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Caso Algeria, assolti Eni e Scaroni / FOCUS

Milano - Il Tribunale di Milano ha assolto l’Eni e l’ex ad, Paolo Scaroni, nel processo su presunte tangenti pagate in Algeria per lo sfruttamento di giacimenti petroliferi.

Milano - Il Tribunale di Milano ha assolto l’Eni e l’ex ad, Paolo Scaroni, nel processo su presunte tangenti pagate in Algeria per lo sfruttamento di giacimenti petroliferi.

Scaroni era accusato di corruzione internazionale aggravata dalla transnazionalità, mentre la società Eni rispondeva per la violazione della legge 231 del 2001 sulla responsabilità delle società per i reati commessi dai propri dipendenti. Assolto anche l’ex responsabile di Eni per il nord Africa, Antonio Vella. I giudici della quarta sezione penale di Milano (presidente Giulia Turri) hanno, in sostanza, confermato la pronuncia del gup Alessandra Clemente che, nell’ottobre del 2015, aveva prosciolto Scaroni, Vella ed Eni. «L’assenza di ogni prova circa l’egemonia di Scaroni su Saipem - scriveva il gup nelle motivazioni - mina fin dall’inizio la teoria accusatoria dell’accordo corruttivo unico». Quella sentenza era stata poi annullata dalla Suprema Corte nel febbraio del 2016 e Scaroni, Vella ed Eni erano di nuovo passati dal giudizio di un gup che li aveva mandati a processo. Al centro del processo, una presunta tangente da quasi 198 milioni pagata in più tranche al ministro algerino dell’energia Khelil Chiekib e al suo entourage per sfruttare i giacimenti in Algeria.

Nel processo in cui sono stati assolti Eni e il suo ex ad Paolo Scaroni, i giudici del Tribunale di Milano hanno inflitto sei condanne a persone fisiche e una alla società Saipem. Quella più alta a 5 anni e 5 mesi è toccata al presunto intermediario delle tangenti, Farid Nourredine Bedjaoui. A 4 anni e nove mesi sono stati condannati Pietro Varone, all’epoca dei fatti direttore delle attività operative di Saipem e l’ex presidente di Saipem, Pietro Tali. Infine, 4 anni e un mese sono stati inflitti all’ex direttore delle attività operative di Saipem, Alessandro Bernini, a Samyr Ouraied, fiduciario di Bedjaoui, e a al presunto riciclatore delle mazzette, Omar Habour. Disposta inoltre nei confronti di Saipem la confisca di 197 milioni considerato il «prezzo del reato», ossia la presunta tangentep agata in più tranche al ministro algerino dell’energia, Khelil Chiekib, e al suo entourage per sfruttare i giacimenti in Algeria.
In particolare, la tangente, secondo il capo d’imputazione in parte non riconosciuto dai giudici, sarebbe stata pagata dagli imputati per far ottenere a Saipem sette contratti dell’importo complessivo di oltre 8 miliardi di euro «secondo criteri di mero favoritismo, in violazione delle procedure di assegnazione e dei criteri di economicità» e ad Eni «l’autorizzazione del Ministro ad acquistare la società First Calgary Petroleoums, titolare dei diritti per lo sfruttamento del giacimento petrolifero MLE (Medgaz Ledjmet East). Saipem è stata anche condannata per la violazione della legge 231 del 2001 a una sanzione di 400 mila euro. Scaroni e Vella sono stati assolti in parte “perché il fatto non sussiste” e in parte “per non avere commesso il reato”.

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