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«Mediterraneo, non facili i prossimi anni»

Roma - La Difesa italiana «continuerà a promuovere tutte le iniziative per orientar e rafforzare l’Alleanza atlantica verso il Mediterraneo e il Medio Oriente»: così il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, in occasione dei 70 anni della Nato

Roma - La Difesa italiana «continuerà a promuovere tutte le iniziative per orientare e rafforzare l’Alleanza verso il Mediterraneo e il Medio Oriente al fine di affrontare, in modo sistemico, le continue crisi e la perdurante instabilità in tale regione, così come la minaccia del terrorismo e dell’estremismo violento». Il fianco Sud e il Mediterraneo sono «un’area di grande interesse strategico nella quale operare con continuità ed efficacia. È da qui che provengono, attualmente, le minacce più dirette alla sicurezza dei nostri cittadini, quali terrorismo ed estremismo violento, traffici illegali di ogni genere, tratta di esseri umani, proliferazione e commercio di armi. I prossimi anni, come quelli passati, non saranno facili. Saremo chiamati ad affrontare nuovi e probabili cambiamenti nello scenario internazionale. Ci saranno nuove incertezze e nuove realtà con cui fare i conti. Ma l’Alleanza Atlantica continuerà ad essere forte e coesa, perché è fondata su valori che uniscono i nostri Paesi, sulle due sponde dell’Atlantico». Lo scrive il ministro della Difesa Elisabetta Trenta sul mensile Formiche in occasione del 70esimo anniversario dell’istituzione della Nato. In questo contesto specifico di aree più critiche, per il ministro assume «particolare importanza» il rafforzamento dell’hub per il Sud, che ha il suo cuore a Giugliano dove c’è il Nato Strategic Direction-South (Nsd-s/hub). In occasione della visita compiuta in quel sito, «ho espresso la mia soddisfazione per l’approvazione della Nato della proposta italiana circa l’avvio di un modello di studio delle nuove minacce che arrivano dal Mediterraneo». La costituzione dell’Hub di Napoli, è la prova che l’Alleanza atlantica guarda anche a quell’area. Trenta aggiunge che «l’Italia continuerà a sostenere con forza, in ambito alleato, la necessità di una Nato capace di guardare e intervenire per fronteggiare tutta la gamma dei rischi. Il nostro Paese continuerà, come sempre, ad essere parte attiva e propositiva nell’Alleanza; continuerà ad onorare gli impegni assunti e ad aggiornare le proprie capacità di difesa in coerenza con tali impegni». Il ministro ricorda inoltre che dalla caduta del muro di Berlino in poi, la Nato ha progressivamente perso la propria caratteristica di «alleanza difensiva» per orientarsi sempre più come «un ambito di collaborazione militare tra Paesi aderenti. È stata superata la contrapposizione con il Patto di Varsavia e con l’Unione Sovietica, e la Nato ha rapidamente adattato la sua postura alla nuova realtà geostrategica.

Da struttura necessariamente rigida, capace di svolgere al meglio il compito di difendere militarmente i suoi membri da una minaccia ben definita, si è trasformata in strumento d’azione a largo spettro, capace di gestire le crisi e la conflittualità del nuovo ordine mondiale». In linea generale, la Nato «rimane ancora oggi l’organizzazione di riferimento per garantire un’adeguata cornice di sicurezza all’intera regione euro-atlantica, per esercitare la dissuasione, la deterrenza e la difesa militare contro qualunque minaccia». L’Italia - aggiunge Trenta - «è stata pienamente partecipe di ogni fase storica e di ogni evoluzione della Nato, fin dalla sua fondazione. Il nostro Paese contribuisce alle diverse iniziative dei tre Core Tasks in materia di Difesa collettiva, Gestione delle crisi e Sicurezza cooperativa. Per poter assolvere a tali compiti, la Nato dovrà mantenere adeguate capacità tecnologiche e operative degli strumenti militari dei Paesi membri, anticipare e prevenire le crisi e garantire la difesa collettiva». In questo ambito, si collocano la strategia di cooperazione con le organizzazioni internazionali, con l’Unione europea e le iniziative a favore di Paesi partner e alleati. L’Alleanza ha identificato le caratteristiche strategiche che dovranno essere soddisfatte dalle forze armate dei Paesi membri, «inclusa la capacità di integrarsi in maniera strutturata e standardizzata con le componenti non-militari per operazioni Non-Combat e a supporto della resilienza civile attraverso il così detto paradigma del multi-purpose by design». E questo costituisce il processo di sviluppo di capacità militari a molteplice scopo, «un settore questo in cui la nostra industria - rileva il ministro della Difesa, nel recepire i requisiti operativi dei nostri Stati maggiori, è già riconosciuta in tutto il mondo».

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