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Porti, il Vangelo del lavoro e del profitto secondo Genova

Ammonisce Papa Francesco: amore e lavoro sono il motore della vita, chi sciaguratamente lo boicotta, si macchia di un peccato gravissimo. Infatti. Per andare sul sicuro, gli organizzatori della visita papale di fine maggio a Genova, decidono di ospitare il Pontefice nel luogo più simbolico possibile, un concentrato di contraddizioni, consociativismi e cadute senza speranza: l’Ilva di Cornigliano. Strano modo di coniugare pane e pesci alla speranza di una crescita dell’occupazione, dell’innovazione e di una rinnovata cultura industriale. In questa scelta non c’è solo l’esaltazione della genovesità al ribasso, ma soprattutto la conferma che l’establishment cittadino non intende contare, progettare, investire e crescere. Piccolo è bello: atteggiamento tipico dell’imprenditoria e della politica che ostacolano esaltanti alleanze internazionali (ferrovie svizzere e tedesche collegate con Msc di Aponte e Psa di Singapore) per consolidare i soliti flussi di traffico ben controllato e ripartito e le rotture di carico che consentono di lucrare sulle mediazioni e la manipolazione di poca merce.

E tornando a Papa Francesco e al territorio simbolo del progresso alla rovescia. Quanti posti di lavoro andranno in fumo nella nostra portualità dopo l’applicazione industriale di nuove forme di robotica e di intelligenza artificiale? La nuova ondata di automazione “intelligente” gioca un ruolo chiave. Se verrà sovvenzionata con denaro pubblico per uno sviluppo più rapido verso la nuova generazione di automazione intelligente, questo senza dubbio costituirà una parte dell’equazione dei profitti delle imprese. Che già hanno trovato modi per aumentare esponenzialmente i loro profitti, sfruttando una situazione di salari bassi o infimi, condizioni pessime e pessimi diritti del lavoro e un terreno impune nei confronti dell’inquinamento e della devastazione ambientale. Tutto questo è stato assicurato e potenziato con i trattati di libero commercio. La sensazione è che l’immobilismo sia la bussola, che le politiche del governo siano orientate solo verso il Nord Est e che nessun progetto di crescita dei traffici sia veramente concreto. Gianluigi Aponte, che con le ferrovie tedesche e svizzere potrebbe essere la vera alternativa, di fatto investe a pioggia un po’ in tutta Italia, senza scommettere fino in fondo su una via di accesso strategica dove localizzare il traffico del corridoio Reno-Alpi (o Gottardo). Evidentemente il patron di Msc – uno dei pochissimi cervelli illuminati dello shipping planetario – non si fida di Genova. O ha smarrito l’interesse oppure non crede a una alternativa concreta alle sue basi del Nord Europa.

La politica nazionale, appunto, scruta altri orizzonti, fino al paradosso di trasformare un terminal (Trieste) da 400 mila container in ago della bilancia sullo scacchiere marittimo nazionale. Del resto non c’è partita tra le amministrazioni dell’Adriatico e quelle del Mar Ligure. Più che eccellenti si sono rivelate le mosse della governatrice Serracchiani, a cominciare dall’alleanza con Fincantieri della Regione Friuli Venezia Giulia per il controllo della fabbrica di navi di Sant Nazaire. E poi il decreto legge sulle infrastrutture di prossima adozione, che assegna a quella Regione la gestione e la costruzione della nuova autostrada di Venezia. Zero assoluto da parte del ministro Delrio e del governo su Genova e sul ruolo del suo porto, mentre Trieste è al centro di ogni strategia. Prospettive? Inquietanti, se si considera la credibilità dei candidati sindaco sul fronte del porto. Finora niente di serio. Dichiarazioni che denotano disinteresse, miopia, propensione al consociativismo sottobanco, visioni distorte e assoluta ignoranza della materia. Arduo supporre che, da solo e privo di poteri speciali, il nuovo presidente dell’Authority Paolo Signorini riesca ad esprimere un cambiamento di linea. Al massimo potrà assegnare o allungare concessioni senza alcuna garanzia di nuovi business.

Naturalmente c’è una possibilità di rinascita della portualità ligure, esiste una strategia finora volutamente ignorata che potrebbe cambiare gli equilibri della politica e degli affari: l’alleanza con i player che operano sui mercati di destinazione e provenienza, da coinvolgere davvero nella gestione dell’unico porto europeo. In questo senso non può più essere ignorata l’opzione offerta da Sbb ( ferrovie svizzere) e Db Shenker (ferrovie tedesche) che insieme a Msc potrebbero essere interessate a gestire un terminal a Genova, per sostenere il traffico sul Gottardo, localizzato in Baviera e Baden Württemberg. Se fosse questa la strategia vincente, avrebbe importante valenza anche la recentissima proposta degli spedizionieri di costituire una zona di sviluppo portuale asservita al corridoio. Così come potrebbe risultare stimolante e innovativa un’intesa fra i Politecnici di Torino e Milano e l’Università di Genova, per realizzare un centro di eccellenza in materia di infrastrutture e trasporti. E dimostrare, in estrema sintesi, che il simbolo dello sviluppo e del lavoro non è l’Ilva. Certo, spetta alle istituzioni e ai candidati sindaco e non a Papa Francesco lanciare il messaggio di speranza e di rottura con una realtà di consociativismi, corporazioni e decrescita.

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Commenti inseriti: 51 — pagina 1 di 3

Spedito da: Genova Pubblicato il: 23 aprile 2017 alle 12:52

giorgio.carozzi


SAN JORDI

In estrema sintesi e volendo essere di manica larga: a commento del pragmatico intervento del nostro amico professor Maresca, si può dunque convenire che ormai solo San Giorgio, di cui oggi si celebra la festività e la grandezza, ci può mettere una pezza.
Teniamocelo stretto, questo patrono che ancora esalta la nostra leggenda… Manuale di istruzioni per il presidente Signorini: il vessillo genovese di San Giorgio (croce rossa in campo bianco, originariamente turchino nel drappo conservato in una teca a Palazzo San Giorgio) era il simbolo dei pellegrini in Terra Santa e anche dei crociati. Di sicuro la bandiera esisteva già nel 1096. Riccardo I (Cuor di Leone) nel 1190 a nome di Londra e dell’Inghilterra chiese e ottenne la possibilità di alzare la bandiera della Repubblica di Genova per avere le sue navi protette dalla flotta genovese nel Mar Mediterraneo e in parte del Mar Nero dai numerosi attacchi di pirateria. Per questo privilegio il Re corrispondeva al Doge della Repubblica di Genova un tributo annuale. L'Inghilterra, la città di Londra e la Royal Navy issano tutt'oggi la bandiera di San Giorgio, che è la loro bandiera nazionale. La Serracchiani e Toti non sanno proprio chi siano.
Un’altra tradizione risalente al medioevo vuole che a Barcellona e dintorni in questo giorno rituale gli innamorati si scambino un libro e una rosa, perdendosi magari nell'universo delle Ramblas.
Amore, coraggio, passione e cultura: cioè Genova, quindi il porto…

Spedito da: Pubblicato il: 23 aprile 2017 alle 12:47

giorgio.carozzi

@g.merello
sì, certamente... Ma bisognerebbe che qualcuno a Genova (tra presidenti delegati e rappresentanti istituzionali c'è solo l'imbarazzo della scelta) si decidesse una buona volta a mandarli affanculo questi cialtroni. Ma non lo faranno, per carità: loro scelgono le mediazioni politiche, i corteggiamenti, il peggio del peggio.

Spedito da: Milano (quartiere Barona) Pubblicato il: 23 aprile 2017 alle 06:38

Enrico Vigo

@ FULVIO

SUBJECT:
SU LAVORO A CHIAMATA (CULMV): SI VIAGGIA A TAPPARE I BUCHI, SENZA IMPEGNI PRECISI PER I TERMINALISTI, SE NON DI FARE I CONTI A POSTERIORI.

La risposta al tuo sbigottimento sta nel titolo.

Ora bisogna fare un passo in avanti, tutti, ognuno si assuma le responsabilità di competenza, senza arraffare e senza il "chiagni-e-fotti" col braccino corto quando è il momento di saldare il conto.

Se c'è arrivato persino Toti, novizio della piazza, il teorema è semplice-semplice, un piccolo sforzo ancora e anche tu ce la farai.

@ GIORGIO CAROZZI:
Che bravi questi genovesetti "stanziali" brillanti dello shipping, appagati e abbronzati, ricchi, abbronzati e spensierati, si danno ai bagordi senza perdere mai il vizietto di fare anche le corna, dopo "attovagliati", presumo si saranno "allenzuolati", spero non a pagamento ... Leggeremo alla prossima puntata, con viva e vibrante trepidazione, tanto i containers arrivano a Genova lo stesso.

Spedito da: Nord Ovest ma a Est Pubblicato il: 23 aprile 2017 alle 01:36

Mino Piumino

@ Maresca: Lerici, non Spezia

@ Carozzi: Non siamo così cattivi come si pensa, da queste parti. Il rampante genovese (che mi dicono essere più vicino ai 50 che ai 40, chiedo scusa) è molto chiacchierato per un certo suo vizietto avente a che fare con le narici. Abbronzatissimo, elegantissimo, occhiali alla moda, pare che in passato abbia già sfasciato una famiglia per motivi simili a quelli dell'altra sera. In famiglia ha molti amici e un paio di feroci nemici.

Spedito da: Via Pinetti Pubblicato il: 23 aprile 2017 alle 00:48

valentina

Maurizio Maresca cosa intende quando scrive questo:" È indubbio che la compagnia deve scegliere una via più coerente con un porto moderno di transito. E' centrale il ruolo dei dockers ovunque: esso va interpretato in modo moderno evitandosi se possibile le situazioni di questi giorni (davvero comiche ed incompatibili con un porto moderno)."
Questo è l'unico commento che ritengo meritevole di approffondimento, le illazioni fatte da persone senza nome e volto invece non vengono neppure lette.
In chiave di sicurrezza sul lavoro, un sistema chiuso (terminal privato con dipendenti asserviti) produce una biosfera inquinata.
In chiave economica un sistema rigido alla crescita è per sua costruzione inneficiente, la presenza di un pool di manodopera polivalente e con tutte le conoscenze del diverso tipo di lavoro, mezzi, sistemi operativi, è vantaggioso per aiutare la crescita; esso ha inoltre il pregio di fornire conoscenza ai vari terminal, conoscenza che normalmente si traduce o in maggior sicurezza, o in maggior produttività.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 22 aprile 2017 alle 23:04

G. Merello

D'AGOSTINO PRESIDENTE ASSOPORTI, MA GENOVA PRIMO PORTO ITALIANO

Caro Timoniere, l'avevi scritto nelle tua puntata del 15/4: "Han trasformato un terminal (Trieste) da 400.000 container in ago della bilancia sullo scacchiere marittimo nazionale". E scrivi ora che "Zeno D'Agostino ha smaniato all'inverosimile per conquistare una poltrona.."
E come previsto, è stato incoronato presidente Assoporti.
Come Napoleone re d'Italia si è posto la corona sul capo, validamente aiutato dalla potentissima Serracchiani e con la benedizione di Delrio (quello che gira tutta l'Italia escluso Genova).
In febbraio col titolo "Genova e Trieste porti strategici ma Trieste lasci perdere il primato" io smontavo le sparate mediatiche di D'Agostino che proclamava "Trieste si conferma primo porto d'Italia nel 2016", senza dire in cosa e senza aspettare i dati ufficiali di tutti i porti...
POI sono usciti tali dati proprio di Assoporti, che sgonfiano il bluff di D'Agostino. Confermando appunto che in una sola cosa Trieste è prima in Italia: le "rinfuse liquide" (colonna A di Assoporti) cioè 42.756.000 Tonn di greggio pompato dall'oleodotto Trieste-Ingolstadt.
Togliendo tale "movimento", i numeri di Assoporti dicono crudamente che il "Totale merci varie" (ossia in contenitori, RO-RO e altre) è per Genova di 31.595.000 Tonn e per Trieste 14.512.000 Tonn.
Andando al numero di Teus, abissale la differenza fra Genova (2.298.000) e Trieste (486.499). Idem per i passeggeri (3.110.432 per Genova, 199.372 per Trieste). I DATI 2016 di Assoporti quindi confermano che Genova è globalmente il primo porto nazionale di destinazione e assoluto (anche nei TEU, dove Gioia Tauro sembra superare di poco Genova ma come noto il trasbordo conta due volte lo stesso container).
Il tutto si badi bene senza contare l'apporto, nella nuova AdSP del Mar Ligure occidentale, di Savona/Vado Ligure!
Da questi DATI DI FATTO, e non dalle leve politiche e dai bluff, il governo dovrebbe partire nei programmi di sviluppo futuro dei porti.
Considerando certo Trieste e il corridoio Baltico-Adriatico ma con stesso riguardo Genova-Savona/Vado e il corridoio Reno-Alpi!
Al proposito: il Terzo Valico, finalmente riconosciuto prioritario e sotto controllo di commissario governativo, sembra sempre più soggetto a iper-controlli locali che odorano forte di ostruzionismo...

Spedito da: italia Pubblicato il: 22 aprile 2017 alle 22:05

michele

A mojo hand vorrei far presente che in queste condizioni politiche sarebbe certamente meglio avere anche il controllo di Assoporti che resta comunque un interlocutore per il governo e la politica. Condivido quindi quello che ha scritto il Timoniere.
A Fulvio mi permetto di dire che gli sfuggono tante altre cose, come il fatto che i terminalisti non pagano mai la tariffa piena e regolare, che qualcuno di loro ha accumulato debiti molto ingenti nei confronti della Compagnia, che avere a disposizione h24 per 365 giorni l'anno un pool di lavoratori molto più convenienti rispetto ai propri dipendenti è un privilegio, che la formazione ha un costo, che.... vabbé, alla prossima, ciao

Spedito da: Pubblicato il: 22 aprile 2017 alle 19:29

Maurizio Maresca

Caro Giorgio,
Grazie per la tua generosità (anche se non so se la moglie del 40enne in trasferta a Spezia condividerà). Quello che proponi è un ambizioso progetto di visione che parte dal presupposto esistano
- una forte e accountable politica economica pubblica nazionale e locale orientata alla crescita e non influenzata da interessi a valle (ad esempio individuare i porti strategici per l'alimentazione dell'Europa, per servire navi di grandi dimensioni, realizzare senza ritardo le infrastrutture necessarie e promuovere davvero la ferrovia di transito sui corridoi europei) / - su questo mi attendo che ministero regione e comune lavorino insieme a sostegno del porto di Genova
- una disciplina nazionale e locale che dia certezza agli investitori in traffici ed infrastrutture anche attraverso misure fiscali e tariffarie che consentano di recuperare il tempo perduto ad alimentare il consociativismo locale
- una precisa volontà progettuale di gruppi che credano al nostro paese ed alla nostra città e quindi decidano di investire davvero con la certezza di recuperare capitale ed un profitto che oggi non può essere meno del 12%.
Queste condizioni non sussistono a Genova in particolare in questa fase.
Mi pare di capire tuttavia che alcuni cambiamenti siano possibili . Nella comunità portuale credo che le imprese genovesi stiano guardando al mercato: non mi sento di escludere che proprio a partire da queste imprese ormai internazionali si sviluppi la progettualità che tu indicavi (anche se non vedo oggi alcun impegno concreto delle ferrovie tedesche e svizzere malgrado quanto qualcuno ipotizzava). È indubbio che la compagnia deve scegliere una via più coerente con un porto moderno di transito. E' centrale il ruolo dei dockers ovunque: esso va interpretato in modo moderno evitandosi se possibile le situazioni di questi giorni (davvero comiche ed incompatibili con un porto moderno).
Spero tanto che anche il comune acapace ed interprete di una scelta portuale evoluta: deve essere chiaro ai candidati tutti che Genova può essere competitiva solo in virtù del porto.. E che nessuna altra vocazione ( turismo , hi tech, sociale) può essere trainante per la crescita ( spero non ci sia bisogno di motivare...). Ma contemporaneamente nessun porto , neppure il più importante, come Genova , può essere competitivo senza un sindaco che lo consideri il proprio primo committment. Impegnandosi a svolgere una qualificata attività di marketing, di sostegno alle misure di crescita e di urbanistica. In questo senso è molto importante una visione solida della regione finanche nel senso di promuovere scelte autonome per la crescita ( non dimentichiamo che la politica delle infrastrutture e di competenza cibcitrente). La politica nazionale va aiutata.
Tutto questo però, Giorgio, oggi non c'è ancora : e certo Genova non vive un momento bello.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 22 aprile 2017 alle 17:40

mojo hand

Partecipare ad assoporti significa dare ragione all'idea di fondo su cui assoporti si basa, vale a dire che i porti sono tutti eguali.
D'Agostino e' una brava persona da quel che si legge ma se si dimentica la pochezza del suo porto non va bene.
Le buone idee sono ancora quelle che Maresca porto' a Trieste venti anni fa.

Spedito da: Largo Merlo Pubblicato il: 22 aprile 2017 alle 17:13

Fulvio

Mi sfugge una cosa: perché mai i terminalisti, che già pagano il lavoro della Culmv ogni volta che ne usufruiscono, dovrebbero sanare di tasca propria un bilancio in rosso dei camalli?
A casa mia questa si chiama beneficenza...

Spedito da: Genova Pubblicato il: 22 aprile 2017 alle 13:12

giorgio.carozzi


ST. GEORGE: THE CATS WILL KNOW…

Sapete bene che a prescindere starò sempre dalla parte della Culmv e degli amici, quelli veri, di San Benigno, da cui prima o poi arriverà, vedrete, un impegno reale di modernizzazione riformista. Capita che quando la meta è vicina, ma noi forse non lo sappiamo, una voce interna si faccia sentire: ci prega di mollare l'obiettivo, ci scongiura di cambiare strada, dicendo che quella è troppo lunga, faticosa e forse neanche giusta. Quella stessa voce, o forse una simile, ricorda che ci siamo sforzati tanto e che non è successo niente, e che forse non è il caso di continuare a lottare. All'ultimo, la tentazione di rinunciare si fa più forte… Se vogliamo dedicare una puntata apposita a queste annuali traversie che qualsiasi imprenditore globale o pubblico amministratore accessoriato di buon senso avrebbe già risolto da anni, sono più che disponibile. Ma senza sconti, senza il timore che aprendo l’armadio si venga travolti da antichi scheletri o merce di contrabbando.
Gli ultimi interventi di TheYellowOne, Marco, Errico Malatesta, Ugo, Giampaolo Speranza fotografano benissimo la situazione piuttosto deprimente.
Una veloce considerazione, piuttosto, sull’analisi di mojo hand. E’ ben vero che Assoporti conta come il due di picche e risulta una confraternita poltronifera a libro paga dei contribuenti, ma è altrettanto scontato che schivare i paduli che volano a un metro da terra sia il minimo sindacale richiesto a chi amministra i porti di Genova & Savona, nella fattispecie a Paolo Emilio Signorini. Conviene dare per scontato o lasciarsi scivolare addosso quanto è accaduto, del resto (scusate l’immodestia e l’autocitazione) già segnalato in questa ultima puntata di Pilotina? Cioè che il Nord Est, per mano e per opera della signora Serracchiani, ci sta facendo fessi? Non è quindi per niente singolare che il presidente del porto di Trieste, Zeno D’Agostino, abbia smaniato all’inverosimile per conquistare una poltrona, quella di presidente di Assoporti, che garantisce spiccioli di visibilità politica ma consente soprattutto manovre spericolate di contrattazione nazionale nel segno della partigianeria consociativa… Genova è esclusa da questi giochi, si vede e si sente. E’ un bene, è un male? Non lo so. Certo è l’ennesimo segnale di una debolezza politica e amministrativa che lascia allibiti. “Visione, determinazione e dialogo sono i punti di forza di Zeno D’Agostino, e saranno messi a disposizione dell’associazione dei porti italiani. Sono capacità già sperimentate con successo a Trieste e in Friuli Venezia Giuliia”: così proclama la presidente della Regione Debora Serracchiani. Se decidiamo che questa prospettiva ci sta bene, fatemelo sapere. Mi adeguo…
(per Cico Barque & Gerry: grazie di esistere...)

Spedito da: ITALIA Pubblicato il: 22 aprile 2017 alle 12:31

gerry

Napoli dice “no” alle mega-portacontainer. Somiglia al vecchio detto ''se la volpe non arriva all'uva, perche' e' acerba''. A Napoli la comunita' portuale ha rincorso per 25 anni l'arrivo delle grandi navi full-container, ora arriva la ferale notizia. Balle. Lo Stato non ha soldi e ridimensiona i progetti di quasi tutti i porti. Al muro,coloro che remano contro...

Spedito da: Pubblicato il: 22 aprile 2017 alle 12:01

giorgio.carozzi

@mino piumino
Attovagliati??? geniale, un flash d'autore che fotografa ben oltre il menu! Ma ora, già che ci sei e visto che Pilotina fornisce anche un servizio pubblico e d'interesse nazionale, sussurra il nome della moglie, così provvediamo gentilmente ad informarla... dell'intrigante tacco 12, ça va sans dire!

Spedito da: Genova Pubblicato il: 22 aprile 2017 alle 11:12

mojo hand

E' bene che Genova e Savona se ne stiano alla larga da Assoporti. Anche La Spezia e Carrara dovrebbero starne fuori. Non per snobismo ma per rimarcare la differenza fondamentale di situazioni tra un porto e l'altro. E non farci cadere nella melassa.

Spedito da: genova Pubblicato il: 22 aprile 2017 alle 10:47

TheYellowOne

secondo me :
CU/Camalli/CULMV o come la volete chiamare: siamo ai titoli di coda, automazione, autoproduzione, bilanci sempre malati, monopolio,nepotismo,pochissima professionalità, spesso di gente che altrove non potrebbero manco portarcelo il CV.

MSC/Messina/Bettolo : se mai finiranno i lavori, Spinelli prezzolato a spostarsi laggiù dai Messina ed MSC si allarga.

La diga nuova la faranno, in tempi record (rispetto al parametro Genova, quindi un paio di lustri)

Ma sono ottimista, anche se rileggendomi non mi credo.
saluti
TYO

Spedito da: Nord Ovest ma a Est Pubblicato il: 22 aprile 2017 alle 10:37

Mino Piumino

Uuuh... Qualcuno di voi sa cosa ci facevano ieri sera, attovagliati in un ristorante di Lerici, un rampante e abbronzato quarantenne dello shipping genovese e una bionda con tacco 12 di chiare origini straniere? La moglie era al corrente di questo appuntamento di lavoro fuori sede?
Qui a Spezia nei prossimi giorni non si parlerà d'altro.
Forza Zena!

Spedito da: genova Pubblicato il: 21 aprile 2017 alle 15:40

marco

Soltanto un'opinione: nelle crisi aziendali esiste per talune categorie, che se la pagano di tasca propria, la cassa integrazione ovvero i contratti di solidarietà o quant'altro. Naturalmente si parla di lavoratori dipendenti. Viceversa la cassa in deroga che è appunto una deroga, se non sono cambiate le leggi, la pagano i cittadini. E' una cassa discutibile proprio perchè non si vede il motivo per cui i cittadini debbano farsi carico di una solidarietà forzosa e per giunta spesso discrezionale. Forse è questo il motivo per il quale Toti fa pressione sui terminalisti per evitare di essere coinvolto in una crisi trovandosi con le mani legate tanto più che non stiamo parlando di dipendenti bensì di soci.
Ma non era una situazione da regolamentare nella riforma, perchè la si è lasciata irrisolta? Per scaricarla a qualcun altro?
Quello che auspico da cittadino è che in porto sia garantita la libertà d'impresa e la libera concorrenza così come, ma non vale solo per il porto, siano combattute e bandite clientele, raccomandazioni, parentismo o nepotismo, come cavolo lo si chiami, naturalmente è un auspicio...non sono così ingenuo, col cavolo che mollano l'osso, sino alla vittoria o sino a che rimangono senza navi..... speriamo di no visto che non va male ma potrebbe andar meglio. Salud

Spedito da: Genoa Planet Pubblicato il: 21 aprile 2017 alle 14:44

Giulio Esse

Ma il collega Sapientino non bazzica più dalle vostre parti, amici di pilotina?

Spedito da: Pubblicato il: 21 aprile 2017 alle 05:25

giorgio.carozzi

@ugo
il peggior dispetto che potresti fare ai terminalisti sarebbe costringerli ad assumere (e formare) nuovi dipendenti...

Spedito da: Sampierd arena Pubblicato il: 21 aprile 2017 alle 00:33

Ugo

@ Malatesta

Scusi ma lei una autorizzazione esclusiva a fornire manodopera in porto per otto anni come la chiamerebbe se non monopolio ?
È si è chiesto perché i terminalisti, alcuni almeno, chiamano sempre meno i Camalli ?
E ha mai pensato a quale sarebbe la reazione dei Camalli se i terminalisti decidessero di assumere ?
Potrei andare avanti all infinito ...
non c è peggior sordo di chi, appunto, non vuol sentire, e purtroppo a genova di sordi ce ne sono parecchi.
Con tutto il rispetto per le legittime opinioni altrui, naturalmente

Spedito da: Genova Pubblicato il: 20 aprile 2017 alle 22:57

Errico Malatesta

@mordor
Negri e soci si facciano promotori di un bel gesto: ripianino loro i conti 2016 della Compagnia Unica. Con quello che hanno ricavato dalla vendita è il meno.
Giorni fa "Mordor" si stracciò le vesti rispetto a questa richiesta, dicendo che il prezzo ricavato dalla vendita (davvero esorbitante) non riguardava Genova (cioè il Sech) come a dire che il Sech, utilizzando la Compagnia Unica, non ha "strappato" un prezzo alto, proprio perchè il valore del Sech sarebbe stato "deprezzato" dall'utilizzo della Compagnia Unica.
Si prega di non scherzare.
Se il Sech non ha "strappato" un buon prezzo, vuol dire che a fare la parte del leone è stata la quota di Negri e soci nel Porto di Voltri (40%) che è, notoriamente, il più alto utilizzatore nel Porto di Genova, della Compagnia Unica.
E siamo dunque daccapo.



Spedito da: Genova Pubblicato il: 20 aprile 2017 alle 22:29

Errico Malatesta

@ugo
Ognuno ha il diritto di esporre le proprie idee. L'ultimo post di ugo è però, disarmante. Continua a ripetere che i camalli hanno un "monopolio" che, evidentemente, non è quello che la legge attribuisce loro, altrimenti non si lamenterebbe.
Gli è stato detto in tutte le salse. Se i terminalisti non vogliono chiamare i camalli, non li chiamano. E' quello che fa Spinelli, li chiama proprio poco. E così Messina, che li chiama sempre meno. Loro diritto non chiamarli.
Li pagano quello che vogliono, chiamandoli a cenno, mentre i loro dipendenti diretti fanno sì quello che meglio li aggrada e alla fine, su conguaglio produttività di un milione e trecentomila euro....suddivisi su TUTTI i terminal e non so quanti chilometri di area lavorativa...i terminalisti.. piangono miseria.
Persino Toti, che non mi pare appartenga alla Quarta Internazionale o abbia tentato di entrare nella Rote Armee Fraktion di andreas baader, ulrike meinhof e Gudrun Ensslin, ha detto... "lasciate perdere, pagate, di cosa stiamo parlando...".

Basta, dunque.




Spedito da: Coronado Pubblicato il: 20 aprile 2017 alle 15:11

Matt

Partenza flash per alcuni novelli presidenti, che si distinguono per non essersi presi la briga di sfogliare la legge riformata.
E cosi qualcuno distacca funzionari ed impiegati di enti pubblici (Regione) alle AdSP, confondendo contratti regolati dalla funzione pubblica con quelli regolati dal diritto privato, altri assumono provvedimenti (licenziamenti) senza averne i poteri esponendosi a cause milionarie, altri presentano bilanci di previsione al comitato portuale già scaduto "dimenticando" di informare di cause multimilionarie per contratti d'appalto monstre, (di importo equivalente ai ricavi di un anno), altri nominano membri del consiglio di gestione privi di qualsiasi competenza.
La maggior parte dei presidenti non possiede i requisiti per essere nominata, alcuni non avrebbero i requisiti per partecipare ad un concorso da dirigente dell'ente che presiedono, ma l'importante è che l'ANAC non strepiti.
Gli Enti non sono da meno.
Autonomine dispettose di Regioni contro Sindaci, entrambi i vertici nominati in comitato di gestione, imprenditori terminalisti e avvocati marittimisti loro patroni nominati dagli enti.
Lotte fratricide tra presidenti per la presidenza di assoporti, dopo lo scandalo dell'uscita di Genova da assoporti al termine del periodo di presidenza della medesima dell'ex presidente genovese.
Diverse false partenze insomma, ciononostante lo starter non ha emesso richiami individuali nè ha alzato bandiera nera, per rimanere in tema se non marittimo almeno da velisti.
La regata prosegue tra OCS colossali, barche fuori stazza, boe saltate e percorsi tagliati.
Il comitato di giuria composto da giudici arruolati al Livestock Forum di Barcellona scelti tra mandriani uruguagi, in mancanza di specialisti della vela, assiste beato e si congratula del fatto che, nonostante l'overcapacity dei terminal tanto reclamata, i volumi totali dei contenitori in Italia siano i medesimi da 10 anni.
Per fortuna c'è la stampa che vigila.
Ah già la stampa, beh questo è un capitolo a parte ne riparleremo...

Spedito da: sampier d'arena Pubblicato il: 20 aprile 2017 alle 13:38

ugo

@ vigo

Vede, bisognerebbe uscire dalla solita ipocrisia dei portuali genovesi vessati, e anche dal fatto che il bieco padrone terminalista li vuole affogare.
La realta' : i portuali non sanno amministrarsi. Questo lo sanno anche le pietre di palazzo san giorgio.
Quando una azienda non sa amministrarsi falisce, ma nel caso di questi signori non può fallire, per ragioni politiche. Quello che ho citato nel mio precedente intervento circa le intromissioni della politica in questa vicenda è la riprova che pur di non avere la gente in strada con i candelotti (sotto elezioni) non c'è colore politico o ideologia che tenga.
E poi, Lei è mai andato sulle banchine a vedere per davvero come si svolge il lavoro portuale in italia ed in particolare a genova?
Ci vada, si faccia invitare da qualche terminalista; vedrà che allora potrà - SI - documentarsi a dovere su questa problemtatica, senza ipocrisie, con i fatti.

Spedito da: Pubblicato il: 20 aprile 2017 alle 09:41

Giampaolo Speranza

Vedo ormai tutti assuefatti rispetto al terminal di Vado Ligure... A quali costi e su quali presupposti questa opera sia in costruzione, questo è meno chiaro.
Sul fronte dei costi, è chiaro che tutti o quasi i soldi investiti dall'Autorità di sistema ancora di recente per le opere "esterne" devono essere considerati come veri e propri costi della piattaforma. Alcune somme (parco ferroviario) vengono peraltro spese tramite il fantoccio del VIO, longa manus pubblica, ma serviranno sempre e solo al progetto della piattaforma. Chi è che ci presenta un quadro razionale delle risorse (pubbliche) utilizzate, al netto dei proclami di Canavese &co?
Sui presupposti: qualcuno - bugiardo! - dice che servano fondali da 17 metri per servire una nave da 18mila teu (chiedete però a Suez...) o che gli altri terminal locali non siano in grado di ospitare navi sopra i 14000 teu (ma andate a vedere Spezia e Genova con i vostri occhi, o almeno leggetevi l'avvisatore marittimo...). In tutto questo mega-sprecume di soldi a vantaggio dei soliti pochi e per un business che lascia poca ricchezza in loco, la costa di Savona viene distrutta e i lavoratori di Genova riceveranno presto un'altra mazzata terrificante in termini occupazionali.
Ma va bene così, anzi va benissimo così e pare proprio a tutti.

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