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5.000 sfumature di rosso nel laboratorio della decrescita

Come un peccato di prima mattina: caffè, focaccia e una pinta di rum per il super commissario che non intende intonare l’inno alla sconfitta. In questa guerra di indipendenza e liberazione, l’attesa è per il racconto di ciò che forse lo stesso Blek Macigno-Bucci preferirebbe dimenticare. Vorrà negare alla ciurma di Pilotina la ghiotta opportunità di concedersi un pizzico di maligno divertimento? Entrare con l’archibugio del trapper a Palazzo San Giorgio per far sloggiare Amleto Mestizia ha il valore di una missione ineludibile.
Non tanto e non solo perché il predecessore del Grande Blek rappresenta l’inadeguatezza di un abusivo che ha lasciato praterie spalancate per le scorribande del clan dei savonesi, della burocrazia dell’Autorità portuale, delle mazze dei censori, delle titubanze dei vertici istituzionali e della complice rassegnazione popolare. Il fatto è che Amleto Mestizia è l’ineguagliabile precursore della politica del non fare, il paradigma dell’inconsistenza supponente, il teologo della decrescita. Ma anche lo specchio rovesciato della deriva comune. Deprecare oggi è un insulto al buon senso, già sottilizzare è grottesco. Sapevamo tutto con largo anticipo, non esistono alibi dietro cui nascondersi. Se non l’insofferenza planetaria verso la bandiera di San Giorgio, come ai tempi dei Savoia. Del resto il piano sembra identico a quello di Vittorio Emanuele e del generale Lamarmora.

Oggi come allora, dai massacri nelle piazze e nelle chiese alle macerie. Genova è stata programmata da tempo come il laboratorio cardine della decrescita e intorno al porto sono state orchestrate tutte le nefandezze possibili. Il progetto non è nuovo e dispone di molti sponsor: investire sull’assistenzialismo e tagliare i fondi per la produzione, in quanto possibili moltiplicatori di consolidamento, crescita e occupazione. Nessuno, dunque, può restare allibito davanti alle cinquemila sfumature di rosso, ai tragici scherzi del destino, all’emergenza cronica, alla vacanza della mente. Il vero coraggio è ammettere vulnerabilità e precarietà del porto-città e raccontare Genova in una luce diversa. Le umiliazioni non finiscono mai.

A minare la leadership genovese ci ha provato con ottimi risultati il centro sinistra privilegiando il Nord Est, dilapidando milioni in porti morti e sepolti, varando una legge di riforma che grida vendetta e indebolisce ulteriormente il primato sui mercati della capitale della logistica italiana. Quelli di oggi pensano sia doveroso chiudere il cerchio, non lasciare il lavoro a metà. Investimenti, sostegni, visioni progettuali? Ma per favore… L’esaltazione dell’ignoranza e dell’incompetenza è un dogma. Sgretolare la prima industria nazionale dello shipping è diretta conseguenza: il decreto-Genova è uno schiaffo al lavoro, alle imprese, alla crescita, alla speranza. E l’accanimento pregiudiziale contro Autostrade ha la stessa valenza ideologica di chi non vuol lasciare spazio alla contrattazione e all’investimento.

Segnali di speranza? Pochi. L’aggregazione armatoriale giapponese One insedia sotto la Lanterna la propria centrale operativa. E Psa di Singapore investe altri 30 milioni di euro nel porto di Pra’-Voltri, rinnovando con 21 nuove gru gommate elettriche l’intero parco delle macchine diesel di piazzale. Messaggi lanciati con il cuore in gola dal terminalista e dagli operatori genovesi. Impegnati a tamponare le falle di un’azienda che genera complessivamente 120 mila posti di lavoro e garantisce 6 miliardi l’anno di entrate per lo Stato servendo l’area geografica con il più importante tessuto manifatturiero europeo e collegando il centro-nord est dell’Italia con la Francia e la Svizzera. La prima industria nazionale, sicuramente quella che ha fatto segnare il più alto tasso di crescita negli ultimi 10 anni.
La Ferrari della portualità tricolore: da Genova si imbarca il Pil italiano nel mondo. Ma è un’impresa globale già aggredita dai grandi caricatori che stanno imponendo balzelli esorbitanti su ogni container, quotidianamente monitorata dalle multinazionali del mare che pretendono galline con le uova d’oro e non cumoli di macerie e di promesse vuote. Genova potrebbe ancora trasformarsi in simbolo positivo di un Paese che non si rassegna alle disgrazie ma trasforma la tragedia in opportunità, può diventare la motivazione e la chiave per aiutare l’Italia a liberarsi dai vincoli imposti dalla burocrazia e dai codici bizzarri e metafisici dell’incompetenza. Pare però che la politica e il governo non riescano ancora a cogliere il pericolo di potenziale devastazione. Il crollo di Genova rischia di condizionare costi, produzione, occupazione e business dell’intero Nord Ovest e di molti mercati europei il cui sistema logistico fa perno sulla Liguria. Le incertezze e i ritardi sono incomprensibili, surreali. Il populismo sotterra la politica, la polemica surroga la discussione, il falso moralismo cancella razionalità e buonsenso: è un intreccio micidiale che condiziona ogni azione che oggi dovrebbe essere improntata solo e razionalmente al calcolo dei costi e dei benefici e, dunque, degli interventi immediati. I conti al ribasso li stanno già facendo le imprese portuali. Ogni 46 contenitori di merce sfumati, scippati o dirottati, costano un posto di lavoro, ogni 46 contenitori scappati altrove si perdono 1.380.000 euro di valore della merce e centinaia di migliaia di euro tra diritti ed Iva.

Mentre il porto di Genova cerca di garantire alla merce pari capacità produttiva e di servizio ad infrastrutture ridotte, il governo latita. Il ministro Toninelli battezza una nuova e inutile Autorità portuale a Messina ma non concede l’autonomia finanziaria a Palazzo San Giorgio. Che magari si troverà a dover pagare di tasca propria il richiesto azzeramento delle tasse portuali. Misura comunque inutile, se la merce non sbarcherà più a Genova. La capitale della logistica è in ginocchio: non rivendica un reddito di sopravvivenza, ma investimenti e incentivi concreti su un settore trainante per l’economia nazionale. Certo, servono risorse per risarcire vittime, sfollati e migliaia di imprese danneggiate. Servono Zona Franca o ZES della durata variabile almeno dai cinque ai dieci anni. Sarebbe oro colato realizzare il progetto, inseguito da decenni, che punta a collegare finalmente via ferrovia le banchine genovesi con il retro porto di Alessandria, coinvolgendo i vertici di Rfi, completamente assenti da ogni dibattito, come se il dramma non li riguardasse e fosse una bestemmia far viaggiare su rotaia migliaia di container.

Servono Terzo valico e Gronda, è quasi grottesco accennarne. Ma quel che più conta è un salto culturale, prendere cioè coscienza della consistenza e dei bisogni di un sistema-Paese che si muove grazie alla logistica. Bisogna essere pronti a tutto, nella città delle grandi emergenze. Anche al fatto che si areni l’annunciato e sospirato piano di colossale ristrutturazione interna varato dalla Culmv. Al quale anche dentro la roccaforte di San Benigno non tutti attribuiscono il valore di ultima spiaggia. O più semplicemente non hanno l’esatta percezione del dramma incombente. E’ una battaglia per la sopravvivenza, una sfida senza ritorno. Può essere supportata da strutture pubbliche (Authority) e ministeriali demolite da un’amministrazione impegnata a garantirsi il controllo della portualità anziché progettare riforme e crescita? Tutti, anche in Autorità portuale, sembrano terrorizzati da ANAC, ART, Procure, Corte dei conti e vendicatori alla ricerca di teste da mozzare. Ci sono diversi modi per reagire alle cronache recenti, al senso di frustrazione, di indignazione e incredulità.
Ma chi rappresenta il governo ha solo un percorso davanti a sé, da esplorare molto seriamente per stracciare il racconto di un’Italia ambigua, opaca, trasformista, debole, inconcludente, inadeguata.
L’Italia che al patto scritto preferisce l’idolatria.

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Commenti inseriti: 547 — pagina 1 di 22

Spedito da: http://www.runlal.com/new%20england%20patriots%2083-ID1627.html Pubblicato il: 29 dicembre 2018 alle 21:08

new england patriots 83

Più una serie di operazioni meno importanti per la squadra ma opportune per il bilancio: la posizione di Ardemagni e della metà di Gabbiadini.

Spedito da: Montecarlo Pubblicato il: 26 dicembre 2018 alle 11:32

Sukkia Kunsk

Auguri.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 26 dicembre 2018 alle 10:50

Enrico Vigo

Genova, voglia di RINASCIMENTO

La vera rivoluzione urbana si poggia su 5 pilastri:
1. declassamento binari costieri del treno ad uso urbano;
2. reintroduzione del TRAM;
3. prolungamento del METRO';
4. nuove importanti pedonalizzazioni centro e delegazioni;
5. Piazza della Vittoria rifatta e senza auto in superficie.

La messa in sicurezza di Genova con i vari canali scolmatori (iniziative ante governo giallo-verde a Roma e aministrazioni di CDX in Regione e in Comune a Genova) procede più o meno secondo programmi, la ricostruzione del ponte (con programmi ancora assolutamente incerti e provvisori) non può non marciare verso una normalizzazione senza la quale Genova implode, ma la vera rivoluzione dei prossimi 20 anni sarà quella di riconquistare punti in vivibilità e mobilità urbana secondo standard europeo dal quale oggi siamo purtroppo lontanissimi. Purtroppo non si percepisce ancora nulla di tutto questo, con l'alibi (poco credibile) del disastro Morandi. GIALLOVERDI & DESTRICOLI ancora non hanno idea di dove andae a sbattere per il futuro di Genova e questo è un argomento scottante che nessuno potrà più eludere. Dopo il 14 agosto 2018 nulla sarà più come prima, neppure il provincialismo e l'ignavia dell'opinione pubblica genovese potrà bastare a salvare la faccia a chi non è capace di guardare al futuro con l'obiettivo di far rinascere davvero Genova che non vive di sola monocultura porto. Quando leggo umoristici e patetici appelli a far ritornare Genova "SUPERBA", con improbabili parole d'ordine trite e ritrite da Istituto Luce del funesto "ventenno", provo una grande pena, il vero RINASCIMENTO di GENOVA è ben altro, perchè finora e di nuovo praticamente ancora c'è ancora nulla, nonostante la umidiccia stomachevole e abusata propaganda.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 25 dicembre 2018 alle 12:11

giorgio.carozzi


BUON NATALE....
MERRY CHRISTMAS

Causa peripezie e scorribande della Malacalza Corp. e quindi alla totale mancanza di spazi sul giornale, la PUNTATA NATALIZIA DI PILOTINA sarà on line giovedì 27 dicembre, preceduta sempre lo stesso giorno dalla tradizionale versione pubblicata sul Secolo XIX. È' la prima volta che accade e mi scuso con i lettori. Un sentito ringraziamento, accompagnato da sentimenti natalizi, vada dunque ai geniali vertici di banca Carige.
A VOI TUTTI, AMICI INSEPARABILI E BATTAGLIERA CIURMA, I PIÙ AFFETTUOSI AUGURI DAL VOSTRO TIMONIERE.
CON LA SPERANZA CHE IL DOMANI SIA UN PO' MENO TORMENTATO E AFFANNOSO!

Spedito da: Milano Pubblicato il: 25 dicembre 2018 alle 10:30

Enrico Vigo

Genova, Natale 2018 di (poca) speranza

Scivoleremo nei 4 anni dall'agosto 2018 prima di tornare alla normalità del traffico autostradale (se possiamo chiamare normalità un sistema vecchio e insufficiente in attesa della Gronda), primo responsabile il ministro Toninelli che ha escluso ASPI dalla ricostruzione del ponte, commettendo un grosso errore che avvantaggia ASPI sia civilmente che penalmente. Non si sa nulla dei progetti, non per omertà del Commissario Bucci, ma perché semplicemente devono ancora essere redatti. La roadmap data in pasto al pubblico è poco prudenziale, dettata da un efficientismo di maniera obbligato e in parte dettato dalla mania di fare troppa propaganda, che ha pochi riscontri oggettivi. L'incognita Tribunale, periti etc. pesa come un macigno, l'incognita amianto idem, i siti di smaltimento detriti non sono noti e forse neppure individuati. La reale capacità produttiva del consorzio che costruirà il ponte è tutta teorica, le variabili sono troppe.Se non verranno aperti altri importanti cantieri in Genova (già da anni finanziati ed in ritardo) per risarcire la città dalla sciagura, avremo una accelerazione della implosione demografica, sociale ed economica.

Buon Natale a IL SECOLO XIX, Carozzi, equipaggio di Pilotina.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 24 dicembre 2018 alle 15:46

G. Merello

Con Laura un abbraccio e auguri di cuore alla nostra Zena, in un punto cruciale della sua lunga storia.
Bentornato Paceco, se puoi resta. Ebenezer Scrooge poi si ravvede e diventa utile alla società, per costruire e ricostruire.
Chissà se avverrà anche per qualcuno, che zampetta la tolda, dedito solo a denigrare e demolire..
Buon Natale e Buon Anno di speranza a chi non vuole che la NOSTRA barca affondi.

Spedito da: 33r Pubblicato il: 24 dicembre 2018 alle 12:56

Laura

un abbraccio da Via del Campo e dalla nostra Zena ma soprattutto da me!

Spedito da: genova porto Pubblicato il: 24 dicembre 2018 alle 12:50

nico

Auguri a tutti gli amici, vicini e lontani!

Spedito da: Milano Pubblicato il: 24 dicembre 2018 alle 12:46

Cesare Ravasio

Auguri sinceri a tutti voi! Che le feste del Natale, colori, brilli di luce i vostri cuori e che l'arte sia veicolo tra sogni, bellezza e realta'

Spedito da: Ciavai - Zena - Repubblica delle banane Pubblicato il: 24 dicembre 2018 alle 09:51

Paceco

Tanti auguri di buon Natale al Timoniere Carozzi e alla Ciurma, anche ai tanti Ebenezer Scrooge che ormai zampettano la tolda della Pilotina
E speriamo che il 2019 porti qualche cosa di buono a questa povera città disastrata

Spedito da: Milano Pubblicato il: 24 dicembre 2018 alle 07:34

Enrico Vigo

MIT (Toninelli) ALLO SBANDO IN CERCA DI BUSSOLA

Con l'ultimo decreto "last minute, great confusion" Toninelli affida al Commissario Bucci giuristizione sulla logistica/viabilità portuale di Genova e del fantomatico sito merci di Alessandria. Con quale strumento normativo? Con quale dotazione finanziaria? E l'AdSP MLO che ruolo residuo avrebbe?

Mi sorge il dubbio che attorno al Ministro Toninelli ci sia un circo sfacciato e variopinto di intrallazzoni che si approfitta della sua inadeguatezza e totale impreparazione politica, giuridica, amministrativa e logistica, per gestire nella più totale confusione intrallazzi vari a favore di qualche lobby.

Bokassa in confronto è un gigante.

Questo modo di procedere non fa ritornare Genova Superba, ma Genova Barzelletta d'Europa.

Spedito da: Cantalupo Pubblicato il: 24 dicembre 2018 alle 00:07

Krumiro

@mabuse
Guarda che l'unico cameriere rimasto fedele nei secoli a Mala Calza è lo stesso che imperversa sulle banchine.

Spedito da: porto Pubblicato il: 23 dicembre 2018 alle 13:11

eugi blucerchiato

Vale...incassati i soldi dai Messina??? prese tredicesime???? per quanto dura ancora????





Spedito da: Ferraris Pubblicato il: 23 dicembre 2018 alle 12:38

(Tomaso)Krzysztof

Timoniere come Krzysztof, difesa del pallone e piazzato nel sette!
Chapeau!

Spedito da: parigi Pubblicato il: 23 dicembre 2018 alle 11:03

danny diderot

pienamente d'accordo con Vigo e, qualche giorno fa, con Davide c.


Spedito da: Piacenza Pubblicato il: 23 dicembre 2018 alle 02:07

Jimmy il Fenomeno

Bravissimi, i Mezzacalza. Proprio bravi.

Spedito da: Janua Pubblicato il: 22 dicembre 2018 alle 22:29

Dottpr Mabuse

......dimenticavo CARIGE is over.....
Pregasi farsi avanti tutti gli adulatori del buon Mala Calza......
Chiude la Rinascente chiude la banca.....prevedo per molti un lungo periodo di riposo a spese del contribuente.....ci voleva meno male......ci fosse il sonoro lancerei una risata satanica!!

Spedito da: Janua Pubblicato il: 22 dicembre 2018 alle 18:51

Dottor Mabuse

Oramai il 2018 direi che può definirsi archiviato.
Che ci si frequenta su codesti lidi sono oramai anni e con mia grande soddisfazione posso affermare, senza timore di venire smentito, che la situazione è oltremodo peggiorata e al di la dei petroliniani proclami, al popolo piacciono le parole difficili, posso affermare che anche il 2019 sarà paro paro al suo morituro collega.
Io sono nichilista ma qui cari soloni non cambia un belino, anzi ci si infogna ancora di più, guardate il sindaco del rilancio, della svolta, del cambiamento che fine triste ha fatto, ha la faccia così triste che mi sa gli vadano di traverso anche le paste della moglie la domenica.
Buon Natale

Spedito da: Milano Pubblicato il: 22 dicembre 2018 alle 16:00

Enrico Vigo

TRA INETTITUDINE, INCOMPETENZA, FACILONERIA, INADEGUATEZZA, INCOERENZA, INAFFIDABILITA', CATTIVERIA E BORIA.

Sono queste le nuove qualità di moda oggi in politica, sì, avete letto bene anche la "cattiveria", nel significato più genuino della parola.

Lo si vede oltre che in certi provvedimenti impacciati e talvolta sul confine della costituzionalità, anche con le sceneggiate nei vari consigli istituzionali dove il battibecco forzoso (con sproloquio), l'attacco veemente personale, vengono assunti come "modus agendi" meritorio, un comportamento malato di cui vantarsi, come dopo una ricca battuta di caccia grossa ricca di trofei squallidi, un esercizio di "high quality" da certificare ISO.

A Roma in un modo (perlopiù scandaloso) a Genova in un altro (minimo storico dell'etica politica di tutti i tempi) il nuovo non marcia come dovrebbe secondo i canoni tradizionali e le aspettative di chi avrebbe voluto ribaltare il vecchio decrepito sistema e sostituirlo con il rigore, l'efficienza, il riscatto. Nulla di tutto questo è accaduto.

Il braccio di ferro GOVERNO-ASPI ha superato la soglia del ridicolo, non sanno più che pesci prendere, nel frattempo prendono pesciate in faccia epocali e ASPI se la ride a crepapelle, mai avrebbe sperato in una gestione della vertenza così improvvida e favorevole, sbagliato meticolosamente ogni passo.

Uniamo le forze e buttiamoli a mare tutti, romanodonti e genovesicoli "scappati di casa", i danni che stanno programmando hanno superato il livello di guardia.

Concludo sottolineando che i loro sostenitori tra il pubblico sono peggiori e ancor più pericolosi.

Spedito da: Uk Pubblicato il: 22 dicembre 2018 alle 15:03

Piero

Nel bene o nel male il ponte si farà, visto che la Torino Lione invece non si farà , non sarebbe ora che si iniziasse a spingere per l’alta capacità Marsiglia La Spezia? Tutti noi sappiamo che le risorse per questo progetto ci sono state scippate per altri interessi , incominciamo a parlarne e ai politici liguri di farne un caso nazionale

Spedito da: Ponte Doria Pubblicato il: 22 dicembre 2018 alle 11:16

lucas

Scappati di casa, quelli che li hanno votati ancora peggio!


Spedito da: Genova Pubblicato il: 22 dicembre 2018 alle 11:05

anna

Ma dove sono finiti i fini politici i lungimiranti pensatori gli emeriti costituzionalisti i combattivi sindacalisti che teorizzavano la fine della democrazia con l'avvento del pensiero unico del partito della nazione quando al governo c'era il pd capitanato dal "sovversivo " Renzi? Oggi non hanno niente da dire sui rischi per la democrazia? Hanno ascoltato la Bonino?

Spedito da: Milano Pubblicato il: 22 dicembre 2018 alle 10:51

Mojo Hand

A caso su un vecchio giornale del 14 marzo 2018:
Salvini: ignoreremo il tetto del 3%.
Mandiamoli a casa per cortesia.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 22 dicembre 2018 alle 10:31

Blek Blok

Il Commissario ha chiesto 400 milioni ad Autostrade.
volete per cortesia andarvi a rivedere quanto aveva offerto Autostrade il 21 agosto?
500 milioni. Per ricostruzione ponte, ricostruzione case, danni per sfollati e interventi per viabilita' cittadina.
questo governo di totale incompetenza aveva risposto "elemosina" . Come dicono gli azzeccagarbugli avevano detto "li prendiamo solo in conto del maggior dovuto" e comunque vi togliamo la concessione.
Tempo di ricostruzione del Ponte: 8 mesi.
Bucci torni fare il sindaco: non si lasci trascinare da questo carrozzone.

Spedito da: ATTICO! della luce perenne! e al freddo! Pubblicato il: 22 dicembre 2018 alle 08:48

Signora MARCO CANEPA

Circa Stazioni Marittime spa si può conoscere l'azionariato della stessa? In modo da consigliare ai soci il da farsi...

CORDIALISSIMI cioccolatosi saluti...

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