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Ansaldo-Gazprom Bank: patto per costruire turbine in Russia

Genova - Al vaglio dell’Antitrust l’accordo milionario che coinvolgerà la Rep Holding a San Pietroburgo. Zampini: «Ora opportunità anche per il settore nucleare».

Genova - È arrivato all’ultima curva il maxi-accordo tra la genovese Ansaldo Energia (controllata al 60% da Cdp Equity, società della Cassa Depositi e Prestiti e al 40% dal gruppo cinese Shanghai Electric) per la costruzione di turbine in Russia, anticipato dal Secolo XIX un anno fa. Parlando al terzo seminario italo-russo a Genova, l’amministratore delegato Giuseppe Zampini ha svelato i dettagli dell’operazione: lo stabilimento a San Pietroburgo sarà gestito insieme a Rep Holding (gruppo metalmeccanico che controlla la società Ojsc) e controllato dalla statale Gazprom Bank, terzo istituto di credito in Russia per asset gestiti. Il patto tra le due società, ancora vincolato al via libera dell’Antitrust russa, vale «svariate decine di milioni di euro», rafforza la presenza dell’Ansaldo nel Paese (dove opera da 13 anni) e «non sottrarrà lavoro allo stabilimento genovese» chiarisce Zampini. L’operazione è in linea con le ambizioni di Mosca, che su determinati comparti preferisce partnership sul territorio piuttosto che importazioni per favore il trasferimento di conoscenze tecniche. Tuttavia, «quando Ansaldo si muove non lo fa mai per una singola cosa - specifica Zampini -. Per questo stiamo cercando di sviluppare degli accordi anche sul nucleare, che potrebbero rappresentare un’opportunità per diverse piccole e medie imprese genovesi». La Russia infatti ha vinto una serie di appalti per la costruzione di centrali nucleari in Finlandia, Ungheria, Turchia, Cina. Ma specie per quanto riguarda i contratti in Unione europea, potrebbero essere utili una serie di conoscenze sul fronte della progettazione che oggi sono detenute anche dalle aziende di progettazione liguri che gravitano intorno ad Ansaldo Nucleare, controllata di Ansaldo Energia.

L’annuncio di Zampini arriva in un momento di contrazione dei rapporti commerciali tra il Paese e la Liguria, come ricordato da Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa Russia e dell’Associazione Conoscere Eurasia che ogni anno organizza il seminario italo-russo a Genova: «Nei primi 9 mesi del 2018 - spiega Fallico - l’interscambio Russia-Liguria è sceso del 35%, a 91,7 milioni di euro, con entrambe le voci della bilancia commerciale in negativo. Un andamento peraltro confermato a livello nazionale - precisa Fallico -. Nel 2018 le esportazioni italiane verso Mosca sono calate del 4,5% rispetto all’anno precedente, assestandosi a poco più di 7,6 miliardi di euro. Si tratta di un indicatore di stagnazione delle relazioni che va ben oltre il problema delle sanzioni: c’è ancora molto da fare in un contesto in cui le potenzialità di business sono molto elevate».

Nonostante la situazione di raffreddamento (anche politico) con la Russia, ieri l’ambasciatore in Italia Sergey Razov ha specificato che «se le autorità italiane ne desiderino fare richiesta, possiamo mettere a disposizione i nostri esperti di sismica e statica per l’emergenza del Ponte Morandi, come già il nostro Paese aveva fatto nel 2016 in occasione del sisma in Centro Italia».

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