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Dopo cento anni Magneti Marelli diventa giapponese

Roma - Un’altra azienda storica di eccellenza, sinonimo di “Made in Italy”, se ne va: è una vera notizia per il mondo dell’industria, e in particolare dell’auto.

Roma - Un’altra azienda storica di eccellenza, sinonimo di “Made in Italy”, se ne va: è una vera notizia per il mondo dell’industria, e in particolare dell’auto, l’acquisizione di Magneti Marelli da parte di un’azienda giapponese di notevole spessore, la Calsinic Kansei. Valore dell’operazione: 6,2 miliardi di euro. La società nipponica garantisce comunque la volontà di mantenere le attività in Italia e i livelli occupazionali. Magneti Marelli è una multinazionale italiana, che ha impianti produttivi in quattro continenti nel mondo, i più importanti si trovano in Italia (che è il paese con maggior concentrazione), ma è presente anche in Argentina, Brasile, Cina, Corea, Francia,Germania, Giappone, India, Malaysia, Messico, Polonia, Repubblica Ceca, Russia, Serbia, Slovacchia, Spagna, Stati Uniti, Turchia.

La fondazione dell’azienda risale al 1919, col nome di F.I.M.M. - Fabbrica Italiana Magneti Marelli, frutto di una joint-venture tra la FIAT e la Ercole Marelli. Il suo primo stabilimento era localizzato a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, ed iniziò come produttrice di magneti destinati sia all’aviazione, sia ai motori a scoppio automobilistici e motociclistici. Dopo un inizio dedicato alla componentistica per auto, le attività si ampliarono presto sia in campo internazionale con l’apertura di sedi a Parigi, Londra e Bruxelles, sia nel diversificare la produzione agli impianti di illuminazione e di avviso sonoro per veicoli, sia nel campo della costruzione di apparecchi radio e tv con la creazione della RadioMarelli e della Fivre (Fabbrica Italiana Valvole Radio Elettriche). Nel corso della sua storia ha fabbricato alternatori, batterie per auto, bobine, centraline,navigatori, quadri di bordo, sistemi elettronici, sistemi di accensione, sistemi di scarico esospensioni per auto e motoveicoli. La crisi arrivò con la seconda guerra mondiale quando i bombardamenti distrussero i più importanti stabilimenti. La ripresa vera ci fu invece nel 1967 quando la Magneti Marelli acquistò le quote on possesso della Ercole Marelli, divenendo poi quote del gruppo Fiat Chrysler Automobiles.

Magneti Marelli conta 43 mila impiegati, è presente in 21 paesi con 85 unità produttive e 14 centri ricerca e sviluppo. Nel 2017 il suo giro d’affari era di 8,7 miliardi. È più giovane ma ha comunque 80 anni, la Calsinic Kansei, fondata nel 1938, che produce impianti di climatizzazione, compressori e altre parti importanti di veicoli, per un fatturato annuo di 1.050 miliardi di yen (8,9 miliardi di euro). La società impiega circa 22.000 dipendenti ed è una società automobilistica giapponese con 58 centri di produzione distribuiti negli Stati Uniti, Polonia, Corea del Sud, Messico, Romania, Tailandia, Regno Unito, Sudafrica, India, Spagna, Cina, Francia e Malesia. La società nasce dal “matrimonio” tra Calsonic, specializzata in condizionatori d’aria e scambiatori di calore, e il produttore di calibri Kansei nel 1999. Nissan ha aumentato la propria partecipazione nella società dal 27,6% al 41,7% nel gennaio 2005. per poi venderla, nel novembre 2016, alla società di private equity Kohlberg Kravis Roberts, che ha successivamente ottenuto il resto della società anche a febbraio 2017.
L’accordo era già nell’aria, tant’è che una settimana fa, il sindacato metalmeccanico italiano Fiom ha chiesto al governo di Giuseppe Conte di intervenire sulla vendita, temendo che avrebbe avuto un impatto sull’occupazione. Secondo i media italiani, l’accordo tra FCA e KKR, che dovrebbe entrare in vigore nella prima metà del 2019 se convalidato dalle autorità garanti della concorrenza, garantisce il mantenimento del livello di occupazione su Siti italiani. Ma la vendita di Magneti Marelli al gruppo giapponese rappresenta comunque l’ennesimo passaggio di un nuovo pezzo di scelta dell’industria italiana in mani straniere, dopo - tanto per citarne alcuni - l’acquisizione di Pirelli da parte della cinese ChemChina o Italcementi da parte di HeidelbergCement tedesco.

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