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Modello Genova, le anomalie del rischiatutto in porto

Non esiste più il modello Genova indicato come esempio virtuoso dai ricercatori della prestigiosa università americana di Princeton. Oggi si celebra semmai l’anomalia della decadente roccaforte dello shipping. E’ una Pasqua da rischiatutto in porto e la liturgia non è rassicurante. Ripropone infatti lo storico dilemma: lasciare che Genova si strozzi metaforicamente, appesa alla fune di una bitta taroccata, oppure tentare una rivoluzione radicale per rilanciare il valore del lavoro e piegare, insieme alla burocrazia, la vocazione consociativa sfociata nel protezionismo degli interessi contrapposti al bene comune. Un tema ricorrente: quali città e classe dirigente corrispondono a un’industria portuale in pieno sviluppo, pronta al salto di qualità? Per rivitalizzare il proprio appeal, Genova dovrebbe rappresentare davvero il porto, il suo cosmopolitismo, la sua cultura, la dimensione globale. E garantire economicamente ricadute sociali e occupazione soprattutto con investimenti in infrastrutture, istruzione e cultura. Rifiutando compromessi con le vecchie comunità operaie, imprenditoriali, politiche e sindacali. Trovando un antidoto al dilagare dell’automazione e vie di fuga davanti a una nuova ondata tecnologica di espulsione del lavoro.

L’unità d’intenti sembra essere condivisa da Regione, Comune e Autorità portuale. Ma, nei fatti, le dichiarazioni di principio si scontrano con impasse fumose e incomprensibili, a cominciare dalla scelta definitiva del rappresentante di Tursi all’interno del board di Palazzo San Giorgio. Fortunatamente l’amministrazione non pensa più, come in passato, che il porto debba restituire i suoi beni alla città. Ma l’assenza di decisioni coraggiose costituisce un freno allo sviluppo. Si disquisisce su leggi speciali che non hanno alcuna possibilità di essere varate, si rallenta sull’autonomia finanziaria. Cancellata in extremis dalla pessima e finta riforma Delrio, una modesta autonomia potrebbe almeno bilanciare il clientelismo del ministero dei Trasporti a favore del Sud e le risorse dilapidate in opere inutili come la piastra logistica di Taranto.

Impiccarsi alla bitta o tentare di prevedere quello che accadrà. Una Autorità portuale che si proponga di modificare lo stato delle cose, non può eludere il nodo del futuro: non le basta capire come intervenire sulla situazione data, le occorre anche cogliere i movimenti profondi della struttura sociale che, se lasciati a sé stessi, orienteranno l’evoluzione collettiva. E’ in grado e soprattutto ha la volontà l’Authority guidata da Paolo Signorini di proporsi come punto di equilibrio fra i vari soggetti in campo, di “regolare” da un lato ma dall’altro, magari temporaneamente, di sporcarsi le mani sostenendo la Culmv in uno dei passaggi più delicati della sua storia, quello che deve portare al riequilibrio dei conti, al risanamento e alla ristrutturazione interna? In un porto grande e importante come quello di Genova, nessuno ce la può fare da solo. Il ruolo del soggetto pubblico è centrale. Con le norme del “correttivo”, è possibile varare un piano di interventi sociali e di formazione con risorse a carico della stessa Authority, nei limiti del 15% delle entrate per tasse sulle merci. In questo scenario si può chiedere alla Compagnia Unica di affrontare i problemi di efficienza interna. Ma non si possono pretendere i salti mortali senza una rete di protezione. Il piano del lavoro è oggi la priorità assoluta. Quanto vale un portuale in termini di ricadute sul territorio, indotto, tenuta sociale? Quanto vale rispetto allo scandalo Alitalia e dintorni, alle speculazioni, agli sciacalli delle banche, gli avvoltoi dell’impresa, alle voragini finanziarie provocate da manager senza scrupoli né morale che hanno lasciato sul lastrico migliaia di risparmiatori? Quanto vale l’uomo nel ciclo produttivo, all’interno di mercati finanziari intrinsecamente inegualitari che favoriscono la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi big players. Anche il dibattito sull’ “Agenzia del lavoro” è stato abbondantemente strumentalizzato. Non possono essere i terminalisti a lanciarlo ma, semmai, dovrebbe partire tutto dall’Autorità di Sistema Portuale.

Non può più essere tollerata nemmeno l’insostenibile pesantezza della burocrazia che attraversa in lungo e in largo gli apparati della pubblica amministrazione portuale, a Genova come a Roma. Troppi i ritardi e troppo alti i costi per la merce, gli importatori e per la reale credibilità del nostro sistema portuale rispetto ai concorrenti: il numero delle nostre autorità di controllo non ha uguali al mondo e anche quando l’Unione Europea produce norme valide, nel percorso di recepimento l’Italia riesce sempre ad aggiungere clausole peggiorative sotto il profilo della burocrazia e delle spese che poi indeboliscono l’intero sistema.

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Commenti inseriti: 303 — pagina 1 di 13

Spedito da: Livorno Pubblicato il: 24 maggio 2018 alle 15:03

Il Caimano

Quando un ricco dirigente pubblico del settore portuale chiama Assoservizi ciò che in realtà è Assoporti Servizi, beh, significa che dopo avere toccato il fondo abbiamo allegramente iniziato a scavare alla ricerca di nuove frontiere delle figure di melma.
Saluti a tutti.

Spedito da: Pubblicato il: 24 maggio 2018 alle 15:01

pinhas

Caro Gdt,
come siamo suscettibili, non mi sembra proprio nel mio post siano riscontrabili "insulti, giudizi o sentenze"! Gli amici sono amici e ognuno dovrebbe scegliersi quelli che vuole senza vergognarsene, men che meno di fronte alla ciurma di Pilotina, sennò che amici sono..?
Ad ogni modo sono sempre disponibile, purché non si faccia confusione sul termine casa: il quartiere è una suburra, senz’altro, ma delle abitazioni altrui non mi curo: la mia, dove sta ben scritto il mio nome, è parva (del resto con 30 lordi a bastonata, o poco più se usi lo sfollagente deluxe, hai voglia a manganellare!) sed apta!
Ciao
P.

p.s.
@Andrea:
Assoporti Servizi, l’integratore (a tue/mie/nostre spese) della ricca pensione di un vecchio ma arzillo senatore comunista. Spolverata la poca fuffa indicizzata, è subito lì, per chi vuole

Spedito da: Mosca Pubblicato il: 24 maggio 2018 alle 12:35

Arbi Barayev

Pinhas,davvero divertente il tuo attacco a Report. Come quello che viveva a Scampia e se la prendeva con la tv colombiana perché copriva i narcos locali.
Pinhas, fai una cosa: prima abbandona la barca dei vory v zakone, poi riprendo pure a puntare il tuo grasso dito contro la Rai.

Spedito da: Pubblicato il: 24 maggio 2018 alle 10:33

Ugo Pennisi

Concordo con Matt e Pinhas. Report avrebbe dovuto amaramente constatare che il caso di Rotterdam funziona (anche e) proprio perché nei Paesi Bassi c'è un solo porto, collettore di tutti gli investimenti nazionali...ma certo questo evidente ragionamento non andava bene alla pletora di scaldapoltrone intervistate (peraltro, singolarmente prese, degnissime e competenti persone) che affollano le ADSP e compagnia bella. Lo spirito originario della riforma portuale era la riduzione drastica delle autorità (4 o 5 al massimo), ma è stato tradito in corso d'opera, e lo sappiamo tutti.
Al netto dello spottone forse anche di matrice politica (quello dei privati resta evidente), resta sbalorditiva l'inettitudine del giornalista.

Spedito da: porto Pubblicato il: 24 maggio 2018 alle 10:22

andrea

@pinhas
assoporti aveva forse da catalizzare altri circuiti... Ma adesso cambia tutto, vedrai... analisi costi-benefici prima di tutto, no!
Ma poi, quell'Assoservizi di cui scriveva Matt???

Spedito da: Genova Pubblicato il: 24 maggio 2018 alle 09:23

G. Merello

@ Richy CU
Condivido in pieno, speravo che Salvini almeno riuscisse un po a circoscrivere i danni di quel movimento in rete che raccogliendo una valanga di voti assistenzialistici al Sud sta per governare l'Italia.
Pensare Di Maio ministro Sviluppo e Lavoro e la "No Tav" Castelli ministro delle infrastrutture...non ci sono parole!

@ Piero
Sul nuovo governo...Dio ce la mandi buona. Quanto alla timbratura biglietti sui bus a Genova (e altrove) certo la testa non la scommetto. Però, per AMT esistono molte forme di titoli di viaggio, per chi usa ogni giorno il mezzo pubblico abbonamenti settimanali, mensili e annuali, biglietti on line a via sms. Quando salgono due controllori in genere non vedo stragi ma pochi casi singoli di multe

@ Paolo Ruffino: condivido in pieno le opinioni in particolare su PSA e Aponte...Non sono l'unico a guardare i fatti, passati e presenti, e non i malevoli processi alle intenzioni..

Spedito da: CONFETRA ROMA Pubblicato il: 24 maggio 2018 alle 07:19

Nereo Marcucci

L’esigenza di alleggerire il carico amministrativo e burocratico che grava sulle nostre imprese rappresenta oggi una priorità assoluta per chi opera sui mercati internazionali cercando di affermare la capacità e la qualità del sistema produttivo Made in Italy.
Sia il livello istituzionale che quello amministrativo presentano elementi di frammentazione esasperati, che rendono il processo decisionale poco lineare, e che producono un insopportabile sciupio di tempo, risorse, talento, intelligenze. Il tema della semplificazione e della costruzione di un sistema pubblico business friendly rappresenta un terreno sul quale, al pari di tanti altri, le grandi Confederazioni rappresentative delle categorie produttive possono coerentemente presentare al nuovo Governo un punto di vista unitario. Dobbiamo rafforzare la coesione, i momenti comuni di analisi e proposta, ed auspicabilmente giungere ad una Agenda unitaria.
Nei prossimi giorni si terrà anche l’Assemblea Generale di Confcommercio, ed il prossimo ottobre quella di Confetra. Vanno costruite tutte le condizioni affinché le tre Confederazioni, e le rispettive articolazioni trasportistiche e logistiche, lavorino insieme. La manifattura non può non concepirsi essa stessa come il vero innesco di una moderna ed innovativa supply chain logistica, e la logistica rappresenta oggi il vero valore aggiunto per rendere le nostre produzioni competitive nel mondo. Dobbiamo eccellere nella qualità della proposta, da sottoporre ai decisori istituzionali, ma anche nella autorevolezza della rappresentanza e nella capacità di “fare sistema”.
uest’ultimo aspetto, che tanto invochiamo quando i destinatari sono i nostri interlocutori istituzionali, deve anzitutto valere per le principali rappresentanze associative. Ne va della nostra stessa credibilità.

Spedito da: Sussisa (Ge) Pubblicato il: 24 maggio 2018 alle 06:53

Ghigno di tacco

Caro Pinhas
Forse ti sarebbe utile dare un'occhiata in casa prima di vomitare insulti sul resto del mondo. O il marchettificio nostrano non conta, per chi è abituato a elargire giudizi e sentenze?
Quando lo vorrai possiamo serenamente parlare di concorsi a premi, minacce via marketing e fogliacci usati come clava per mettere insieme pranzo e cena.
Accetti la proposta?
Salutaci tanto i manganellatori (a proposito: 30 euro a manganellata sono davvero pochini...).
GdT

Spedito da: Pubblicato il: 23 maggio 2018 alle 12:18

pinhas

Ineccepibile Matt. Resta solo da capire il quantum e chi ha pagato per lo spot. Perché, al netto del pietoso tentativo (che pure avrà ingannato qualche inesperto) di passare pubblicità per giornalismo, finché si tratta di Contship, DBA o Parisi non me ne frega nulla. Ma da contribuente (e non solo da forzoso finanziatore Rai) sento puzza di sponsor ministeriale (vergognosa la pubblicità alla fandonia delle Zes), regionale e di alcune AP.
Credo che invece stavolta Assoporti non abbia fatto da collettore, troppe assenze. Forse i 112mila spesi per allestire il circo di Shangai (ho contato 3 cinesi nella foto qui pubblicata, ne avrebbero raccolti di più in Piazza Statuto) e i 40-50mila spesi per alloggiarvi i chair-heaters (e i giornalisti amici) sono bastati...

Spedito da: Coronado Pubblicato il: 23 maggio 2018 alle 12:00

Matt

@ Timoniere

Va bene che sei bravo, ma non posso mica candidarti tutti gli anni no?

Spedito da: Pubblicato il: 23 maggio 2018 alle 11:56

giorgio.carozzi

@matt
scusa...ma non avevi già candidato il sottoscritto?!?

Spedito da: italia Pubblicato il: 23 maggio 2018 alle 11:17

paolo ruffino

Condivido il plauso di Ciurmaiolo, ossigeno...! E di questo c'è enorme bisogno. Non dimentichiamo che viviamo sempre tra abili navigatori che, a parte naturalmente Psa Vte a Voltri, non investono e non rischia nulla e qualcuno si permette anche di fare il nichilista. Dopo che da una vita fa il grillo parlante e il moralizzatore nei confronti di chi invece ha rischiato e spesso anche perso molto.
Ora a scanso di equivoci dico solo che dobbiamo augurarci che duri a lungo la grinta di Aponte, che possiede argomenti ben più consistenti di quelli che possono avere i terminalisti genovesi e i loro alleati fondi.
Mi sa che questa volta le cose potrebbero andare diversamente dal passato.
Speriamo. E speriamo anche Aponte vada avanti con questa energia per parecchi anni.
Timoniere non mollare!!!


Spedito da: Genova Montallegro Pubblicato il: 23 maggio 2018 alle 10:27

Gotta Continua

È proprio in crisi questa città. Pensate: Conosco una piccola e malandata cooperativa che per mettere i costi in ordine non è riuscita a trovare uno straccio di commercialista. Poveracci, sono stati costretti a emigrare a Porto Marchetta, in Egitto, nella zona di Alessandria.
Una volta la città era piena di avvocati, assicuratori e commercialisti. Adesso sono rimasti i becchini e i truffatori.
Gotta Continua, Montallegro, maggio 2018.

Spedito da: Coronado Pubblicato il: 23 maggio 2018 alle 10:20

Matt

Torniamo per un attimo alla trasmissione Report ed alla puntata di lunedì 21 maggio che ho criticato senza dare spiegazioni del mio punto di vista per quanto poco possa contare.
L’introduzione del giornalista Sigfrido Ranucci è inizialmente suggestiva ma riprende un concetto sviluppato dall’ottimo Daniele Testi capo del settore marketing del Gruppo Contship Italia diversi anni addietro.
Southern Gateway – Change your point of view - era lo slogan lanciato mi pare nel settembre 2014, ricorderete l’immagine capovolta dell’Europa, i terminal marittimi del gruppo, Gioia Tauro, Cagliari, La Spezia e Ravenna in evidenza, la joint di Salerno con Agostino Gallozzi era ancora un progetto, e Melzo collettore e distributore delle merci verso nord.
Due parole sulle interviste.
Quelle al commissario dell’AdSP di Gioia Tauro, C.A. Andrea Agostinelli ripreso in abiti civili, che riveste contemporaneamente il ruolo di Capo del 2° REPARTO - Affari giuridici e servizi d’Istituto al Comando Generale delle Capitanerie di Porto e dell’Ing. Francesco Russo, vice presidente della Giunta della Regione Calabria con deleghe a porti e logistica, non rendono giustizia allo spessore dei protagonisti, i curricula di entrambi sono eccellenti, riducendoli da esperti a sponsor di un porto al collasso oggi bloccato dalle frizioni tra MSC e Contship, abili tuttavia entrambi nel mascherare il sostegno al gigante ginevrino più evidente in altre occasioni.
Dell’intervista al presidente dell’AdSP di Bari e Brindisi, Ugo Patroni Griffi, meglio non sottolineare gli aspetti grotteschi ad esempio quello dei traffici con Burgas e Alessandropoli.
Saltando al nord la trasmissione evita accuratamente Salerno, Napoli, Civitavecchia, Livorno e La Spezia, arriva a Genova e all’intervista al presidente Paolo Signorini che non racconta nulla di nuovo, salvo ripetere i soliti mantra, aggrediamo i mercati di Svizzera e sud Germania, completiamo il terzo valico e via così.
L’inossidabile Rino Canavese presenta in due parole l’Interporto di Novara e dati occupazionali interessanti, nessuna traccia degli altri interporti, Melzo, Verona, Padova, Bologna per non parlare di quelli più a sud, non una parola sull’impatto della logistica sull’economia della Campania ad esempio.
Non una parola su Ravenna e Venezia, né sull’importanza delle rinfuse liquide i cui volumi costituiscono il maggior traffico di Trieste.
Trieste peraltro è ben rappresentata dal suo presidente Zeno D’Agostino, vero catalizzatore di processi di radicamento sul territorio e di investimento soprattutto dall’estero, e dagli esperti del Parisi Group. Sta facendo molto bene D’Agostino nella promozione dell’intera industria triestina, sebbene indulga nell’elaborazione pro domo sua dei dati di traffico, speriamo lo lascino continuare.
Parte poi lo spot di DBA Group, effervescente realtà del Triveneto attiva nei settori dell’ingegneria e dell’IT con un focus sui sistemi di PCS.
Il Gruppo dei fratelli De Bettin si pone come serio interlocutore e competitor per la realizzazione di un sistema di PCS ampio e articolato, che possa superare, integrare, far dialogare e finalmente funzionare tutti quei sistemi a partire da AIDA delle Dogane, PMIS delle Capitanerie, PLS di UIRNET passando per tutta una serie di acronimi, presenti ormai in ogni porto, suggestivi quanto inefficaci.
Chissà se DBA riuscirà a superare l’ultimo ostacolo, quello degli spedizionieri e doganalisti che operano nei singoli porti e tentano di sopravvivere all’onda incalzante delle case di spedizione internazionali.
Da notare la lungimiranza nell’investire in risorse umane, il Gruppo ha appena arruolato la bravissima la padovana Claudia Marcolin, ex segretario generale dell’AP di Venezia, profonda conoscitrice delle dinamiche di porti e logistica, affidandole il ruolo di A.D. della controllata DBLab, sarà lei il vero valore aggiunto nell’impresa di penetrazione nel mercato della portualità.
La trasmissione sorvola poi radente Tangeri e racconta del suo porto e delle incredibili opportunità che trovano le imprese italiane laggiù.
Tante grazie, se in Italia fossero applicabili le agevolazioni fiscali praticate in Marocco, ci sarebbe la fila di investitori sino a Suez.
Ma, sebbene il giornalista possa trovarlo incredibile, l’Italia è parte dell’UE, che proprio in questi giorni ci accusa di corrispondere aiuti di stato vietati perché le AdSP non pagano tasse sui canoni concessori, figuriamoci se proponessimo la defiscalizzazione totale delle imprese per cinque anni con il dichiarato intento di far concorrenza o emulare Rotterdam.
Semplicemente ridicolo.

La verità è un’altra. Per limitarsi a questo caso è evidente come la trasmissione sia stata commissionata o acquistata su proposta della redazione, come spessissimo accade, dai protagonisti che hanno ritenuto di investire risorse in questo genere di marketing ad ampia visibilità considerando l’alone di giornalismo d’inchiesta che aleggia intorno a Report.
È fenomeno noto a tutti come i media vendano spazi destinati in apparenza all’informazione per scopi promozionali dietro pagamento.
La chiosa finale in due parti di Sigfrido Ranucci, che potrete trovare sul sito di Report disponibile anche in pdf, è la prova della scarsissima qualità del prodotto, del pessimo servizio reso alla portualità, per non parlare del ruolo, ancora una volta disatteso, di fornitore del servizio pubblico di informazione che dovrebbe svolgere RAI3.
Da Report mi sarei aspettato qualcosa di più intrigante, ad esempio un’indagine sui costi del progetto PMIS dal 1994 al 2017, ma si tratterebbe di un’inchiesta vera e probabilmente scomoda.

Insomma a questo giro niente Pulitzer per Sigfrido Ranucci e Michele Buono, peccato sarà per un’altra volta.

Spedito da: Spianata Pubblicato il: 23 maggio 2018 alle 10:04

Davide

Mi candido a Timoniere di PilotinaBlog e invio il mio cv... Tra l'altro sono stato copilota in un barcone di ormeggiatori a Rotterdam, Pilota del Porto certificato alla Sorbona di Le Havre, capo pilota a Valencia!!!
rsvp

Spedito da: spianata Pubblicato il: 23 maggio 2018 alle 10:01

Davide

Mi candido come timoniere di Pilotina Blog! Invio in mio cv, tra l'altro sono stato anche copilota a Rotterdam in un barcone di ormeggiatori!!!
rsvp

Spedito da: MILANO Pubblicato il: 23 maggio 2018 alle 09:25

ENRICO VIGO

IL “MANIFESTO” DI GIORGIO CAROZZI, APPLAUSI

Bella analisi condivisibile, uno spunto stimolatore, utile per ricompattare una sinistra che non c’è e che ha abdicato al suo ruolo, lasciando vuoti politici, tanto da infarcire i programmi populisti con vistosissime istanze sociali, di cui persino la Camusso/CGIL s’è accorta fuori tempo massimo. La perdita di valori e la ubriacatura tardo-riformista si sono impadroniti di una SINISTRA-CHE-NON-C’E, più realista del re, tanto da fare più danni di Berlusconi (che certe schifezze si è astenuto dal farle) con i suoi giuslavoristi. Per non parlare degli errori imperdonabili a tutti ben noti talmente eclatanti, di una gravità inaudita, da sfasciare persino le macerie della sinistra. Riflettiamo pure, ma rendiamoci conto che di fronte ai populismi oggi non c’è una opposizione con le idee chiare, bisogna quindi rifondare e riparametrare la spinta ideale ed i valori, insieme all’organizzazione, rottamando le indecenze partorite da menti bacate. Oggi godiamoci pure quella sorta di peronismo-gollista-giacobino che abbiamo prodotto noi, sordi ciechi e cocciuti, incapaci di cogliere le istanze sociali. E lo squallore denigratorio del PD verso chi sta tentando di fare un governo è veramente sconvolgente, stanno disquisendo su una stecca del pianista dell’orchestrina del Titanic, mentre stanno per farsi speronare dall’iceberg: si guardassero in casa … Quanto al CDX, oramai dissolto, le voci stridule sono talmente stonate da restare sbalorditi, in devastante crisi anafilattica. Quanto a chi dovrebbe essere il nuovo titolare del MIT invece qualche diffusa preoccupazione comincia a farsi strada negli ambienti dello shipping e della portualità, ma a pensarci bene peggio di come siamo conciati oggi … d’altra parte ora è il momento degli esorcisti e all’orizzonte non ce ne sono, e a convivere con le tossicità ci siamo abituati.

Spedito da: VeraCroce - Home Port Pubblicato il: 23 maggio 2018 alle 07:32

El Makiko

State sereni che un ministro dei trasporti peggiore di delirio è impossibile che lo facciano , non ci riescono neanche se si impegnano, anche la Castelli apparirebbe un gigante in confronto al mormone con la passione per le piste ciclabilli..


Spedito da: porto Pubblicato il: 23 maggio 2018 alle 01:55

Ricky CU

povero signorini e poveri tutti noi se davvero il nuovo ministro dei trasporti-infrastrutture dovesse essere questa castelli che stesera ho visto a porta a porta
chiedo asilo politico a gioia tauro!!!!
PS - caro timoniere, complimenti davvero convinti per la tua analisi che in giro se ne leggono pochine, bravo!!!


Spedito da: Boston Pubblicato il: 22 maggio 2018 alle 23:50

Ciurmaiolo

Strepitoso timoniere, il tuo post è ossigeno!!!!!
Stai attento, se ti leggono gli attuali artefici del "forse" prossimo governo, rischi che fanno il tuo nome al Presidente, portati avanti, metti a posto il curriculum!

Spedito da: Manchester Uk Pubblicato il: 22 maggio 2018 alle 23:16

Piero

Scusa Merello non Merrillo
A riguardo delle ultime “ministro Savona”
Il vero terrore dell'attuale establishment politico finanziario (nelle sue estrinsecazioni europee e nazionali) non è tanto la tenuta dei conti pubblici quanto la possibilità che le forze anti-sistema (nella fattispecie quelle Sovraniste) possano essere supportate da una classe dirigente autorevole e preparata, perché questo darebbe il via ad un vero e proprio passaggio di testimone.

Spedito da: Genova aeroporto Pubblicato il: 22 maggio 2018 alle 17:31

Piero

In italia OGNUNO FA QUELLO CHE GLI PARE : Chi non rispetta ne segnaletica, ne limiti di velocità. Chi imbratta le strade di urine e feci con i cari animali domestici. Chi spaccia droga davanti alle scuole. Chi entra e chi esce dal nostro paese con estrema facilità. Chi entra dentro casa e non lo puoi toccare e se chiami un carabinere o un vigile urbano ti risponde che non è compito loro ma di rivolgerti ad un avvocato
Caro Merrllo purtroppo confermo nessuno timbra il biglietto in autobus, ultimo viaggio tre poveri profughi che montano sul bus gridando e con la birra in mano
Menomale che ritorno per un po’ in Uk, bah

Spedito da: MILANO Pubblicato il: 22 maggio 2018 alle 11:55

ENRICO VIGO

STA NASCENDO LA TERZA REPUBBLICA E NON CE NE ACCORGIAMO.

Bravo "marco" ha ragione da vendere, mi associo. Rilancio dicendo che i "poteri forti" si stanno scatenando sui media in modo indecoroso contro M5S+LEGA, senza neppure consentire di mettere alla prova chi ha democraticamente vinto seppur parzialmente le elezioni, a causa di un sistema elettorale proporzionale diabolico. Un paese è rispettato se ha un governo legittimo e se ha una opposizione seria (oggi non esiste opposizione, ma chiacchericcio denigratorio diffuso SX/DX). Vinca invece la democrazia, il rispetto per chi ha i numeri per governare.
Mi preoccupa il fatto che portualità e logistica siano ai margini del "contratto" di governo, ma è presto per allarmarsi. Concludo dicendo che anche l'atteggiamento del Presidente Mattarella, se troppo burocratico e protocollare all'estremo (leggi tempo perso per far nascere il governo), può essere generatore di allarme per "mercati" ed Europa. Che si diano tutti, ma proprio tutti, una regolata.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 22 maggio 2018 alle 11:44

giorgio.carozzi


@Piero Gobetti & C.
Impossibile fare le pulci alla tua analisi. Impossibile non condividere gli ultimi interventi di Marco e di Matt. Ma anche tu, caro Piero G., trascuri un non irrilevante tassello: è altrettanto agghiacciante che il centrosinistra o comunque le forze riformiste abbiano fatto di tutto, ma proprio di tutto e di più, per consegnarci questa Italia e gettarci nello sconforto totale. La prova generale, non puoi dimenticarlo, l’avevano messa in scena proprio sotto il nostro naso, imponendo contro Toti per le Regionali una candidatura perdente sul nascere, improponibile, che godeva di tante chance di successo quante ne potrei avere io di diventare arcivescovo di una basilica lateranense. Poi, dopo cinque anni di Amleto Mestizia che bastano e avanzano per dimezzare qualsiasi forma di consenso, hanno cinicamente replicato con Tursi. Per farci dispetto? Perché sono rimbecilliti? Perché pensavano di giocare col fuoco senza bruciacchiarsi? Per arroganza, inadeguatezza, impreparazione, supponenza???
Dici che ci hanno consegnati nelle fauci di Mangiafuoco... Bene, vero, logico e scontato. E ora, che si fa? Non sarà un processo lineare liberarsi dall’idea che qualcuno, altri, debbano governare per nostro conto. L’educazione moderna nasce per costruire quella specie di fantasma concettuale chiamato “Stato-nazione” e che si pensava potesse prendersi cura dell’affermazione della dignità nella vita di tutti. Quel fantasma alimenta dunque “di per sé” nazionalismi, populismi, neocolonialismi e relazioni sociali patriarcali e razziste.
Possiamo farne a meno, dipende da noi. Coltivare, accompagnare, proteggere e raccontare la speranza non significa affidarsi all’ottimismo né a improbabili progetti costituenti per un vago e sospirato avvenire. Significa, forse, cominciare a leggere la realtà anche in modo aperto all’imprevedibile. La società, nel suo insieme, è il risultato di un’infinità di fattori e condizioni che il più delle volte non sono messi in conto dalle nostre modeste capacità di analisi. Capacità di gran lunga inferiori, per fortuna, alla potenza di un flusso sociale che non si arresta, di una ribellione del fare quasi sempre sotterranea ma capace di rimettere nelle mani delle persone il proprio destino.
Negli ultimi decenni, siamo stati talmente inondati dalla mentalità mercantile che il senso di comunità ci sembra un miraggio. Diritti come l’abitazione, l’istruzione, il cibo, la sanità sono diventati battaglie quotidiane. Oggi non ci sono più gli spazi per crescere e ciò preoccupa in particolare i progressisti perché in questo sistema la fine della crescita rende più difficile la lotta per l’uguaglianza e mette a repentaglio il lavoro salariato, oggi l’unica via a disposizione dei più per procurarsi da vivere. Ci siamo spesso illusi di poter addomesticare questo sistema e a tratti abbiamo pure avuto l’impressione di avercela fatta ma non è andata così.
Francesco Gesualdi parla dell’ultimo libro, che ha scritto con Gianluca Ferrara: nella società del benessere comune, ai privati non può essere permesso di gestire la moneta o l’energia e i diritti non vanno conquistati ma garantiti e vanno ricostruiti pilastri etici come solidarietà e fratellanza. La vera sfida da vincere è culturale, prima che economica
Un tempo non lontano anche i padroni del capitale erano convinti dell’utilità di distribuire meglio la ricchezza e di vivere sotto la guida di governi che pilotavano l’economia e garantivano alti livelli di sicurezza sociale. La bassa disoccupazione dava forza ai sindacati che strappavano continui aumenti salariali, mentre il vento in poppa della crescita consentiva ai governi di destinare quote crescenti di ricchezza alle spese sociali. Ma arrivò il tempo in cui i padroni del capitale dissero basta e la scena politica venne conquistata da Thatcher e Reagan che inaugurarono l’era del neoliberismo. Demolito il sindacato e svuotato lo stato di funzione sociale e potere economico, la legge del mercato ha iniziato a sventolare come unico vessillo. Ne è venuta fuori la società del male comune caratterizzata da una ricchezza sempre più maldistribuita, il potere economico sempre più concentrato nelle mani di pochi, il debito come pratica sempre più diffusa. Intanto la crescita, perseguita a livello globale, ha avvantaggiato solo poche élite, aggiungendo all’esercito degli scartati quello degli sfruttati e dei precari. Non c’è da stupirsi se l’atteggiamento di tanti è la rassegnazione. Per quanto spiacevoli, certi aspetti sono ormai considerati parte integrante della vita e come è inutile arrabbiarsi col vento o con la grandine, allo stesso modo è inutile ribellarsi alla disoccupazione, alla precarietà, all’incertezza. Tutt’al più si può cercare di guadagnarsi un buon posto lottando con tenacia nella battaglia quotidiana del tutti contro tutti. Ecco l’arrivo dei partiti nazionalisti che gettando la colpa di tutti i mali sull’esterno, offrono come soluzione i muri per impedire l’ingresso agli stranieri e gli eserciti per conquistarsi le risorse e i mercati altrui. Due proposte, quella liberista e quella protezionista, identiche nello spirito, ma diverse nei modi. Entrambi difendono la posizione dei più forti, senza nessun rispetto per le persone, né per l’ambiente. A chi se nion ai progressisti e ai riformisti democratici e socialisti spetta il dovere di lottare per un’altra economia fondata sul rispetto, sull’equità e sulla solidarietà per il riconoscimento dei diritti di tutti?

Spedito da: Torino/Genova Pubblicato il: 22 maggio 2018 alle 09:57

Piero Gobetti

Silenzio angosciante di una città e della Pilotina su questo "governo" e sul brodo di coltura che lo ha generato (Grillo, Casaleggio, fino ad arrivare a Toti e Bucci).

Rivoltante voltafaccia sugli insulti reciproci in campagna elettorale, chiusura dell'Ilva, no alla Tav e sentite un pò: veto sui ... massoni al governo! Ci risiamo, purtroppo: equidistanza sulla Repubblica Sociale Italiana e sulla Resistenza, e ora ritorno sui refrain delle demoplutocrazie massoni...

E nel nostro piccolo Bucci e Toti sono un tragico tassello di tutto questo. Agghiacciante

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