostro ex alleato la Lega lo voterà.

«Intanto bisogna vedere come lo voterà. Abbiamo già ottenuto la reintroduzione dei voucher quanto meno nel turismo e nell’agricoltura, ma servono anche in altri settori, come i servizi ad esempio. E c’è un emendamento del governo che fa slittare ad ottobre le nuove regole sui contratti a termine. Secondo me quel decreto entra in commissione in un modo ed esce in un altro. Anche perché sui nostri emendamenti, che si rifanno al programma per il 4 marzo, la Lega non potrà dire di no».

Si ricordi la minaccia della fiducia.

«Giusto, la fiducia. E qui misureremo ancora la coerenza dei Cinquestelle: ogni volta che Renzi si presentava in aula chiedendo la fiducia gridavano al golpe, occupavano i banchi del governo... Stanno facendo carta straccia della loro storia».

In Val di Susa sono ripresi gli scontri tra No Tav e forze dell’ordine e Forza Italia se la prende con il M5S. Che c’entra?

«C’entra, eccome. Ma è possibile che da due giorni sugli scontri ci sia il silenzio totale dei Cinquestelle? Argomento derubricato. Il ministro alle Infrastrutture, che aveva annunciato la verifica della valutazione costi benefici della linea ferroviaria, tace; la sottosegretaria Castelli, anche. E i No Tav se la prendono con le forze dell’ordine. Il motivo del silenzio è che i Cinquestelle sono conniventi. Ma lo ricordino bene: se non si spegne, il fuoco divampa».

Di Maio però parla parecchio, anche sull’Ilva.

«Altro esempio di superficialità e improvvisazione».

E poi si parla tanto di profughi.

«Fa parte della narrazione fallace per nascondere l'incapacità. In due mesi alla Camera abbiamo votato solo il decreto, incostituzionale, sul tribunale di Bari; e un provvedimento sul terrremoto: per inciso, con un emendamento di Forza Italia, ai terremotati andranno 85 milioni di euro, risparmi di Montecitorio sotto la presidenza Boldrini».

Veniamo a FI: in Liguria avete davvero sdoganato gli Arancioni di Toti?

«Un grande artista deve avere tutti i colori sulla tavolozza. In questo momento di antisistema, il civismo è importante per la politica».

Ma per una parte di FI Toti non era un eretico?

«Le idee di Giovanni non sono eretiche, ma inquadrano problemi reali del partito: ha ragione quando dice che in Liguria non c’è un sindaco sovranista, ma bisogna chiedersi perché non hanno la tessera di Forza Italia. Bisogna dare a questo partito nuovo orgoglio e nuova forma».

Cominciare il rinnovamento affidando a Sandro Biasotti ancora il ruolo di coordinatore regionale?

«Sandro è stato il primo innovatore. Sono certo che dopo aver avviato i congressi comunali e provinciali, saprà decidere quando cedere questa responsabilità».

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