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Porto di Genova tra Roma e l’Ue: a qualcuno piace spento

Volano stracci, banconote e calamai tra gli imprenditori del porto di Genova riuniti in Confindustria. Baruffe surreali. Gli stessi terminalisti fanno poi fronte (quasi) comune quando rimettono in discussione gli accordi tariffari stipulati con la Culmv e indeboliscono il faticosissimo cammino di rinnovamento e trasformazione aziendale della stessa Compagnia. Quasi si volesse congelare ogni tentativo di riforma concreta, mantenendo rapporti e contrattazione ancorati ad una realtà ambigua, fuorigioco, defunta, consociativa e corporativa, beffarda e sfilacciata. Si rischia di mandare in pezzi molte delle griglie interpretative e di sicurezza che da anni consentono al porto di garantirsi margini di benessere, traffici e lavoro. Ci si gingilla, non si decide e non si sceglie una strategia, si bloccano gli interventi vitali per la crescita. Un atteggiamento amorale perché disprezza la dimensione civica, ritenendola una finzione fatta a fini di interesse personale. Questo fanno i politici, ma anche gli imprenditori, i funzionari dello Stato e di tutte le istituzioni.

Del resto l’annunciatissima offensiva dell’Unione europea che attribuisce ruolo imprenditoriale alle Autorità portuali italiane, accompagnata dall’ennesima minaccia di infierire con una procedura d’infrazione, sintetizza perfettamente le inadeguatezze strutturali, culturali e politiche che spingono banchine e shipping nazionali ai margini del mercato e della legalità. La burocrazia istituzionale è sempre più abulica e distratta. Nessuno interviene nel procedimento in corso a Bruxelles a sostegno delle tesi del governo italiano, nessuno si prende la briga di dialogare con i funzionari della commissione europea per convincerli che la loro lettura delle norme è sbagliata. Da ogni lato si conferma un atteggiamento del nostro Paese che, se e quando può, mette in discussione l’Europa e le sue regole. Opporsi senza un confronto con la Commissione europea alla procedura sulle fiscalità delle Autorità portuali, significa pretendere di mantenere maggiore competitività dei porti italiani in deroga ai principi europei.

E che dire della annunciata intenzione del porto di Genova di avviare un’operazione speculare ad Alpe Adria, cioè l’impresa pubblica triestina che promuove i traffici ferroviaria grazie a tariffe inferiori a quelle di mercato, perché finanziata dalla Regione? Operazione nuovamente molto discutibile rispetto alla disciplina degli aiuti di Stato e che finora la Commissione europea non ha rilevato proprio perché il traffico triestino, per le sue dimensioni, non è ritenuto tale da costituire un pregiudizio al mercato. E ancora, che dire della concentrazione fra Sech e Vte-Psa: il numero uno delle imprese terminalistiche genovesi acquista il numero due, così di fatto escludendo la concorrenza nel porto di Genova?
Tutti questi temi, molto europei, possono essere spiegabili, se gestiti con sicurezza dall’Autorità portuale, dalla Regione e dal Comune con le autorità di Bruxelles. Addirittura si potrebbero lanciare inediti modelli veri e propri. Così invece, vissuti fra incertezza e gossip, si prestano a offrire l’idea della portualità italiana, e di Genova in particolare, come cronicamente poco attenta alle regole. E così, mentre si cerca l’ennesima discarica per ospitare i moli di Colombo e si continua a discutere senza concretezza sulla realizzazione del centro smistamento di Alessandria, mentre da Verona salpa il treno speciale per la Cina e invece Vado resta al palo promettendo ingorghi e caos, neppure Roma sfugge agli abbracci mortali di inconcludenze e corporativismo.

Tutto tace, a dimostrazione del precario equilibrio su questi temi tra Pd e 5 Stelle. Vice ministro e sottosegretari semi sconosciuti e di probabile incompetenza. La prima donna ministro dei Trasporti? Abile politica, capace di navigare tra correnti di partito e tra posizioni ambigue come nel caso delle concessioni autostradali: ma chi avrà la delega ai porti? Chi saprà confrontarsi con interlocutori sempre più internazionali che vogliono risposte su: dragaggi, la farsa di Venezia, sul porto di Cagliari in totale abbandono, sullo sportello unico doganale che non parte, sulle infrastrutture al palo, sui ritardi per Lng? Le Autorità di sistema portuale sono paralizzate, non passa mese che un presidente non venga interdetto dalla magistratura. Sarà un caso? Come mai le Capitanerie dispongono del doppio ruolo operativo e di quello di polizia giudiziaria? Indagano i presidenti con cui dovrebbero collaborare e magari poi subentrano come commissari. E’ normale? Non solo, il ministro dell’Ambiente sta minando uno strumento importante come il Registro internazionale. Il rinnovo del contratto di lavoro collettivo dei porti è al palo, Assoporti è praticamente una scatola vuota.

L’assenza, per la prima volta, degli agenti marittimi dai vertici nazionali di Confetra non passa inosservata. Gli agenti sono sempre più infastiditi dalla vera e propria guerra che la confederazione ha dichiarato agli armatori, contraria com’è alle alleanze e al ruolo delle compagnie nella gestione dei terminal. Dimenticando che è solo grazie al traffico garantito dai grandi gruppi che tutte le altre categorie rappresentate sopravvivono. Anche lo scontro appena iniziato per la nuova leadership di Confindustria vede contrapporsi candidati che mal sopportano la logistica. Mai come ora alla politica e al ministero dei Trasporti servirebbero competenze, forza contrattuale e visioni coraggiose. I rapporti fra i protagonisti andrebbero riscritti, perché porti e shipping non possono più essere terra di conquista per azioni speculative. Ma l’unica cui sembra non mancare mai il lavoro è solo la magistratura.

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Commenti inseriti: 158 — pagina 1 di 7

Spedito da: Confcommercio-Roma Pubblicato il: 21 novembre 2019 alle 14:09

Paolo Uggè

Tasse sulle Autorità di sistema portale: ce lo chiede l’Europa, si oppone Confmare, il tavolo di coordinamento delle imprese logistico-portuali aderenti a Confcommercio-Conftrasporto. Che boccia la richiesta di Bruxelles perché, oltre a essere paradossale, comprometterebbe la già difficoltosa crescita dei porti italiani. Sulla questione è aperto un contenzioso fra il nostro Paese e l’Unione europea.

Bruxelles vorrebbe che le autorità di sistema portuale pagassero le tasse sui canoni demaniali Una richiesta quantomeno singolare, perché le Autorità, che sono enti pubblici che gestiscono un bene per conto dello Stato, dovrebbero pagare allo Stato le tasse sul suo bene. Forse a Bruxelles non è stato ancora spiegato il funzionamento del nostro sistema portuale.

Il coordinamento di Confmare, nel precedente esecutivo aveva avviato un confronto con il ministero dei Trasporti per evitare che il nostro modello di governance dei porti fosse messo in discussione. Ci preoccupa la conferma da parte della Commissione europea di voler avviare un'indagine approfondita sul sistema di tassazione in vigore negli scali italiani. Per questo abbiamo chiesto un incontro al ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Paola De Micheli, che ha già espresso la volontà di avviare un negoziato con l’Unione europea, auspicando una positiva chiusura del contenzioso.
L’occasione potrebbe essere l’incontro con il nuovo Commissario europeo, che lo stesso ministro ha annunciato per il 2 dicembre a Bruxelles per discutere (tra le altre) la questione del contingentamento dei Tir al Brennero.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 21 novembre 2019 alle 13:20

Giampaolo Botta

VI Forum Shipping & Intermodali Transport organizzato dal Secolo XIX dal titolo "Logistica, c'è spazio per tutti?" nel mio intervento ho evidenziato come il tema della digitalizzazione dei processi della supply chain non deve spaventare gli operatori nella misura in cui cambieremo la nostra cultura ed il nostro modo di fare business.
Da sempre gli Spedizionieri hanno saputo adattare i propri modelli di business e di servizio alle evoluzioni del mercato. Quella che abbiamo davanti è nuova sfida che dobbiamo affrontare strutturando nuove offerte aggregate di servizio su nostri piattaforme digitali. Gli Spedizionieri diventeranno i più rilevanti attori del futuro se sapranno diventare services and data providers nell'era della digitalizzazione ecco perché alla affermazione "Dal mare al piazzale: i nuovi padroni della catena logistica!" aggiungiamo che non ci saranno pochi padroni ma una comunità costruita sul valore dei Big Data.

Spedito da: Udine Pubblicato il: 21 novembre 2019 alle 13:14

Maurizio Maresca

Il quadro del discorso della Sorbonne si delinea.
A. Una politica economica e dei conti pubblici comune per l’accesso al Meccanismo Europeo di Stabilità (che impone tuttavia la correzione dei conti) ed un solo “Ministro europeo dell’economia” ;
B. Una politica industriale comune ( e forse la corrispondente integrazione delle regole su concentrazioni e aiuti valorizzando il tema della competitività internazionale e la ragionevolezza) per promuovere gli European Champions ed il controllo sui Foreign Direct Investments ed un solo Ministro dell’industria ;
C. La promozione del multilateralismo nel commercio internazionale e il presidio, eventualmente attraverso misure europee, delle regole di cui al WTO in materia di sovvenzioni pubbliche e impresa pubblica; D. L’attuazione del mercato interno specie per quanto riguarda gli appalti, la mobilità ed i servizi.
Un processo di integrazione molto ambizioso che deve essere seguito dall’Italia e dalle sue strutture di ricerca in modo intelligente e propositivo. Il rischio, se questo non avviene, e’ che le specificità del nostro Paese (una industria vivace ma piccola, un alto debito pubblico sempre meno finanziabile, un mercato della logistica che arriva in principio nel cuore dell’Europa ma alla stessa estraneo ad oggi malgrado gli investimenti compiuti in Svizzera Austria e Francia ecc.) non siano tenute in considerazione. E che l’Italia sia progressivamente marginalizzata rispetto ai Paesi di testa.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 21 novembre 2019 alle 08:41

Enrico Vigo

@ G.MERELLO

Solo una precisazione su Società per Cornigliano SPA: posso assicurare che c'è stato un cambio di passo da quando la Dr.ssa Cristina Repetto ha assunto la presidenza, c'è un rapporto costante con le imprese che fanno i lavori e con i cittadini di Cornigliano, aria nuova e si respira meglio.

AAA-ILVA CERCASI

esorcista per tenere lontani Calenda e Acelor Mittal.


LA STORIA DEI GOVERNI CONTE

andrà riscritta tra qualche anno, non sono proprio sicuro che sia tutto da buttare, quando i fumi del pregiudizio e dell'ipocrisia si dipaneranno potremo tirare le somme di una contabilità più serena della produzione realizzata, e non è detto che non sia una sorpresa. Non sto affermando che sia il meglio del meglio, ma che sia il meno peggio rispetto agli illusionisti seminatori di odio del sovranismo becero nostrano, capaci di parscolare nei terreni avvelenati del neofascismo e nell'illusionismo della futilità destricola, questo è un indiscutibile fatto.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 20 novembre 2019 alle 16:49

G. Merello

@ Enrico Vigo

Non voglio intasare Pilotina su un argomento, seppure così pesante per la nostra economia, apparentemente non di grande interesse su questo blog.
Sorvolando sulle allusioni a terrapiattisti e affini, mi tengo i miei tanti dubbi, compresa la "vexata quaestio".
Concordo su una cosa: "Siamo (tutti) talmente disinformati e fuorviati che qualsiasi ipotesi noi si faccia rischiamo di essere smentiti nelle prossime ore". Esatto.
Lontana da me la volontà di difendere Arcelor Mittal, specie se provate le pesanti accuse della magistratura.
Una delle poche mie sicurezze è che attualmente l'ex Ilva di Taranto (e con essa gli stabilimenti a freddo di Genova e Novi) è assai peggio della Bella di Torriglia. C'è la lontana speranza che, per renderla economicamente e ambientalmente sostenibile in tempi umani, per una volta l'UE invece di bacchettarci dia una mano nel suo programma da 100 miliardi su ricerca e innovazione.
Per Cornigliano siamo da tempo in molti a sperare che la grande preziosa area industriale/portuale sul mare sia convertita ad attività con ben maggior rapporto addetti/spazio. Ma se la conversione/bonifica fosse nelle mani di Soc per Cornigliano, ci spariamo..
La seconda mia sicurezza è che anche in questo caso (molto difficile) gli interessi dell'Italia sono in cattive mani, in un governo a maggioranza grillina.
Vediamo che succede..

Spedito da: Milano Pubblicato il: 20 novembre 2019 alle 16:10

Enrico Vigo

@ GIAMPAOLO BOTTA - SPEDIPORTO

DALLA TEORIA ... ALLA PRATICA, QUANDO?


Il DRY PORT non può non avere anche suoi terminals in area

- torinese
- milanese
- emiliana
- sulla linea di confine Germania/Svizzera sulla direttrice Corridoio,

avvicinando la merce ai nodi logistici per ridurre i costi di trazionamento su gomma dell'ultimo miglio.

Per fare questo occorre far convergere gli interessi di una pluralità di attori complementari nel processo logistico, il più vasto possibile (shipowners /ship's agents/forwarders /Terminal operators / truckers / Customs brokers / associazioni e camere di commercio) vincendo conservatorismi, timidezze ed egoismi, facendo una volta tanto "sistema" e offrire vantaggi competitivi al commercio internazionale in termini di costi e tempi (flusso logistico).

Nulla di nuovo sotto il sole, giusto il modello porti del "Northern Range", che in più lassù hanno il vincente raccordo con gli enti locali, preparati e molto proattivi e propositivi nel sostenere iniziative e business, ma che qui da noi impaluderebbero tutto per mancanza di idee e di visione, grettezza, farraginosità burocratiche, poco spessore amministrativo e politico.

L'Italia è destinata ad avere gli imprenditori soli nel creare sviluppo (questo a Genova lo si deve ancora digerire) lo stato e le sue articolazioni territoriali sono una crisalide che non vuole mai diventare farfalla, ben lontani dai modelli di Francia, Benelux, Inghilterra, Germania, Paesi Scandinavi.

Quanto al sistema-Italia siamo di fronte alla vistosa anomalia geografica dell'Italia peninsulare, vissuta stupidamente come tale, anziché pensare di farne virtù come piattaforma logistica del Mediterraneo. L'Italia ha una marea di porti minori che polverizzano gli investimenti statali in mille rivoli nei mille campanili e relative consorterie agguerrite all'assalto di una fragile regia governativa. La Slovenia ha un solo porto, Koper, e concentra l'interesse nazionale monetizzando il suo ruolo naturale, Trieste annaspa nelle sue contraddizioni e viaggia a velocità ridotta.

In termini di traffico containers tutti i porti italiani messi insieme sono una inezia rispetto ai volumi nord Europa anche di un solo porto, certo noi scontiamo la lontananza dalle ricche regioni industriali europee che hanno lo sbocco naturale a nord, e l'instabilità politica in mercati per noi storicamente floridi: Turchia, Iraq, Iran, Libano, Siria, Libia, che penalizzano i traffici mediterranei.

America Latina e Far East e Subcontinente Indiano marciano ad intermittenza, Genova per stabilizzarsi è obbligata a guardare a nord, a proteggere la regione industriale padana di i cui è sbocco naturale, ad attrezzarsi con le infrastrutture per vincere l'orografia sfavorevole, ed utilizzare i corridoi europei.

Siamo ad un giro di boa, importante che non prevalga il conservatorismo di nicchia e l'approccio conservativo degli imprenditori specialmente locali, che da anni sta riducendo Genova a un rottame inservibile nel lungo termine, nel contesto italiano ed europeo.

Di cose da fare ne abbiamo tante, chi comincia?

Spedito da: Lugano Pubblicato il: 20 novembre 2019 alle 12:29

Giampaolo Botta

Oggi a Lugano per tornare a confrontarci, nell'ambito del Convegno "Un Mare di Svizzera 2", con le autorità elvetiche, con gli operatori del Canton Ticino e naturalmente con tutta la comunità degli operatori genovese accompagnata dal nostro Sindaco Marco Bucci e dal Presidente di ADSP Paolo Emilio Signorini.
Il mercato svizzero conosce il suo momento di maggior crescita sia nelle esportazione che nelle importazioni, nella top five tra i Paesi più competitivi un ruolo determinante è svolto dalla tecnologia e dalle semplificazioni. Aumenta il peso dell'Asia quale maggior cliente delle aziende Svizzere, in particolare Cina, contenendo il primato alla Germania. Sempre più Cina e sempre meno Europa anche per il mercato Svizzero. Già oggi oltre 43.8 bn dollars di investimenti diretti cinesi in Svizzera. Gli interessi cinesi stanno pervadendo l'Europa, Germania inclusa, qui però sono considerate strategiche.
Dobbiamo aprire gli occhi e capire che la partita legata al ruolo dell'Italia nei piani di espansione di investimenti cinesi, anche nel nostro Paese, non può più vederci incerti e dubbiosi.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 20 novembre 2019 alle 07:22

Enrico Vigo

@ G. Merello

Contraccambiando parimenti il rispetto molto volentieri, ma mi pare che intorbidire la questione ILVA con la TAP, sia più che fuorviante e tendenzioso, uno dei soliti approcci al problema in stile terrappiattisti per creare confusione, o come smacchiare una macchia d’olio con altro olio. Andare a sindacare la politica industriale di Jindal, su quello che farebbe o non farebbe oggi, è un capzioso capitolo da aggiungere alle fantasie siderurgiche dei giornalai italiani diventati esperti d’un botto dal nulla. Resterei, nel prosieguo della nostra umilissima discussione, con i piedi ben ancorati a terra per non essere costretti a fare dichiarazioni risibili o peggio inutili del tipo “massimo produttore mondiale di acciaio”, dato fanta-statistico che fa il paio col ricorrente provincialismo genovese quando si legge sui giornaletti che Genova ha il “centro storico più vasto d’Europa”, secondo la cultura da oratorio imperante. Nel settore acciaio ci sono colossi impensabili. Se ci liberiamo catarticamente dei luoghi comuni ed iniziamo a pensare non alla fanta-siderurgia, o a quello che i giornalai nostrani vorrebbero fantasticare con attori che non sono nel “cast of characters” del film di oggi, ed iniziamo a demolire pregiudizi, tonifichiamo la discussione, riportandola su binari meno ridicoli. Possiamo affermare, senza essere smentiti, che l’acciaio è in gravissima crisi di sovrapproduzione nel mondo, quali siano le ragioni protempore serve poco a fare luce sui problemi che qui ci occupano. Non sto qui a fare il primo della classe scimmiottando il bocconiano di turno o l’espertuccolo di provincia spara-ricette miracolose, ribadisco solo una questione purtroppo vera e terribile, e cioè che sulla produzione di acciaio oggi pende un problema grave, la produzione cinese, che viene sicuramente stimata per difetto non potendo alcuna organizzazione di settore avere accesso ai dati reali. Una spada di Damocle terribile che pende sul settore. Fatti questi preamboli andiamo ora alla “vexata quaestio” dell’ombrello penale: 1. Su questo abominio giuridico pende il giudizio della Consulta; 2. “ l'immunità penale per gli errori delle precedenti gestioni” mi pare una fesseria a cui la giurisprudenza attuale da già risposte più che rassicuranti a chicchessia. Chiuderei col dire che l’Approccio Acelor Mittal al sistema Italia è uno dei peggiori, a tutto tondo, che si sia mai visto nella storia economica italiana, per stile e dimensione. Oggi l’obiettivo primario di un paese dotato di amor proprio non può che essere quello di sbarazzarsi più in fretta possibile ed al minor danno di Acelor Mittal. Sui negoziati in corso meglio non azzardare fantasticherie, siamo talmente disinformati e fuorviati che qualsiasi ipotesi noi si faccia rischiamo di essere smentiti nelle prossime 6 ore. Vorrei attirare l’attenzione su un fatto abbastanza significativo che credo non sia sfuggito a molti, la candida dichiarazione di Acelor Mittal (excusazio non petita accusazio manifesta) , rimbalzata sui media, quella che l’area amministrativa “pagamenti ai fornitori ” era stata rimaneggiata con avvicendamenti alla guida e protempore depotenziata, che da l’esatta immagine del disprezzo che questo rappresenta, che allegoricamente definirei “uno dei tanti sputi in faccia al sistema-Italia” dato con disinvoltura, e non aggiungo altro.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 19 novembre 2019 alle 20:17

G. Merello

@ Enrico Vigo

Con tutto il rispetto, ho qualche dubbio sull'intricatissimo caso Arcelor Mittal e sulle colpe dei "demoni" Calenda e Mittal.
Non sono in grado di esprimere giudizi sulla scelta di Mittal (massimo produttore mondiale di acciaio) invece del gruppo Jindal, operante solo in India. Ma sul discorso de-carbonizzazione osservo che Jindal in realtà offriva di produrre la maggior parte dell'acciaio con metodi tradizionali e una parte minore, dopo un periodo non breve, col pre-ridotto e gas. Quest'ultimo credo legato al gasdotto TAP, avversato sia da Emiliano che in un primo tempo dal 5 Stelle.
Inoltre, Jindal (per l'attuale crisi dell'acciaio, si presume) in questi giorni ha escluso ogni interesse per Ilva, nel caso di uscita di Mittal.
Sempre su Ilva, mi pare che certe affermazioni non siano solo dei "soliti giornalai" (di destra).
Ad esempio sul Secolo XIX di oggi pag 2 su Ilva (Il retroscena) si leggono opinioni di due giornalisti della Stampa (gruppo De Benedetti) che riporto testuali: "Complici i dazi di Trump oggi Ilva perde 2 milioni al giorno. Senza una pesante ristrutturazione nemmeno lo Stato si può permettere di mettere soldi nell'ex Ilva. Soprattutto se nel frattempo non si risolve la grana dello scudo penale. La sua reintroduzione è una pre-condizione a che Mittal ritorni al tavolo. Gli indiani vorrebbero un decreto subito, prima di riprendere a trattare, a garanzia che non ci saranno scherzi sul fronte grillino. Il governo, ministro Patuanelli in primis, vorrebbe offrirlo a Mittal solo dopo il riavvio dei negoziati, in modo da non regalarle un vantaggio: cioè la prova che togliere l'immunità è stato un errore ed è stato legittimo chiedere il recesso del contratto."
Aggiungo al riguardo che anche Jindal chiedeva l'immunità penale per gli errori delle precedenti gestioni, ovviamente per il non breve periodo dei lavori di ambientalizzazione.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 19 novembre 2019 alle 11:35

donatella

Non può piovere per sempre, diceva il Corvo. Non può piovere tutta la vita, diceva Aureliano Secondo.
Entrambi non abitavano a Genova.

Spedito da: Manchester Pubblicato il: 19 novembre 2019 alle 09:20

piero

Un volo per New York ? Legato alle crociere , alle Riviere e alle Cinque Terre ?
il sindaco fa bene pensare alla grande, dai sogni nascono le possibilita’ ed e’ un bene sognare in positivo in una citta’ come Genova dove I commenti dei cittadini sono sempre negativi.
Vorrei segnalare un fatto: il volo Amsterdam Genova costa piu’ di 400 Euro mentre un volo Easyjet Amsterdam Malpensa poche decine! la scelta e’ ovvia anche se un po' più disagevole, disastro sul Manchester Genova addirittura cancellato, volo che usavo spesso. Mi tocchera’ anche in questo caso usare Malpensa.
Un vero peccato questo isolamento di Genova

Spedito da: Milano Pubblicato il: 19 novembre 2019 alle 07:38

Enrico Vigo

ILVA, L'AVV.CONTE E I GIORNALAI

Allo stato non mi sento di fare appunti all.Avv. Conte, anzi il contrario, lo trovo impeccabile nei modi e nei tempi, nella sensibilità sociale (si è presentato senza scorta in mezzo agli operai per ore a Taranto) e la Magistratura non è per nulla convitato di pietra ma primaria parte in causa da sempre, grazie al cielo siamo uno stato di diritto. Sui soliti giornali, schierati con speculazioni politiche di bassa "lega", pronti ad esaltare il ruolo della Magistratura a dispetto del ruolo del Governo, stenderei un velo pietoso. Auspico un esorcista per tenere lontani da ILVA i demoni per sempre, tali sono Calenda e Acelor Mittal. E' oramai acclarato che il primo Commissario Bondi, quello che predispose il piano di decarbonizzazione ILVA che si sposava con la cordata concorrente ad Acelor Mittal venne cassato da un allora renziano Calenda (che ha sguazzato anche in Confindustria) e questa scelta improvvida è la ragione dello sfascio di oggi. Per ILVA non c'è da fare miracoli, basta riprendere il cammino virtuoso che era stato abbozzato, prima che avventurieri ne sterilizzassero gli sforzi per narcisismo o altro meglio visto. In questo momento nel paese serve unità, mi auguro che certi "giornalai" la smettano di fare le comarelle avvizzite interpretando nel modo peggiore la realtà e il loro ruolo nell'informazione.

Spedito da: UK Pubblicato il: 18 novembre 2019 alle 13:02

Piero

Due esempi dello schifo del ponente, il palazzo del sale a Sampierdarena secondo le belle arti un gioiello, secondo me che a Sampierdarena sono cresciuto uno schifo, da sempre quattro mura diroccate che potrebbero lasciare spazio a impianti sportivi tipo campi da tennis.
Secondo esempio il deposito autobus proprio nel cuore di Sampierdarena dove la gente ancora riesce a passeggiare. Eppure tanti anni fa c’era già qualche progetto per spostarlo altrove e al suo posto un polmone verde ripeto nel cuore di Sampierdarena
Ma temo che l’ambiente che è di sinistra solo a chiacchiere a destra “non pervenuta “. Eppure il futuro è soprattutto li!!!

Spedito da: Pegli Pubblicato il: 18 novembre 2019 alle 10:58

Bruno Marelli

@marco
caro marco, apprezzo e condivido come molti degli altri tuoi interventi... ma consentimi di dire che il problema è comune a destra e a centrosinistra, cioè vuoto pressoché totale di progetti, visioni, idee forti lungimiranti, manutenzione, abbellimento, cultura del bello e del meglio... Magari investissero in opere e manutenzione nel centro o/e a levante... non è così, almeno non mi risulta affatto.
Quel che è peggio, e vale per il ponente, è la mancanza di capacità di contrattazione con chi investe sul territorio e porta lavoro, navi, traffici. Insomma, non c'è da chiedere la luna, che a Prà/Voltri si intervenga come Psa fa a Singapore, ma un minimo, nemmeno una via di mezzo, solo un minimo a beneficio del bene comune e quindi anche dell'impresa! O non capisco più niente io...?

@vigo
anche qui... magari si facesse qualcosa, magari inaugurassero un volo per NYC legato al business delle crociere, magari!!! ma dov'è il progetto concreto, dove il piano economico, dov'è l'alleanza e il coinvolgimento di uno dei due colossi crocieristici? come dicono in tanti adesso...le parole (davvero troppe e anche a sproposito!) stanno a zero...


Spedito da: Milano Pubblicato il: 18 novembre 2019 alle 10:25

Enrico Vigo

LA COMICITA' LUGUBRE DEL SINDACO BUCCI: UN VOLO SETTIMANALE PER NEW YORK.

Non sta in piedi, comunque lo si guardi. Posizionare un aereo da altro scalo per fare 1 volo settimanale incrementa i costi in modo insostenibile, poi non ci sono feeder per alimentarlo come si conviene, e Genova non è piazza per intercontinentali per ora. Mancano sopratutto collegamenti via treno e fino a dopo il 2023 il nodo ferroviario di Genova non terminato impedirà di fare miglioramenti nel servizio.
Per il treno si impedisce di costruire alle ferrovie la stazione in via Siffredi Aeroporto-Erzelli a causa dello stazionamento oltre il tempo massimo del deposito container vuoti Derrick, Signorini AdSP azionista del Colombo non da segni di vita. , nessun nuovo progetto di rilancio urbanistico è in corso, solo girandole, ombrellini e tappetini rossi, comicità lugubre. Genova non solo non è adeguatamente attrattiva. Insomma siamo di fronte all'ennesimo tentativo di campagna elettorale che finirà solo per avvilire Genova, passate le "Regionali" della primavera 2020 verrà seppellito tutto, se non prima.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 17 novembre 2019 alle 23:30

marco

Sara', ma aspettare dal centro destra politiche di risanamento ambientale e conseguenti investimenti significativi in tale direzione per il Ponente genovese e' un'illusione. Il ceto politico destrorso storicamente fa riferimento ai quartieri borghesi o levantini ed e' li' che, principalmente, concentra le disponibilita' finanziarie.
Purtroppo pero' non e' che l'altra parte politica , salvo alcune eccezioni, si sia distinta per opere risarcitorie per questa parte di territorio. Poi l'abitudine e la rassegnazione all'inellutabile ha fatto il resto. Senz'altro in questi anni si e' affermata anche a ponente una maggiore consapevolezza dei problemi ambientali e delle aspirazioni di riscatto dal degrado ma e' stato frutto piu' spesso di un coacervo di comitati figli dell'impotenza a vedere affrontati e risolti i problemi . C'e' anche qui chi ha pensato di proporre, extrema ratio, il distacco dal Comune. Qualcosa a onor del vero e' stato fatto ma il grosso, cioe' quello che avrebbe effettivamente dato una svolta, come ad esempio la diffusione di parchi e verde, e' rimasto sulla carta.
L'autonomia fiscale ed un progetto urbanistico non fazioso potrebbero dare la svolta ma occorre avere a monte una classe politica con questa vocazione. Per ora per il Ponente vedo solo briciole e chiacchiere mentre il grosso delle risorse veleggia altrove.

Spedito da: manchester Pubblicato il: 16 novembre 2019 alle 13:29

piero

Caro sindaco
Ho letto di uno stanziamento di alcune centinaia di migliaia di euro per migliorare Corso Torino, bene sono contento. Corso Torino e’ una bellissima ed elegante strada.
Ha notato Sig. Sindaco la situazione disperata di Sampierdarena ? Un grande porto molto trafficato senza fascia di rispetto, una delegazione senza alberi e verde in genere, senza non dico un campo da golf ma nemmeno un campo da tennis, senza zone dove portare il cane a fare la pipi’ riducendo le strade a disgustosi latrine , via Cantore in primis.
Sampierdarena , S.Benigno quasi terzo mondo, traffico insopportabile , cemento e catrame non mascherato da zone verdi per renderle meno aliene alla civilta’.
Caro sindaco non le sembra venuto il momento di fare un progetto speciale per Sampierdarena per farla diventare degna di essere in Europa , perche’ penso lei lo sappia ma l’Europa e’ altra cosa
Con Sampierdarena e il ponente civilizzato tutta la citta’ e tutti I cittadini sarebbero piu’ ricchi in tutti I sensi anche nel conto in banca.
Genova non progredisce e non aumenta la popolazione perche’ il ponente fa schifo e un bellissimo levante non e’ sufficiente a fare di Genova una citta’ importante

Spedito da: Genova Pubblicato il: 16 novembre 2019 alle 11:59

G. Merello

Su quanto scrive oggi Enrico Vigo al Sindaco circa cose urgenti per rivi e torrenti comprese vasche di raccolta del ciottolato nei letti, allego questo link del 14 ottobre scorso https://www.genova24.it/2019/10/scolmatore-fereggiano-pronto-ma-non-sembra-mancano-le-briglie-a-monte-per-fermare-i-detriti-224203/
Da cui si deduce che questa utilissima opera attesa per tanti anni è operativa e QUASI finita...A parte l'attesa del "lungo iter burocratico per il collaudo" (!) "la captazione è funzionante"... ma (fra altre cose) a monte sono ancora da costruire le briglie e relative vasche per fermare i detriti trasportati...Cosa che parrebbe urgente, per non intasare il "tubone" dello scolmatore faticosamente costruito...

Spedito da: Mouseton Pubblicato il: 16 novembre 2019 alle 10:26

Eta Beta

@maresca & carozzi...
Scusate, ma un bel simposio con tecnici ad hoc sul parafulmine in tilt della Lanterna? ma si può nel 2020??? pensate un po' se un nostro veliero si schiantava sugli scogli di San Benigno...!


Spedito da: Genova Pubblicato il: 16 novembre 2019 alle 09:29

giorgio carozzi

@maurizio maresca/2

PER NON FARCI MANCARE NIENTE...
ti segnalo anche questo, del resto se ne sentiva il bisogno!

CONFITARMA
LA SFIDA DELLA VIA DELLA SETA:
LUCI ED OMBRE
Venerdì 22 novembre 2019 - ore 15,00-Roma

Spedito da: Milano Pubblicato il: 16 novembre 2019 alle 08:12

Enrico Vigo

@ Sindaco di Genova Marco Bucci

DI COSA HA BISOGNO GENOVA CON URGENZA ASSOLUTA PRIMA DI ALTRO

più cantieri per la messa in sicurezza dei rivi e dei torrenti fino alla sistemazione dei versanti con adeguati rimboschimenti filtro per trattenere l'acqua meteorica e consentire flussi meno critici, vasche di raccolta del ciottolato nel letto dei torrenti, pulizia costante delle sponde e degli alvei, sistemazione della sponda destra alla foce del Polvevera, ed anche delle zone in città che si allagano ad ogni acquazzone appena fuori dal normale. Cantieri che diano ossigeno all'edilizia locale da anni in crisi, soffocata da burocrazia assassina. Una città prospererà per davvero solo quando si avrà la certezza che è stata messa in sicurezza a 360°. Genova purtroppo ancora per anni nelle ricorrenti allerte meteo, se non si aggredisce il problema sicurezza con grande energia, continuerà a patire danni, preoccupazioni, lutti. Qui occorre un piano pluriennale imponente e risolutivo senza diatribe di schieramento politico.

Spedito da: Lanterna, piano attico! Pubblicato il: 16 novembre 2019 alle 07:11

Lucifera

Aaaaaaaaa!!! la mia assistita mi ha consigliato di chiedere a loro illustrissimi; come ben sapete il monumento che guida le navi da e per il porto di Genova e' stata visitata da un fulmine (molto educato, tra le tante cose), si e' limitato a bruciare una lampadina, siccome sono signorina anche io,sono rimasta al buio, cercherei un anima buona che mi aiuti a cambiarla, sicuramente nota la disponibilità e gentilezza e umanità di loro,non avrò da rimanere ancora a lungo al buio.
Distinti saluti.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 16 novembre 2019 alle 03:08

giorgio.carozzi

@maurizio maresca
...esatto! “Un Mare di Svizzera 2” - Mercoledì 20 novembre al LAC di Lugano...

Spedito da: - Pubblicato il: 15 novembre 2019 alle 16:48

Maurizio Maresca

Ho visto che c’è un altro convegno a Lugano .....

Spedito da: molo vecchio Pubblicato il: 15 novembre 2019 alle 12:19

van masoch

Il Sacro Romano Impero nacque sulle idee del Vangelo, gli stati arabi su quelle del Corano, gli stati liberali su quelle di Smith e Tocqueville, la Russia sovietica su quelle di Marx. La Repubblica di Genova sugli ideali di libertà, indipendenza, commercio, giustizia, uguaglianza sociale, progresso, conquiste e riforme, guerra senza quartiere a Venezia (e Savona...) e il problema oggi non si porrebbe...
E la nostra attuale società postindustriale su quali idee è nata? Esiste un modello ideale cui posa rapportarsi? La mancanza di un modello ci impedisce di distinguere ciò che è vero da ciò che è falso, ciò che è bello da ciò che è brutto, ciò che è positivo da ciò che è negativo perché, come diceva Seneca, nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa dove deve andare.
Chi avrebbe dovuto elaborare questo modello salvifico - genovesi in primis - ha tradito la propria missione. E' poco dignitoso ora piangere sull’ignoranza che vince sulla competenza.

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