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Demolizioni navali e vantaggi finanziari / FOCUS

Durante il 2017 le demolizioni navali sono andate avanti nel mondo al ritmo di circa 3 milioni di tonnellate di portata lorda/mese. L’analisi di Marco Macciò per TTM.

Durante il 2017 le demolizioni navali sono andate avanti nel mondo al ritmo di circa 3 milioni di tonnellate di portata lorda/mese. Dunque, l’anno scorso quasi il 2% dell’intera flotta è uscito di scena diventando rottame.
Nei primi otto mesi del 2018 le cose non sono andate molto diversamente, se dei vari tipi di navi si fa d’ogni erba un fascio. Tutto, però, cambia, se si scompongono le cifre in base al genere di tonnellaggio. Che balza fuori? Fondamentalmente, due cose. Innanzitutto, che per ogni 10 tonnellate di portata lorda rottamate nei primi 2/3 di quest’anno quasi 9 tonnellate erano bulk tonnage. Viceversa, l’anno scorso le navi destinate al trasporto di rinfuse secche, le cisterne e quelle poche unità ancora in servizio adatte alla movimentazione tanto degli oli minerali, quanto del carbone, del minerale di ferro, delle granaglie, ecc. (le cosiddette “combo”) erano un aggregato pari a poco più del 70% dell’intero tonnellaggio trasformato in scrap.
Secondariamente, e qui sta il punto focale, le statistiche 2018 relative al bulk tonnage finora venduto per rottamazione informano che le petroliere rappresentano ben i ¾ del totale, avendo la cosiddetta scrapping activity fatto un balzo all’insù nel caso delle tanker e uno scivolone nel caso delle bulkcarrier. Infatti, quest’anno le demolizioni di petroliere hanno viaggiato al ritmo mensile di 2,1 milioni di tonnellate di portata lorda (cioè una dimensione più che doppia rispetto agli 0,9 milioni registrati in media nel 2017), mentre l’avvio di bulkcarrier ai cosiddetti recycling yard è crollato: 0,3 milioni di tonnellate/mese contro l’1,7 milioni /mese nel 2017. Del resto, perché sorprendersi?
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