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Salini punta 225 milioni su Astaldi per il super-polo delle costruzioni / FOCUS

Milano - Salini Impregilo sarà il cavaliere bianco del salvataggio di Astaldi.

Milano - Salini Impregilo sarà il cavaliere bianco del salvataggio di Astaldi. Il gruppo delle costruzioni ha presentato un’offerta per il general contractor romano, con un aumento di capitale da 225 milioni che la farebbe salire al 65% del capitale di una società senza debiti. Ma è un’offerta condizionata all’arrivo «di coinvestitori di lungo periodo» e «alla disponibilità delle banche di concedere linee di credito» ad Astaldi.

Il progetto ha ricevuto l’ok del cda di Astaldi che l’ha inserita nella proposta concordataria per il Tribunale di Roma. La Borsa ha benedetto l’unione: Astaldi ha chiuso con un balzo del 15% a 0,79 euro, seguita a ruota da Salini Impregilo (+10,46% a 2,06 euro). Quella di Salini vuol essere una «operazione di sistema» per creare un grande player italiano da 33 miliardi di commesse e 45 mila dipendenti, che consolidi il settore delle costruzioni, in crisi nera. Una simile ambizione, unita alla precondizione di investitori di lungo periodo, tirano direttamente in campo la Cdp. La cassa ha detto che valuterà un’operazione complessiva sul comparto, a patto che non sia un’azione “spot” per salvare un singolo soggetto. Se questa condizione si verificasse, Cdp potrebbe dare un supporto. Nulla di vincolante quindi, ma di fatto un’apertura, anticipata dall’ad Fabrizio Palermo: «Il nostro eventuale coinvolgimento - ha detto in un’intervista - può avere significato solo nell’ambito di una operazione di sistema, insieme a banche e partner industriali».

Nel dettaglio, lo schema dell’operazione delineato nella proposta concordataria di Astaldi prevede che alcuni asset non-core come le concessioni (tra cui il terzo ponte sul Bosforo, l’autostrada Gebze-Orhangazi-Izmir o l’aeroporto di Santiago) confluiscano in un veicolo la cui liquidazione è destinata al ristoro dei creditori. I crediti inoltre saranno parzialmente convertiti in azioni (con una recovery del 28-32%), così i creditori chirografari dopo l’aumento avranno il 28,5% del capitale di Astaldi. Salini, grazie all’apporto dei 225 milioni, avrà appunto il 65%; i vecchi azionisti si diluiranno al 6,5%. L’ad Pietro Salini ha spiegato che se l’offerta andrà in porto ci sarà un cambio della governance che vede ora Paolo Astaldi alla presidenza. L’iniezione di liquidità servirà a pagare i debiti privilegiati e prededucibili (come il finanziamento da 75 milioni di Fortress) e avviare il piano di continuità. Salini entrerebbe così in una società senza debiti mentre un Chief Restructuring Officer vigilerà in Astaldi sull’esecuzione del piano.

È quindi un piano in progressione, condizionato all’arrivo di co-investitori e alla disponibilità delle banche di aprire linee di credito. Forte però delle aperture di banche e Cdp Astaldi ora sottoporrà la proposta al Tribunale. Se sarà ammessa, dovrà avere il gradimento dei creditori. Poi l’iter di omologa giudiziale, attesa nel 2020. «Se ci sarà la possibilità di favorire una soluzione di sistema, noi daremo il nostro supporto» ha detto Mauro Micillo, ad di Banca Imi (del Gruppo Intesa, tra i creditori di Astaldi).
Più attendista il Comitato che rappresenta una parte dei possessori degli 890 milioni di obbligazioni Astaldi: vuole valutare l’effettivo ammontare e i tempi del recupero offerto.

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