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«Se ci mettiamo un euro, Carige diventa statale»

Roma - Lo Stato in Carige «non ci mette un euro» ma se dovesse mettercelo allora la banca diventerebbe dello Stato e dei cittadini. Lo ha detto il vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio: «Nessuno pensi - ha affermato - che prima ci mettiamo i solidi pubblici e poi la regaliamo a qualche privato»

Roma - Lo Stato in Carige «non ci mette un euro» ma se dovesse mettercelo allora la banca diventerebbe dello Stato e dei cittadini. Lo ha detto il vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio parlando a Radio anch’io: «Nessuno pensi - ha affermato - che prima ci mettiamo i solidi pubblici e poi la regaliamo a qualche privato. Cosi è stato fatto dai precedenti governi. Abbiamo salvato - ha detto - i correntisti e i risparmiatori. Abbiamo fatto un decreto con un’ipotetica garanzia per aiutare i risparmiatori e i correntisti. Se qualcuno la compra prima lo Stato non ci metta un euro e quella è una soluzione di mercato. Se lo Stato ci mette anche solo un euro la banca diventa dello Stato e dei cittadini. La useremo per fare credito alle imprese e mutui alle famiglie».


«MA NON CI SARÀ NAZIONALIZZAZIONE»

Mentre imperversa la polemica politica sul decreto salva-Carige licenziato lunedì, con il governo diviso tra nazionalizzazione dura e pura con messa all’indice dei debitori (Di Maio); nazionalizzazione imminente «che però dipende anche da Commissione Ue e Bce» (Giorgetti) e nazionalizzazione temporanea (Tria), i commissari della banca genovese scommettono sul contrario, spiegando che lo strumento messo a punto a Roma è sì fondamentale per dare sicurezza all’istituto e tranquillizzare i correntisti, ma che ora «non è sul tavolo», e anzi sono pronte le date per l’uscita del piano industriale. A margine dell’annuncio del rinnovo, da parte della Regione Liguria, dell’affidamento del servizio di Tesoreria a Carige (ottenuto tramite bando: il governatore Giovanni Toti avvisa che Genova «non sarà un laboratorio per politiche stataliste»), i commissari Pietro Modiano e Fabio Innocenzi (il terzo, Raffaele Lener, al telefono) fanno il punto su cosa si sta muovendo in ciò che loro definiscono un «periodo di transizione» tra il commissariamento della banca deciso a inizio anno dalla Bce (a seguito dello stop del primo azionista Malacalza Investimenti all’aumento di capitale) e l’aggregazione dell’istituto genovese a un’altra banca.


PIANO ENTRO IL 26 FEBBRAIO

La messa a punto del piano industriale, prevede Innocenzi, sarà comunque entro il 26 febbraio, data dopo la quale saranno sollecitate le manifestazioni di interesse di soggetti interessati ad aggregare Carige: «Con l’advisor stiamo predisponendo il materiale». Il nodo più duro è quello di 3,6 miliardi di crediti deteriorati. I commissari intendono liberarsene velocemente, anche entro la presentazione del piano. Innocenzi individua «sotto il 10%» il livello dei deteriorati nel rapporto con il totale degli impieghi: obiettivo «è cedere almeno 1,5 miliardi lordi».


L’OBBLIGAZIONE GARANTITA

Nel decreto del governo però non c’è solo l’extrema ratio dell’ingresso statale, ma anche la possibilità di copertura, da parte dello Stato, dell’emissione di una nuova obbligazione: è proprio su quest’ultima ipotesi che si concentra l’attenzione dei commissari. Ancora da definire la dimensione del bond, ma le tempistiche sono strette, perché - spiega Innocenzi - in due o tre giorni Carige vuole capire l’istanza applicativa del decreto e da lì decidere come muoversi.


FITD, TRATTATIVA IN SALITA

Intanto è però a un punto fermo la trattativa per rivedere il tasso (16%) che Carige deve pagare al Fondo interbancario (Fitd) per il bond subordinato da 320 milioni che oggi garantisce il rispetto da parte dell’istituto dei requisiti patrimoniali richiesti dalla Banca centrale europea: «Abbiamo fatto qualche riflessione ma non c’era nessuna decisione in previsione» spiega il presidente del Fitd, Salvatore Maccarone al termine della riunione a Milano del consiglio dello Schema volontario, braccio operativo del Fondo, che materialmente ha sottoscritto l’obbligazione Carige. Secondo fonti Radiocor, il Fitd alla fine non concederà la revisione, perché le incognite sulla banca fanno del 16% il tasso di mercato, e perché l’assemblea dello Schema potrebbe fare resistenze sulla modifica di un contratto sottoscritto solo un mese fa. D’altro canto la riduzione del tasso di rendimento è solo una delle ipotesi, dice Innocenzi.


IL GIUDIZIO DI S&P

Il decreto, scrive l’agenzia di rating Standard & Poor’s, «conserva la stabilità finanziaria» di Carige e dà tempo agli amministratori per lavorare, ma azionisti e obbligazionisti «rimangono altamente esposti alle perdite anche con una ricapitalizzazione precauzionale: il regolatore potrebbe svalutare gran parte degli strumenti finanziari e bloccare i pagamenti di cedole e dividendi».

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