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Presentato a Ravenna il progetto East Med Gas

Ravenna - «Questa è finalmente l’occasione per presentare il mostro di Loch Ness, che tutti conoscono e nessuno ha mai visto». Lo dice Pierre Vergerio, Executive Vice President Gas Midstream del gruppo Edison

Ravenna - «Questa è finalmente l’occasione per presentare il mostro di Loch Ness, che tutti conoscono e nessuno ha mai visto». Pierre Vergerio è Executive Vice President Gas Midstream del gruppo Edison, la società oggi più attiva in Italia nel settore del gas, considerata dagli esperti la fonte di approvvigionamento energetico “di transizione” più sfruttabile in vista di un futuro a emissioni zero. Il “mostro” presentato all’Omc di Ravenna è il progetto East Med Gas, pensato per portare in Italia il metano estratto dai nuovi maxi-giacimenti di recente scoperta nel Mar Mediterraneo Orientale, nelle acque tra Egitto e Israele.

L’Italia quindi come porta del gas nel Nord Africa, sia come Paese consumatore, sia come eventuale ri-esportatore verso l’Europa centrale. Edison ha avviato con il gruppo Pir la realizzazione di un terminale di rigassificazione a Ravenna, con tanto di bettolina che farà approvvigionamento del gas in arrivo dall’Atlantico e stoccato a Barcellona: «Abbiamo in corso progetti a Brindisi, e anche in Sardegna, dove al momento ci siamo fermato perché il mercato risulta troppo ridotto». Lo studio di fattibilità del progetto East Med è già stato finanziato dall’Unione europea, e intorno al suo sviluppo si è creato un forum tra Israele, Egitto, Giordania, Palestina, Cipro e Grecia: inzialmente c’era anche l’Italia, ma dopo l’ultima riunione di Tel Aviv a gennaio - alla quale partecipò anche il Segretario di Stato Usa, Mike Pompeo - il Belpaese si è defilato. In effetti, East Med, la condotta lunga 730 chilometri che passa nelle acque di Cipro e sotto al Peloponneso, dovrebbe essere collegato all’Italia attraverso Poseidon, gasdotto Grecia-Italia che dovrebbe sbucare a Otranto: se gli Usa, a parere di Vergerio, possono garantire il passaggio della condotta attraverso le acque cipriote contese dalla Turchia, sull’Italia sono evidenti le difficoltà, in un periodo come questo, a portare avanti un nuovo progetto di infrastruttura energetica in Puglia, dopo le dure contestazioni al governo dei Comitati del No per effetto del via libera al gasdotto Tap: dato politico che all’Omc non viene mai esplicitato, ma solo sfiorato.

Le strade sin qui valutate per portare in Europa il gas dei giacimenti del Mediterraneo Orientale sono due: la rigassificazione e il gasdotto. Sulla prima ipotesi però, dice Vergerio «i dati di mercato oggi non ci assicurano che il gas estratto in quell’area possa essere convenientemente portato in Europa, perché il trasporto stesso ha bisogno di un ritorno: per un vettore potrebbe essere addirittura più conveniente portare il carico in Asia». L’infrastruttura invece costerebbe, secondo una stima di Vergerio, circa 6,2 miliardi di dollari, e garantirebbe la consegna del gas a circa 3,5 dollari per milione di btu (British Termal Unit, 3412 Btu equivalgono a un Kilowattora), prezzo considerato competitivo rispetto all’approvvigionamento di gas russo dal Nord Europa, appesantito dai diritti di transito dei vari Paesi e garantito dall’effettiva capacità dei giacimenti, stimata in almeno 10 miliardi di metri cubi l’anno. «Per i prossimi 10 anni - stima Vergerio - il fabbisogno dell’Italia si attesterà sui 70 miliardi di metri cubi l’anno. Si tratta di una media, ma credo sia attendibile: e sarà determinata dall’uscita del carbone dal mercato e dal cambio delle fonti di approvvigionamento». Ma il gas rimarrà sempre l’energia della transizione: pagarlo meno, è l’idea di Edison, darebbe una mano all’impresa italiana.

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