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Carige, Reichlin se ne va: «Non ci sono più le condizioni»

Genova - Il presidente Pietro Modiano e l’amministratore delegato, Fabio Innocenzi, confermano che prima di tutto riferiranno alle Autorità gli esiti dell’assemblea del 22 dicembre.

Genova - Banca Carige, bocciato l’aumento di capitale, non ha per ora un piano B. Il presidente Pietro Modiano e l’amministratore delegato, Fabio Innocenzi, confermano che prima di tutto riferiranno alle Autorità gli esiti dell’assemblea del 22 dicembre. Almeno la prova dei mercati, con le festività natalizie, è rinviata a giovedì (Borsa Italiana quest’anno resta chiusa anche alla Vigilia fino a Santo Stefano compreso). Il cda, convocato venerdì - prima dell’assemblea - con l’intenzione di fare il punto e valutare i prossimi passi ha in realtà dovuto affrontare l’inaspettato stop al percorso di ristrutturazione, ritenuto credibile dalla Bce tanto da concedere un’estensione al 31 dicembre 2019 al termine per conseguire in modo sostenibile l’osservanza dei requisiti patrimoniali.

Al termine della riunione «riafferma il proprio massimo impegno a tutelare gli interessi dei clienti, degli azionisti e di tutti gli stakeholder della Banca» ma in realtà lo strappo consumato in assemblea da Malacalza, che in tre mesi ha fatto un’inversione a U passando dal dichiarato «faremo la nostra parte» al passo indietro di sabato davanti all’aumento, ha spaccato il board.

Lucrezia Reichlin, vice presidente di Banca Carige, presidente del Comitato nomine e governance, nonchè Membro del Comitato rischi e del Comitato remunerazione (candidata della Malacalza Investimenti), mancando l’appoggio del socio di riferimento si è dimessa e Raffaele Mincione, che all’aumento ha votato a favore, si fa da parte. «Ho accettato quel ruolo per dare un contributo al risanamento della Banca, con l’impegno e la convinzione che lo stesso richiede» spiega Reichlin ma le mutate condizioni non lo consentono più. Ora si guarda alla possibile reazione della Bce e alle prossime mosse di Malacalza.

Nella bozza di decisione notificata all’istituto Bce indicava come condizioni necessarie l’attuazione integrale e puntuale della manovra di rafforzamento patrimoniale e della cessione di asset non core e crediti deteriorati, nonchè l’impegno concreto verso un’aggregazione aziendale. Su questo Innocenzi, lo ha ribadito in assemblea, è al lavoro con Ubs. Ma tornano anche i rumors di una possibile Opa, dei Malacalza o di un fondo internazionale tra quelli che già in passato si erano affacciati alla finestra. Intanto i sindacati non nascondono la loro preoccupazione e il segretario generale della Federazione Autonoma Bancari Italiani, Lando Maria Sileoni chiede l’intervento del Governo e un tavolo di confronto con azienda, sindacati, associazioni consumatori, comune di Genova e regione Liguria per tutelare i 4.300 dipendenti.

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