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«Bail-in, un principio sbagliato: tradita la fiducia di chi risparmia» / INTERVISTA

Genova - Ennio Doris: «Una banca può avere tutta la patrimonializzazione che vuole, ma se perde i clienti chiude. Con Etruria, Chieti, Ferrara e Marche abbiamo fatto un errore grave sacrificando gli obbligazionisti subordinati».

Genova - «Una banca può avere tutta la patrimonializzazione che vuole, ma se perde i clienti chiude. Con Etruria, Chieti, Ferrara e Marche abbiamo fatto un errore grave sacrificando gli obbligazionisti subordinati, una scelta sbagliata che ha generato il panico e i cui effetti si sono propagati anche altrove». Ennio Doris, fondatore e presidente di Mediolanum, in questa intervista al Secolo XIX-The MediTelegraph si conferma un banchiere poco finanziario e molto vicino all’economia reale. Un uomo capace di spiegare cose complicate in maniera semplice.

Per il 2019 Banca Mediolanum si pone obiettivi di raccolta migliori del 2018.
«I risultati 2018 sono stati ottimi perché, pur essendo inferiori al 2017, siamo diventati i leader nella raccolta del risparmio gestito. Per il 2019 siamo positivi».

Nel 2018 l’utile netto è però diminuito.
«Sarebbe stato più alto dell’anno precedente se non avessimo avuto una transazione finanziaria e la svalutazione del bond sottoscritto per Carige. Il dividendo è comunque rimasto inalterato».

Rispetto ai 320 milioni sottoscritti dallo Schema Volontario, il vostro contributo è stato di circa 7 milioni. Perché avete svalutato interamente?
«Preferiamo essere prudentissimi, avere una sopravvenienza attiva domani se le cose andranno meglio, piuttosto che mantenere un valore dubbio. Quando abbiamo sottoscritto il bond avevo già in mente che avremmo svalutato, ma dobbiamo evitare altri incidenti per i risparmiatori, anche se è per salvare un concorrente».

Ottimista su Carige?
«I problemi si risolveranno. Deve essere messa in condizione di aggregarsi con un’altra banca. Ma la paura deve cessare. Perché puoi avere tutta la patrimonializzazione che vuoi, ma se perdi i clienti chiudi. Per capire la crisi di Carige bisogna capire la crisi del sistema».

Riassumiamola.
«L’Italia è un Paese bancocentrico, le imprese sono finanziate al 90% dalle banche, il contrario di quanto accade negli Stati Uniti. La crisi dell’economia reale, grave perché molto lunga, si è trascinata dietro gli istituti di credito. Tra il 2011 e il 2016 le banche hanno perso 70 miliardi».

E qualche istituto non è sopravvissuto.
«L’errore grave è stato fatto con Etruria, Chieti, Ferrara e Marche. Il sistema ha speso 3,7 miliardi per salvare i clienti, ma abbiamo sacrificato gli obbligazionisti subordinati, gli istituzionali potevano anche essere sacrificati, ma i privati no. Quando 11 mila persone si sono sentite dire che avevano perso tutto (347 milioni, 30mila euro a testa) sono scese in piazza e si è diffuso il panico. E i clienti sono scappati. Se avessimo messo 4 miliardi anziché 3,7 non si sarebbe generato il panico, i clienti non sarebbero scappati, le 4 banche non sarebbero state vendute a 1 euro, avremmo recuperato molto di più dalla vendita e l’onda del panico non avrebbe raggiunto le Venete. Il bail-in è un principio sbagliato: il cliente della banca fornisce i soldi alla banca, ma non può essere trattato come un fornitore di impresa. Il deposito è sacro, deve esserlo, sennò perdi la fiducia».

Non avete mai partecipato al risiko bancario.
«E non lo faremo. Comprare banche significherebbe dover chiudere filiali. C’è un profondo cambiamento in corso, con il telefonino fai tutte le operazioni che vuoi. Ci sono 20 mila banche analogiche nel mondo, tra 20 anni ne sopravvivranno alcune dozzine digitali».

Però l’elemento umano non lo avete eliminato nemmeno voi.
«No, anzi. Il family banker è disponibile 24 ore su 24, sette giorni su sette. Tra qualche anno la gente avrà la banca in tasca, senza costi, e farà da sola. Ma il professionista bancario resterà come resta il medico: se ho mal di testa vado a comprarmi un analgesico in farmacia, ma se ho qualcosa di più serio di un mal di testa vado dal medico, non mi metto di certo a cercare la cura da solo su internet».

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