SERVICES

Marginalità: è il destino sociale della Liguria dei porti

In principio era il Porto, e il Porto era Dio. Oggi Genova e Savona sono equiparate a Manfredonia, strangolate dalla burocrazia alimentata da una dolosa riforma. Svuotate, appiattite, costrette a cantare e a portar la croce senza alcuna autonomia decisionale. Non basta nemmeno più una legge speciale con cui il governo riconosca ai due porti lo status di sistema strategico su cui l’Italia punta per crescere e recuperare traffici. Una soluzione ragionevole sarebbe l’attribuzione all’Autorità di sistema portuale di poteri straordinari. Per consentire al presidente di intervenire e decidere a tutto campo, sui fronti del lavoro, delle imprese e dei business. Per sottrarlo allo stillicidio dei condizionamenti da bazar levantino e delle pressioni politiche da basso impero. Per confermare che Genova è l’unico porto europeo al servizio del continente.

Oggi la nuova Authority è un ente economico di sviluppo solo sulla carta, ma in realtà scandalosamente sottoposto all’Istat, cioè a rigide forme di contabilità pubblica su acquisti, assunzioni e appalti. Paolo Signorini, che dei due porti è presidente, non dispone di poteri concreti. Non può, ad esempio, rivisitare statuti ostili al mercato come quello dell’Aeroporto spa. O far saltare accordi di programma (Cornigliano) per recuperare aree preziose per la logistica e il territorio. Non ha titolo per acquistare le parti non demaniali dello stabilimento Piaggio e collocare sul mercato l’area unificata, non guardando al solo profitto ma al bene comune per l’economia e il lavoro. Impensabile che tra le pieghe della Brexit possa cogliere ricche opportunità, convincendo i colossi del brokeraggio assicurativo ad insediarsi sotto la Lanterna. Non può scegliersi collaboratori né dettare le regole del gioco. L’uomo che rappresenta il principale porto italiano cammina a cavallo delle banchine disseminate di mine anti-uomo con il cerino in mano. Perché il regime omologato frantuma le grandezze di scala, mette sullo stesso piano terminal che movimentano quasi 4 milioni di container l’anno e approdi che non ne contano 100 mila, cataloga il lavoro portuale senza distinzioni.

Chi tiene in scacco Genova nell’omertà più assoluta, consentendo il perpetuarsi dell’immobilismo consociativo e parassitario e del potere della burocrazia? Hanno copiato, frugato, saccheggiato, forse avvelenato i segreti più preziosi del porto e di loro sappiamo che il capolinea sta a Roma e che il rapimento dei codici di programmazione del sistema ligure potrebbe rivelarsi una minaccia letale. Nel vuoto assoluto di idee, sostegni e contributi da parte della politica locale, la nuova Autorità sembra incapace perfino di dotarsi di un board (l’ex Comitato portuale) adeguato e consono ai problemi e al mercato. In compenso il pressing sulla presidenza è asfissiante. Perché gli obiettivi dello stesso retrobottega della politica non sono la plurivelocità della nuova Europa, l’integrazione nello scenario Reno-Alpi in nome della crescita e della competitività ma solo piazzare questo o quell’altro professionista di fiducia tra gli ingranaggi del mausoleo di Palazzo San Giorgio. L’arretratezza delle infrastrutture è ormai un alibi. E il dramma dello shipping allo stremo sembra un problema che interessa i marziani, non la Liguria. Eppure i conti di Maersk fanno impressione, il disastro Hanjin dimostra che anche i colossi non sono mai troppo grossi per non essere lasciati fallire, la tedesca Commerzbank AG e la HSHNordBank si sono dissanguate prestando soldi alle compagnie marittime.

La realtà è che a questa parte di Genova che conta, importano ben poco le leggi speciali o i poteri straordinari concessi al porto e al suo presidente. Probabile che abbia già scelto di restar fuori dal disegno europeo di sviluppo in nome della decrescita e del mantenimento di locali privilegi. E che abbia anche rinunciato a costituire su queste banchine di Genova e Savona la base a sud del corridoio del Gottardo. Nessuna alleanza economica e culturale per riconquistare i business della pianura padana, destinati a gravitare sempre più sulla Lombardia e sul Nord Europa. Competitività, crescita e regole sono altrettante bestemmie. E’ l’autoprotezionismo dei privilegi di pochi. Frenare e invertire la rotta è possibile. Con interventi speciali. Ma la sensazione sempre più pesante è che scrivere su Genova sia un po’ come scommettere, alle corse, su un cavallo zoppo: inutile sprecarci inchiostro. E poi per parlare a chi? Non certo ad amministratori afoni, impalpabili, che non si preoccupano neppure più di rispondere a un codice etico stabilito dal loro partito o dal loro Capo ma seguono copioni individuali composti dall’incompetenza, dall’inutilità, dall’arroganza, dalla supponenza, dagli interessi personali.

E i genovesi? Ormai sono abituati ad attraversare campi minati, scavalcare fili spinati, attendere inutilmente autobus sgangherati, perdere giornate incolonnati sulle auto ai caselli, annusare olezzi da latrina. Un suk di assuefatta disperazione. Chi si ricorda che questa città ha bisogno di idee e progetti? Chi si preoccupa del fatto che esiste anche una città dove invisibili presenze senza nome costruiscono rifugi e rovistano tra rifiuti? Continuiamo ostinati a domandarci: sarà ancora possibile disegnare un modo diverso di essere vivi?

SCRIVI UN COMMENTO

Commenti inseriti: 300 — pagina 1 di 12

Spedito da: Genova Pubblicato il: 22 marzo 2017 alle 19:18

G. Merello

SUPERBACINO GALLEGGIANTE PER SALVARE LE RIPARAZIONI? - DUE

Caro Timoniere, mi permetto riprendere un argomento del quale 9 giorni fa hai promesso di interessarti, e sul quale secondo me peggior rischio è cada il silenzio..tombale.
Ne ho scritto il 12 c.m. e prima, parto dagli "allarmi"
Ferdinando Garrè al Meditelegraph del 16 gennaio parlava di "oltre 2000 posti a rischio nelle riparazioni navali". Lui con Bisagno in "Genova Industrie navali", che ha porte aperte a Marsiglia e Piombino, aspetta da tempo la privatizzazione dei vecchi bacini (da ristrutturare) per piccole navi.
Adesso il "no definitivo" di Signorini al tombamento porticciolo Abruzzi nel Blueprint, sotto pressione di Yacht Club & fronte del No..
Il rischio è nell'EQUIVOCO, comodo forse per Regione e Comune, che l'offerta alle Riparazioni del nuovo accosto in banchina al Molo Giano (per sole navi galleggianti) sia una VERA "alternativa" all'ampliamento del bacino di carenaggio N° 4 con tombamento. Una nota ufficiale di Confindustria Genova (in cui Garrè è responsabile cantieri) ha chiarito che l'accosto non è un'alternativa ma solo un 1° passo utile ma complementare verso la soluzione ampliamento bacino N° 4, attualmente unico sistema per avere a Genova un bacino "in muratura" per grandi navi specie da crociera. E in sostanza per non essere tagliati fuori dal ricco business riparazioni e refitting, che dà indotto e occupazione!
Quanto al "trasferimento" a Ponente del comparto (compresi 5 bacini "in muratura") solo fantasie...
Chiedo a te e al Secolo XIX: Puoi/potete approfondire, con esperti e direttamente interessati, se si può RI-considerare l'alternativa BACINO GALLEGGIANTE, il leggendario Sesto Bacino? Da posizionare (per superare il fronte del No) anzichè entro il Duca degli Abruzzi come pensava Merlo, al molo ex superbacino dove è stata demolita la Concordia.

Spedito da: genova Pubblicato il: 22 marzo 2017 alle 12:03

Re Mogio

Sono a lamentare che non vi sia nessun approfondimento teorico su nulla, che neanche gli azzeccagarbugli e i professori facciano il loro lavoro.
Esempio: che c'entra la Capitaneria nel Comitato di gestione? se sono questioni di sicurezza non c'è Comitato di gestione che tenga. La Capitaneria ordina. Se non sono questioni di sicurezza chec'azzecca? Li si vuole infilare (e responsabilizzare) in questioni in cui nulla sanno perchè, semplicemente, non è il loro mestiere?
Ma come sempre tutti zitti.



Spedito da: Pubblicato il: 22 marzo 2017 alle 10:25

tesla fan

Va bene parlare di programma strategico di RFI per collegare la nave al treno: ma lo volete capire che il futuro è del camion elettrico?

Spedito da: los angeles Pubblicato il: 22 marzo 2017 alle 00:08

short beach

Qui ne parlano tutti ed è finita sui "giornali".
Mentre i vertici delle prime shipping line al mondo si riunivano a San Francisco per le riunioni del "box Club" che si raduna due volte all'anno e che riunisce, appunto, i direttori operativi delle più importanti compagnie del mondo....l'antitrust americano ha "invaso" la sala di riunioni e ha notificato avvisi di avvio indagini a tutte (Maersk e Msc in testa). Evidentemente c'è il sospetto di qualche "cartello" in vista.
Morale: mai andare ai club e, se proprio non ne possono fare a meno, non chiamatelo "Club del contenitore.."
Linea di difesa delle shipping lines: un pò dura parlare di cartello tra le shipping lines dopo che per anni si sono letteralmente sbranate tra di loro

Spedito da: Milano Pubblicato il: 21 marzo 2017 alle 09:10

Enrico Vigo

ABOMINEVOLE, WELFARE SCARICATO SULLE AZIENDE?

Per investire occorre mettere le aziende del territorio in condizione di competere. Oggi in Italia le aziende sono vessate oltre il sopportabile da una tassazione irrazionale sull'impresa e sul lavoro.

L'ultima invenzione di un legislatore poco accorto è stata quella di scaricare sulle aziende il peso dei lavoratori (migliaia) in fascia di età dai 60 ai 67 anni (che dovrebbero essere in pensione).

Un costo spaventoso per le aziende per questo paralizzate nei loro piani di sviluppo, a causa di una legge FORNERO passata con troppa facilità tra le maglie di sindacati e opinione pubblica terrorizzati da campagne di stampa ignobili.

Usciamo dall'ignavia costruita ad arte di sopportare una situazione oggettiva assolutamente devastante per le aziende, e aiutiamo davvero gli imprenditori a liberarsi dai costi ingiustamente accollati a loro da una Legge Fornero devastante sui bilanci aziendali, per aprire finalmente le porte del lavoro ai giovani con nuove energie, nuove culture, freschezza e impegno.

Solo così le aziende potranno avere chances di rigenerarsi e creare occupazione. Non facciamo finta di nulla chiudendo gli occhi con sufficienza e superficialità, è ora di rigenerare i percorsi virtuosi di una vera legge sulle pensioni, equilibrata, che tenga conto sia delle esigenze dei lavoratori che delle imprese.

E tralascio, per decenza, la questione "esodati", immonda superficialità del legislatore, in questo caso del Governo, che ha distrutto la fiducia cittadino/lavoratore - Stato e ha accuito l'ingiustizia sociale.

Ci si smarchi dal grigiore e dalla rassegnazione dominante in Italia da quando il Governo dei Professori MONTI-FORNERO ha generato stagnazione e mancata rispresa relegandoci all'ultimo posto per % PIL nell'Europa evoluta.

Confindustria e Sindacati, se ci siete battete un colpo!

Spedito da: Pubblicato il: 20 marzo 2017 alle 11:57

Maurizio Maresca

Condivido la riflessione di "penultima thule ".

Spedito da: genova Pubblicato il: 19 marzo 2017 alle 12:15

penultima thule

Ancora su Ilva e su.... finalmente una buona notizia.
Se penso alla ricchezza che avrebbero generato le aree di Cornigliano per il Porto...Sarebbe bastata la creazione di una società esclusivamente pubblica di gestione del Corridoio Reno-Alpi e invece ci siamo alambiccati con questa robetta (talvolta robaccia) dei comitati di gestione.
Ma cerchiamo di non disperare. Leggo oggi sul 24 ore l'intervista a Gentili, amministratore Delegato di Rfi ove finalmente si legge che l'obiettivo strategico di RFI è quello di "avvicinare il treno alla nave, realizzando all'interno dei porti e lungo le banchine delle vere e proprie stazioni ferroviarie, sul modello di quanto è stato fatto nel Porto di Livorno per abbattere il costo delle manovre e promuovere il trasporto merci su ferro." E, quindi, "Allacciare i porti ai grandi corridoi europei."
Genova deve davvero, ora, farsi dare poteri speciali. Se no non andiamo da nessuna parte.

Spedito da: imperia Pubblicato il: 19 marzo 2017 alle 11:27

Lettore disattento

Due assoluzioni, la seconda pochi giorni fa, dopo un anno di carcerazione preventiva per Francesco Bellavista Caltagirone per le questioni relative al Porto di Imperia. A quando una ricostruzione seria di quello che è successo ad Imperia?



Spedito da: Milano Pubblicato il: 19 marzo 2017 alle 10:41

Enrico Vigo

GENOVA / VIA PIONIERI E AVIATORI D'ITALIA, VIA SIFFREDI, VIA MELEN; PIAZZA SAVIO (CORNIGLIANO STAZIONE FS), RACCORDI AUTOSTRADALI GENOVA AEROPORTO, VIE DI ACCESSO ALL'AEROSTAZIONE CRISTOFORO COLOMBO: situazione di traffico intollerabile.

----------------------------------------------------------------

I cantieri del LOTTO-10 non solo non aprono dopo lunghi anni (troppi) di attese, ancora i container vuoti vengono trasferiti al deposito provvisorio Derrik in area aeroportuale (ex-case Aeronautica), e non si vede la fine del disagio per questa porzione di città afflitta da troppe servitù e da amministrazioni comunali lente e poco inclini a risolvere i problemi a 12 dalla chiusura dell'area a caldo ILVA e a oltre 15 anni dall'accordo di programma che paralizza la città.

Il Presidente Signorini AdSP chieda un intervento di urgenza al Prefetto di Genova ex-Art.700 cpc., occorre smuovere con un atto coraggioso i lacci e lacciuoli burocratico-legali e le eventuali beghe giudiziarie in atto e restituire ai genovesi la piena fruizione dei pubblici servizi (specie quelli aeroportuali)ed un livello di vivibilità degno di una società civile.

Doria, Dagnino, Bernini si diano da fare come compete alle Autorità Comunali con soluzioni/ordinanze presto e con meno campagne elettorali presenzialiste: fatti subito e non promesse.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 18 marzo 2017 alle 17:54

G. Merello

@ penultima thule

AREE ILVA
Vero, ce n'è come sempre per tutti.
Andando in Internet, sembra che per le aree Ilva il peggio non sia nato come lei scrive nel 2001.
Ossia con l'art. 53 (di una vasta legge nazionale 448 del 28-12-2001) fatto "Per conseguire gli scopi dell'art 4 legge N° 426/1998, in particolare la DEFINITIVA CHIUSURA di TUTTE le lavorazioni A CALDO con cessazione dei conseguenti effetti inquinanti..".
Tale art 53 effettivamente toglieva al demanio portuale le aree Ilva escluse le banchine, per essere assegnate, testualmente "Al patrimonio disponibile della Regione Liguria per essere destinate, in coerenza con le determinazioni del Comune e Provincia di Genova nell'esercizio dei rispettivi poteri di pianificazione territoriale, ad insediamenti socio-produttivi strategici di rilevante interesse regionale ambientalmente compatibili..".
Fin lì mi pare che le intenzioni non fossero di "mettere le mani sul porto" ma semplicemente di dismettere le lavorazioni inquinanti, lasciando a Regione, Provincia e Comune le successive (storiche) decisioni strategiche sul MIGLIORE UTILIZZO dell'area, unica imposizione dismettere le aree a caldo!
E quì arriviamo alle VERE SCELTE (secondo noi e molti sbagliate) dell'ACCORDO di programma . Con intesa del luglio 2005 tra le parti: cioè tra governo (Berlusconi e suoi ministri), ILVA spa, Regione Liguria (presid Burlando da aprile), Provincia (presid Repetto), Comune (sindaco Pericu 97/2007) e Prefettura. E con firma dei suddetti sull'atto modificativo dell'8-10-2005 con decisioni finali: Soc per Cornigliano proprietaria aree di 1.316.000 mq, di cui 1.050.000 con diritto di superficie e concessione della banchina ad Ilva per siderurgia acciaio a freddo, fino al 2065!!
Con tutto il rispetto per "gerundio" Burlando, chiaro che non è lui che "ottenne di spegnere l'altoforno", essendo cosa imposta dal 2001.
Mentre lui e gli altri suddetti scelsero COME impiegare la grande area a mare. Non credo che sia stata la sdemanializzazione ad impedire di impiegarla ad esempio come distripark (meglio in porto franco) e/o per industrie tecnologiche (Ansaldo Energia solo mesi fa ha ottenuto spazio e una parte di banchina).
Bernini e Soc per Cornigliano, ho già espresso parere. Spinelli e il suo "parco vuoti"..soprassiedo..

Spedito da: Janua Pubblicato il: 18 marzo 2017 alle 14:10

Dottor Mabuse

@Chiunque
Ammetto di tirarVi per la giacchetta ma quando si parla del Ronco scatta un silenzio assordante....Non vorrei che sotto sotto fossero stati diramati ordini precisi....comunque a quanto pare dalle parti del Ronco non fanno i salti di gioia per il gemellaggio con i CH....anzi!!
Io ci provo ma tanto non commenterà nessuno...maniman!

Spedito da: Civitavecchia Pubblicato il: 18 marzo 2017 alle 08:54

Tony Portoni

Non perdetevi lo scontro tra il sindaco pentastellato di Civitavecchia Cozzolino ed il PD locale. Il PD aveva chiesto al Sindaco, nominatosi nel Comitato di gestione, di dimettersi perché non professionalmente all'altezza di rivestire quel ruolo.
Cozzolino replica dicendo che non ci pensa nemmeno (a dimettersi): "non mi assumerò la responsabilità di stabilire il terribile precedente per cui il Sindaco di Civitavecchia viene escluso dalla gestione del Porto."

Spedito da: Milano Pubblicato il: 18 marzo 2017 alle 07:13

Enrico Vigo

DEPURATORE DI CORNIGLIANO, PUZZA INFINITA NESSUN RIMEDIO, TEX WILLER SI RICANDIDA

Eppure Tex Willer non manca una inaugurazione di opera pubblica nel Ponente di Genova, imperterrito inossidabile amministratore comunale che non si rende neppure conto che da Cornigliano dovrebbe stare lontano anni luce, per decenza.

Vicino a Piazza Massena c'è un odore fetido che impedisce a chi abita nei caseggiati adiacenti al depuratore di aprire le finestre, e c'è chi senza curarsene, da anni amministratore comunale di queste parti disgraziate e vilipese di città, come se nulla fosse, oggi ripropone sé stesso per un nuovo mandato, senza trovare soluzioni in tempi brevi per restituire vivibilità e dignità alle famiglie obbligate a vivere in un indecoroso degrado.

Come si può solo lontanamente pensare di lasciare la città in mano a questa gente?

Spedito da: genova Pubblicato il: 17 marzo 2017 alle 22:42

penultima thule

aree ilva
@merello

Interessante il suo commento. Vorrei dare il mio contributo.
ce n'è per tutti, come sempre.
Il peggio nasce nel 2001. o giù di lì. il centro destra tira fuori una legge che toglie ... le aree ilva al Porto. Una sciagura, anche se provocata da un terribile immobilismo dell'epoca allora ancora post ...staliniana. I metallurgici che dettano legge lasciano che un disastro di altoforno ad intermittenza ammorbasse Cornigliano.
Una sciagura perchè da lì nasce l'idea, anche ora attuale, di "mettere le mani sul porto" da parte del centro destra. Ma un pò avevano ragione i centro destri: l'italsider dell'epoca non pagava una lira!
Poi c'è un momento di giusto compromesso: il tanto ora bistrattato "gerundio" ottiene di spegnere l'altoforno con una accordo complesso, politico, quindi disatteso da tutti. Avercene, di "gerundi", rispetto a questi.
Ma quello schifo di fumo, con punte gialle, mortifere, non c'è più. Quel fumo ha lasciato il nord e ha ammorbato Taranto per anni, mentre tutti i giornali radical chic non hanno mai avuto nulla da dire, nessuna inchiesta nessun report. Lasciando sola la magistratura, come ai tempi delle brigate rosse e della mafia, a decidere.
Il porto avrebbe potuto riempire di lavoro le aree di Cornigliano. Di lavoro pulito. Ma ormai non era più demanio quello. Era una melassa. Ora ci sono due cordate che si contendono il Post Ilva. Ma non è una cosa seria. Basti pensare che in una cordata... c'è la Cassa Depositi e Prestiti! cioè lo Stato Italiano! il quale Stato Italiano dovrà decidere....quale delle due cordate è la migliore. Sembrerebbe uno scherzo. Non è così. Ma al Ministero delle Finanze non trovano nulla da ridire....
Una parte di quelle aree è il "parco vuoti" di Spinelli. E meno male, se no dove finirebbero? Ma il Tar Liguria ha detto che è abusivo e ora si aspetta il Consiglio di Stato.
Non prendetevela Con Bernini, con la Società per Cornigliano..fanno solo quello che possono. Ed è poco.



Spedito da: Masone Pubblicato il: 17 marzo 2017 alle 14:43

Mastrocola

Tutto bene al Rina...

Spedito da: Genova Pubblicato il: 17 marzo 2017 alle 13:44

Gregorio Stravinschi

@mojo hand
sono d'accordo. Sostenere che Vado si giustifica per il fatto che nei prossimi anni ci saranno un milione/un milione e cinquecentomila teus aggiuntivi rispetto a quelli attuali è un errore di quelli da segnare col rosso, gravissimo in relazione alla presenza nel comitato di esperti del settore.
Come già qualcuno ha detto, i teus che si mangerà Vado sono quelli di Genova. Il Lavoro che si procurerà Vado sarà tolto al lavoro di Genova.
Ma bisogna avere il coraggio allora di dirlo: altrimenti si prende in giro la gente.


Spedito da: Genova Pubblicato il: 17 marzo 2017 alle 12:37

mojo hand

Le esternazioni del Comitato di Gestione dopo la prima riunione non possono passare inosservate. Sono proprio sbagliate anche dal punto di vista dei numeri.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 17 marzo 2017 alle 11:52

leopoldo luque

Il sistema informatico del Porto di Genova.
L'artico sul decimo nono di oggi riporta un poco di verità sul lavoro di tanti nel Porto di Genova così spesso, inspiegabilmente, ignorato.
Vorrei dare un ulteriore spunto di riflessione: dove impatta, alla fin fine, un sistema di information technology ben calibrato sulle esigenze della merce e degli operatori tutti? impatta - e fortemente - sulle infrastrutture necessarie al Porto. Se si ottimizzano le entrate e le uscite, c'è minore bisogno di piazzali, perchè i tempi di stoccaggio dei contenitori a piazzale possono ridursi notevolmente.


Spedito da: Pubblicato il: 17 marzo 2017 alle 11:38

le tombeur

Tombamento Duca degli Abruzzi

Silenzio totale e molti (sempre meno, grazie al cielo) genuflessi. Orrendo il metodo: due chiacchierate ai giornali, tre riunioni segrete e il Blueprint è cambiato.

Spedito da: Janua Pubblicato il: 16 marzo 2017 alle 20:47

Dottor Mabuse

@timoniere
...FerryBotte porta notizie dal Canepa, pare che la banda degli svizzeri pretenda non meno di 20 pezzi l'ora, purtroppo pare che da quelle parti fisiologicamente siano a quote da 14/16 e non c'è verso di schiodarsi di li, roba da gerontologia....ora sorge spontanea una questio....che ne facciamo di sta gente? La possiamo ricollocare dando spazio ai giovani promettenti, laureati, performanti? Non vorrei che ce li avessimo sulla coscienza.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 16 marzo 2017 alle 20:25

G. Merello

-Do una mia risposta alla domanda N° 3 di Vigo che riassume le altre: "in caso di fallimento (dell'attività di Società per Cornigliano e di Sviluppo Genova) è etico e prudente per Bernini autocandidarsi alle prossime amministrative comunali"?
Dato il FALLIMENTO, la mia risposta è NO.
Vedo come possibile "colpo di grazia" per Genova l'eventualità che l'attuale vicesindaco, assessore all'urbanistica e presidente Società per Cornigliano possa diventare sindaco.
Per la storia di questo burocrate di carriera come funzionario di partito, da amministratore ARCI passando poi per PCI, PdS, DS e PD fino a presidente Municipio Medio Ponente e vicesindaco di Genova. Noto come uomo delle Coop, fautore della soluzione ipermercati in Fiera con delibera di 10.000 mq per gli stessi, nella sana continuazione della fallimentare Fiumara.
Personalmente lo equiparo, come pericolo a governare Genova, a Marika Cassimatis o chiunque altro del M5S emblema di DEcrescita INfelice, partendo dal NO a Terzo Valico, Gronda ecc ecc.
- AREE ex ILVA: per anni anch'io ho denunciato le scelte sbagliate dell' accordo di programma 2005, che ha destinato oltre 1.300.000 mq di preziose aree produttive sul mare al solo acciaio "a freddo", salvando sulla carta quasi 2.000 addetti, ora in maggioranza in cassa.
Lasciando perdere idee più o meno giuste "sulla carta" e datate, OGGI osservo :
- Tali aree ADESSO non sono "vivibili/disponibili" per altre attività, ma occupate da Ilva oggetto di gara fra due cordate, che pare considerino strategici in particolare gli impianti di Cornigliano e Novi.
Fa eccezione come noto (a pochi, mi pare..) la zona sponda destra foce Polcevera destinata ad Ansaldo Energia che sta ultimando il nuovo stabilimento per assemblaggio e prove delle nuove turbine, con annessa (finalmente!) banchina per l'imbarco.
-Quanto alla "Nuova funzionale stazione marittima" in aree "ex Ilva", invito a guardare Google map. Tolta l'area Ansaldo, resta una limitata zona lato diga aeroporto molto vicina all'inizio della pista, e da dimostrare l'accessibilità via mare per grandi navi. Ma secondo me un Terminal crociere ISOLATO in tale zona industriale-portuale costringerebbe probabilmente i croceristi/turisti ad arrivare in città "solo" via mare!
Per potenziare i terminal-crociere, oltre al bellissimo Ponte dei Mille secondo me efficiente, basterebbe ammodernare P. Andrea Doria e realizzare quello "fantasma" a Ponte Parodi, zona nel cuore della città e comoda per tutti i mezzi. Senza dire che per due anni con P & O ha funzionato molto bene il "fly and cruise" con il Colombo. La compagnia ha lasciato Genova per Malta per altri motivi.
Secondo anche un'intervista di mesi fa a Monzani di Stazioni marittime, i guai per le crociere a Genova sono ben altri. Cioè ACCOGLIENZA della città (per croceristi che in media oltre la nave non spendono molto) a partire dal solito inefficiente Comune. Leggi mancanza di infopoint, di una segnaletica decente per "trovare" il metrò ed il resto. E come dice Monzani, di festa i turisti trovano aperti...solo i cinesi.
C'è da parlarne per una settimana di cose da fare, ma dal dire al fare...

Spedito da: Pubblicato il: 16 marzo 2017 alle 11:27

le tombeur

Carlo croce: vedere anche sito sailinganarchy. Se sono fandonie meglio chiarire.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 16 marzo 2017 alle 10:50

Re Mogio

Punto di stallo nella trattativa..il governo spagnolo getta sul piatto prepensionamenti per 1400 camalli ma non sembrano bastare...

Spedito da: Pubblicato il: 16 marzo 2017 alle 10:14

seguace di Olaf Palme

@davide c.

Il tema dell'automazione e della crescita senza creazione di nuovi posti di lavoro e' fondamentale per l'economia in generale e,quindi, per i porti. Questo è un tema da dibattere.

Spedito da: Genova Porto/Aeropoto e dintorni. Pubblicato il: 16 marzo 2017 alle 09:50

magolino

@vigo
me ne duole che lei sulle aree ex Ilva sia ancor oggi,alla ricerca di chiarezze necessarie al dissolvere i suoi "arcani" pensieri.
E' evidente che lei era in tutt'altre faccende affacendato e quindi non ha potuto seguirmi ma è, da anni, che "chiarisco" con il mio GENOVA FUTURA, guarda caso, combinazione, indirettamente puru i suoi "arcani pensieri" sul futuro di quelle aree et annessi/connessi.
Una cosa vorrei ribadire e questo è diretto a tutti volenti e/o nolenti; essendo le uniche aree oggi "vivibili/disponibili" in un contesto geofisico matrigno è su quelle, che dovrà svilupparsi il futuro della Genova Metropolitana.
Il mio GENOVA FUTURA, nasce nel 1998 ed è molto chiaro e semplice nell'attuazione: direi "elementare Watson".
-Nuova funzionale Stazione Marittima per una Genova, Miami d'Europa. Con il positivo asservimento del C.Colombo per il traffico Croceristico. Traffico possibilmente trainante di un' utenza spontanea oggi endemicamente mancante.
-Insediamento della Cittadella dello Shipping su base della ns/ Zona Franca rivista in chiave moderna ed unica in Europa. In essa avranno "alloggio" Aziende dello Shipping e non, Italiane e non, oggi operanti in Paesi a noi vicini. Così come Banche, Assicurazioni etc.:
-Nuova Fiera del Mare riveduta e corretta e riportata, quindi, alla sua funzione Istituzionale: essere un polo trainante dell'economia cittadina etc. etc.
-Capolinea di un servizio Metro-Mare oltremodo necessario per "allegerire" il traffico cittadino su gomma da e per etc. etc.
E' superfluo il precisare che, tutti questi insediamenti, non andranno minimamente ad inficiare il vivere quotidiano dei cittadinì. L'area è servita da: autostrade,FS,viabilità ordinaria: Il tutto scorrevole.
Spero di aver dissolto i suoi "arcani pensieri": ma non solo a lei. Ma puru alle Istituzioni/Asociaziioni dando le indicazioni sulle future nuove "fonti di reddito" ed oltremodo necessarie per la città. Affinché non si possa confermare quanto ebbe a dire nel 1837 Stendhal: adieu, Genes detestable, copiando il Montesquieu!
E così sia e per tutti il mio positivo/fiducioso/benaugurante
Ke Linse

1 2 3 ...   12

Tutti i blog sono moderati e i commenti ritenuti inadatti (a nostro insindacabile giudizio) non saranno pubblicati.