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«Il ponte misurerà la capacità di far fronte agli impegni» / INTERVISTA

Genova - La ricostruzione del ponte sarà metafora della capacità di questo Paese di far fronte ai propri impegni». Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, torna a far sentire la sua voce sull’emergenza Genova

Genova - La ricostruzione del ponte sarà metafora della capacità di questo Paese di far fronte ai propri impegni». Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, torna a far sentire la sua voce sull’emergenza Genova. Il numero uno degli industriali rilancia sulla necessità di «fare presto e bene, le ricadute sono gravi non solo per Genova ma per il Paese». E sul “timbro dello Stato” che il governo Lega-Cinquestelle vorrebbe porre sul nuovo ponte, l’affondo è netto: «Manifestazioni ideologiche, strumentalizzazioni pericolose e fuori dalla storia».

“Se fra un anno non ci sarà il ponte sarà colpa di questo governo e non di altri, non sono più all’opposizione ma al governo e devono portare risultati e soluzioni”. Lo ha detto lei, presidente Boccia, il 12 settembre. Sono passati 50 giorni e non si sa ancora chi dovrà rifare il ponte, come, in che tempi. Di chi è la colpa?
«La responsabilità delle scelte, come dicevamo, è di questo governo. Non si tratta di un’opinione ma di un dato di fatto. Dal primo momento abbiamo chiesto che si facesse bene e presto. Non in maniera affrettata, naturalmente, ma in tempi certi perché i cittadini e gli imprenditori di Genova hanno bisogno di conoscere quale potrà essere il loro futuro e assumere in piena coscienza le loro decisioni».

Quali sono le ricadute sul sistema industriale del Nord ovest del crollo del Morandi e delle ripercussioni sul porto di Genova?
«Le ricadute sono molto gravi e non lo scopriamo adesso. Non solo per il sistema industriale e portuale di Genova ma per l’intero Paese dal momento che Genova rappresenta uno snodo fondamentale dei nostri collegamenti e rapporti commerciali con un partner primario come la Francia».

Crede che il lavoro di riscrittura del decreto, con gli emendamenti e l’indicazione del sindaco Marco Bucci come commissario possano portare a un miglioramento della situazione?
«Lo speriamo vivamente. D’altra parte il sindaco Bucci ha mostrato fin dal primo momento di avere le idee chiare. Confidiamo nella sua esperienza perché tempi e modi della ricostruzione corrispondano alle aspettative di una popolazione e di una nazione che non possono essere deluse. La ricostruzione del ponte sarà metafora della capacità di questo Paese di far fronte ai propri impegni».

Nel decreto sono previste misure a sostegno delle imprese genovesi ma relative ad un’area limitata, si poteva fare di più?
«Si può sempre fare di più. Ma l’ottimo è nemico del buono. E la previsione di una zona economica speciale per la zona rossa che comprende il porto della città è una buona notizia. L’importante, adesso, è uscire dall’indeterminatezza e dare ai genovesi prospettive certe di rinascita».

Vi preoccupa che esponenti del governo insistano sulla necessità di “mettere il timbro dello Stato” su un’opera come il nuovo ponte?
«Ci preoccupano tutte le manifestazioni di stampo ideologico. E i tentativi di usare una vera disgrazia come quella del crollo del ponte per strumentalizzazioni pericolose e fuori dalla storia».

Gran parte degli aiuti al porto di Genova sono “rimandati” alla legge di Stabilità, non è un rischio vista la perplessità dell’Europa sulla manovra?
«Sì, questo è un rischio che si sarebbe potuto evitare. È evidente che legare la sorte del ponte all’accettazione della manovra accresce proprio quell’area d’incertezza che si sarebbe dovuta eliminare».

Come legge le polemiche tra il vice-presidente del Consiglio, Luigi Di Maio e il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi?
«Il Quantitative Easing ha avvantaggiato il nostro Paese e da più parti sta arrivando un alert al governo in merito alla debolezza della crescita conseguente alla manovra. Le critiche dovrebbero far riflettere ed evitare errori nonché avere il senso del limite».

L’Italia deve preoccuparsi di una stretta sul credito da parte delle sue banche?
«Questo è un problema con il quale speriamo di non doverci confrontare presto. Il deterioramento dei titoli pubblici detenuti in grande quantità dalle banche italiane e la conseguente erosione del loro capitale anche a seguito dell’aumento dello spread rischiano d’incidere negativamente sulla capacità di erogare credito nei confronti delle imprese e delle famiglie italiane».

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