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La Borsa di Shanghai precipita ai minimi dal 2014

Pechino - Lo scenario di nuovi dazi al 10% sull’import di un migliaio di beni «made in China» per ulteriori 200 miliardi di dollari, il cui annuncio da parte di Donald Trump viene dato come imminente, ha causato oggi un altro smottamento.

Pechino - La Borsa di Shanghai accusa più di ogni altro listino il colpo della guerra commerciale tra Usa e Cina, sommatasi alla fisiologica pressione di tapering e rialzo dei tassi d’interesse su iniziativa della Federal Reserve: è di 5.000 miliardi di dollari la capitalizzazione «bruciata» dai record storici dell’estate 2015, mentre dai massimi del 2018, segnati a gennaio, l’indice Composite è in «rosso» di un quarto. Lo scenario di nuovi dazi al 10% sull’import di un migliaio di beni «made in China» per ulteriori 200 miliardi di dollari, il cui annuncio da parte di Donald Trump viene dato come imminente, ha causato oggi un altro smottamento. Il benchmark della Borsa di Shanghai ha chiuso oggi in calo dell’1,11%, quanto basta per battere i minimi del 2016 e andare a quelli di fine 2014. I mercati azionari cinesi, dopo aver riaffidato al Giappone lo scettro di seconda piazza finanziaria mondiale appena a giugno, hanno proseguito il trend ribassista valendo ora nel complesso cinque volte la capitalizzazione di Apple.

Al picco del 2015, infatti, i listini del Dragone valevano oltre 10.000 miliardi di dollari, quasi dimezzati adesso a circa 5.800 miliardi, vale a dire 5,3 volte i circa 1.000 miliardi della Casa di Cupertino. L’outlook non è affatto promettente: «Abbiamo sempre mantenuto la posizione che gli unici mezzi corretti per risolvere le dispute commerciali sono il dialogo e le consultazioni su basi paritarie e con reciproci rispetto e fiducia», ha detto oggi il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang, promettendo misure «necessarie» in risposta alle azioni Usa. «Non è nulla di nuovo da parte Usa provare l’escalation della tensione al fine di guadagnare vantaggi al tavolo negoziale», ha tuonato il Global Times, tabloid nato dal Quotidiano del Popolo, voce del Pcc. «Guardiamo avanti a un contrattacco più bello e terremo in piedi le pene patite dagli Usa», si legge ancora nel commento di oggi. L’ex ministro delle Finanze riformista Lou Jiwei, ora a capo del National Council for Social Security Fund, ha suggerito misure drastiche come le limitazioni all’export di beni quali materie prime e componenti primari per la catena produttiva Usa, intervenendo ieri a un evento a Pechino. Trump ha chiesto alla Cina il taglio del surplus commerciale di 375 miliardi di dollari nel 2017, la fine del saccheggio di tecnologie e proprietà intellettuale americane, e lo stop ai massicci sussidi pubblici all’industria hi-tech. Pechino ha concesso solo l’acquisto di ulteriori beni, tenendo fermo il «made in China 2025», l’ambizioso piano per fare del Dragone il leader mondiale in settori come intelligenza artificiale, big data, auto elettriche e a guida autonoma.

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