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Porto di Genova tra Roma e l’Ue: a qualcuno piace spento

Volano stracci, banconote e calamai tra gli imprenditori del porto di Genova riuniti in Confindustria. Baruffe surreali. Gli stessi terminalisti fanno poi fronte (quasi) comune quando rimettono in discussione gli accordi tariffari stipulati con la Culmv e indeboliscono il faticosissimo cammino di rinnovamento e trasformazione aziendale della stessa Compagnia. Quasi si volesse congelare ogni tentativo di riforma concreta, mantenendo rapporti e contrattazione ancorati ad una realtà ambigua, fuorigioco, defunta, consociativa e corporativa, beffarda e sfilacciata. Si rischia di mandare in pezzi molte delle griglie interpretative e di sicurezza che da anni consentono al porto di garantirsi margini di benessere, traffici e lavoro. Ci si gingilla, non si decide e non si sceglie una strategia, si bloccano gli interventi vitali per la crescita. Un atteggiamento amorale perché disprezza la dimensione civica, ritenendola una finzione fatta a fini di interesse personale. Questo fanno i politici, ma anche gli imprenditori, i funzionari dello Stato e di tutte le istituzioni.

Del resto l’annunciatissima offensiva dell’Unione europea che attribuisce ruolo imprenditoriale alle Autorità portuali italiane, accompagnata dall’ennesima minaccia di infierire con una procedura d’infrazione, sintetizza perfettamente le inadeguatezze strutturali, culturali e politiche che spingono banchine e shipping nazionali ai margini del mercato e della legalità. La burocrazia istituzionale è sempre più abulica e distratta. Nessuno interviene nel procedimento in corso a Bruxelles a sostegno delle tesi del governo italiano, nessuno si prende la briga di dialogare con i funzionari della commissione europea per convincerli che la loro lettura delle norme è sbagliata. Da ogni lato si conferma un atteggiamento del nostro Paese che, se e quando può, mette in discussione l’Europa e le sue regole. Opporsi senza un confronto con la Commissione europea alla procedura sulle fiscalità delle Autorità portuali, significa pretendere di mantenere maggiore competitività dei porti italiani in deroga ai principi europei.

E che dire della annunciata intenzione del porto di Genova di avviare un’operazione speculare ad Alpe Adria, cioè l’impresa pubblica triestina che promuove i traffici ferroviaria grazie a tariffe inferiori a quelle di mercato, perché finanziata dalla Regione? Operazione nuovamente molto discutibile rispetto alla disciplina degli aiuti di Stato e che finora la Commissione europea non ha rilevato proprio perché il traffico triestino, per le sue dimensioni, non è ritenuto tale da costituire un pregiudizio al mercato. E ancora, che dire della concentrazione fra Sech e Vte-Psa: il numero uno delle imprese terminalistiche genovesi acquista il numero due, così di fatto escludendo la concorrenza nel porto di Genova?
Tutti questi temi, molto europei, possono essere spiegabili, se gestiti con sicurezza dall’Autorità portuale, dalla Regione e dal Comune con le autorità di Bruxelles. Addirittura si potrebbero lanciare inediti modelli veri e propri. Così invece, vissuti fra incertezza e gossip, si prestano a offrire l’idea della portualità italiana, e di Genova in particolare, come cronicamente poco attenta alle regole. E così, mentre si cerca l’ennesima discarica per ospitare i moli di Colombo e si continua a discutere senza concretezza sulla realizzazione del centro smistamento di Alessandria, mentre da Verona salpa il treno speciale per la Cina e invece Vado resta al palo promettendo ingorghi e caos, neppure Roma sfugge agli abbracci mortali di inconcludenze e corporativismo.

Tutto tace, a dimostrazione del precario equilibrio su questi temi tra Pd e 5 Stelle. Vice ministro e sottosegretari semi sconosciuti e di probabile incompetenza. La prima donna ministro dei Trasporti? Abile politica, capace di navigare tra correnti di partito e tra posizioni ambigue come nel caso delle concessioni autostradali: ma chi avrà la delega ai porti? Chi saprà confrontarsi con interlocutori sempre più internazionali che vogliono risposte su: dragaggi, la farsa di Venezia, sul porto di Cagliari in totale abbandono, sullo sportello unico doganale che non parte, sulle infrastrutture al palo, sui ritardi per Lng? Le Autorità di sistema portuale sono paralizzate, non passa mese che un presidente non venga interdetto dalla magistratura. Sarà un caso? Come mai le Capitanerie dispongono del doppio ruolo operativo e di quello di polizia giudiziaria? Indagano i presidenti con cui dovrebbero collaborare e magari poi subentrano come commissari. E’ normale? Non solo, il ministro dell’Ambiente sta minando uno strumento importante come il Registro internazionale. Il rinnovo del contratto di lavoro collettivo dei porti è al palo, Assoporti è praticamente una scatola vuota.

L’assenza, per la prima volta, degli agenti marittimi dai vertici nazionali di Confetra non passa inosservata. Gli agenti sono sempre più infastiditi dalla vera e propria guerra che la confederazione ha dichiarato agli armatori, contraria com’è alle alleanze e al ruolo delle compagnie nella gestione dei terminal. Dimenticando che è solo grazie al traffico garantito dai grandi gruppi che tutte le altre categorie rappresentate sopravvivono. Anche lo scontro appena iniziato per la nuova leadership di Confindustria vede contrapporsi candidati che mal sopportano la logistica. Mai come ora alla politica e al ministero dei Trasporti servirebbero competenze, forza contrattuale e visioni coraggiose. I rapporti fra i protagonisti andrebbero riscritti, perché porti e shipping non possono più essere terra di conquista per azioni speculative. Ma l’unica cui sembra non mancare mai il lavoro è solo la magistratura.

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Commenti inseriti: 111 — pagina 1 di 5

Spedito da: Singapore Pubblicato il: 11 novembre 2019 alle 12:02

Giampaolo Botta

INGRANDISCI LA PRIMA FOTO E SCOPRI che il secondo Porto più grande al mondo, Singapore, con 33.5 milioni di contenitori nel 2017, con una nave ogni due minuti che entra in porto attraverso sistemi di learning machine, che da solo da' occupazione diretta a 170mila persone, e che fornisce il 7% del PIL nazionale, rendendo Singapore una delle città stato più ricche al mondo, è anche a solo 700 metri dal tessuto urbano più verde e tecnologico dell'Asia.
Uno dei più bei parchi botanici al mondo il GARDEN BY THE BAY si trova a poche centinaia di metri da milioni di contenitori, ma qui l'uno sta accanto all'altro donandosi vicendevolmente qualcosa. Ricchezza i primi, un ambiente verde e bello da vivere il secondo. Ma non solo tutta la città è verdissima, piena di parchi e di architetture che esaltano la sua natura di città calata in un contesto ecologico da rispettare.
Singapore non si fermerà qui oltre alla progettazione del più grande terminal al mondoil TUAS, visitato lo scorso anno di proprietà di PSA Singapore, gli stessi del terminal di Prà per intenderci, che ospiterà 65 milioni di contenitori, avrà a breve un nuovo terminal aeroportuale (il Terminal 5) collegato alla città ed al porto con nuovi e modernissime infrastrutture, qui si vedono già i bus senza conducente. il vecchio terminal, a partire dal 2021 verrà convertito in centro residenziale e le attività verranno trasferite più ad Ovest appunto al nuovo terminal TUAS.
qui quando parli di Porto, parli del vero motore economico di questo Stato. Per l'Italia potrebbe essere lo stesso, per Genova ancora di più. Decidete voi se poi dare spazio in modo intelligente alla portualità è tanto inutile.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 10 novembre 2019 alle 11:47

Enrico Vigo

@ MERELLO

UN PO' DI SANA AUTOCRITICA SULLA VICENDA ILVA

La ridda di informazioni contraddittorie sfornate dai media in ordine sparso, senza efficaci interventi della politica, su cui svetta solo lo smodato stile da avanspettacolo da rissa di osteria, fatto dai soliti sgraditi ben noti goliardi, con un po' di doverosa autocritica mi induce a prendere tempo ed attendere le mosse del premier Avv.Conte, uomo che si sta dimostrado di spessore istituzionale e sociale. Presto dozzine di avvocati dei due schieramenti si fronteggeranno laddove è stata già formalmente aperta la crisi da Acelor Mittal, col deposito presso il Tribunale di Milano dell'istanza di rescissione del contratto di affitto degli impianti ILVA. Resta ben chiaro che l'errore fatto dal governo precedente al Conte-1, quello di aver messo ILVA in mano ad A.M. si è rivelato madornale ed imperdonabile, Calenda uno degli attori protagonisti principali. Resta il fatto che ora ci si debba sbarazzare di chi vuole distruggere l'acciaio italiano e la socialità che ne consegue, la strada è quella dei commissari, della riconversione e del risanamento, che occuperà oltre un lustro. La si smetta di svillanneggiare il governo in attesa di nuovi sviluppi.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 09 novembre 2019 alle 23:43

Mojo Hand

Ma è possibile che abbiamo giornalisti attivi in carica a stipendio così mediocri?
La crisi Ilva è’ stata dichiarata almeno nel luglio di quest’anno quando è’ stato precisato in 70 milioni di tonnellate la sovracapacita’ europea di acciaio.

Lo avevano persino...scritto i giornali!

E ora sta miseria che si vede e si sente?

Spedito da: Genova Pubblicato il: 09 novembre 2019 alle 15:56

G. Merello

@ Enrico Vigo

Ammiro le tue sicurezze nel caso Ilva & scudo penale, su cui ci sono pareri diversi anche di personaggi non di centro-destra.
L'altro ieri concordavo che la cancellazione il 23 ottobre su iniziativa grillina dello "scudo penale" si è AGGIUNTA ad altri pesanti fattori sopravvenuti come il crollo del mercato dell'acciaio.
A maggior ragione irresponsabile per il governo a guida (?!) grillina aver tolto lo "scudo", fornendo un ottimo appiglio a Mittal.
Sulla quale ho dubbi che si sia imbarcata nel casino Ilva solo per "neutralizzare il suo più pericoloso concorrente", che vedo più nella Cina.
Che lo scudo non fosse solo una "montatura posticcia e pretestuosa" ma esistente e con effetti concreti prima del 23 ottobre, c'è automatica risposta: se "non era scritto da nessuna parte" com'è che Conte spinto da PD e renziani, contrario M5S, si è detto disponibile a re-introdurlo?
Sull'argomento leggo opinioni nette non degli ultimi arrivati, per cui allego un link su Carlo Calenda ex ministro Mise che altrove spara a zero sui 5 Stelle, vera iattura per l'Italia come l'elettorato capisce sempre più.
https://www.la7.it/omnibus/video/ilva-il-chiarimento-di-carlo-calenda-sul-contratto-con-mittal-il-governo-si-e-messo-in-mutande-08-11-2019-292062
Altro discorso i 5000 esuberi che sfodera Mittal, nel quadro del precedente lungo Calvario Ilva e delle scelte strategiche italiane anni 90 con Prodi e compagni massimi protagonisti.
Mai abbastanza ricordato Prodi e le sue scelte (Genova prima vittima sacrificale) con la privatizzazione-smantellamento IRI.
Conclusione: Ilva strategica per l'Italia. Secondo Intesa S. Paolo, Mittal è uno dei migliori investitori al mondo, si cerchi l'accordo migliore possibile. Altrimenti piano B-nazionalizzazione, UE e bilancio permettendo.

Spedito da: Pubblicato il: 09 novembre 2019 alle 10:46

giorgio.carozzi

@marco
così è (se gli pare)...

Spedito da: SPEDIPORTO Genova Pubblicato il: 09 novembre 2019 alle 10:34

Giampaolo Botta

In viaggio verso Singapore con i colleghi di Assagenti, Federagenti dove ci aspettano alcuni importanti appuntamenti. Sarà l'occasione per incontrare la National University of Singapore ed alcuni dei suoi più brillanti esponenti, per conoscere i sistemi di gestione IT dei centri di eccellenza asiatici nel campo dell'E-Commerce e dei Marketplace dell Web. Proviamo ad immaginare come questa tecnologia potrà essere utilizzata per la nostra portualità e per la nostra economia.

Spedito da: genova Pubblicato il: 09 novembre 2019 alle 06:47

marco

Vox populi. Quello che si diceva a quei tempi attraverso la lente, forse anche invidiosa, di quei metalmeccanici che non facevano parte dell'aristocrazia operaia, ovvero quelli del settore privato. Qualcuno si ricorderà. Quando si trattavano i rinnovi dei contratti nazionali noi privati avevamo come controparte la Confindustria e il cosiddetto parastato, con l'Iri in testa, se non ricordo male l'Intersind. Non so se erano male lingue ma loro chiudevano prima ancorché avessero spesso bilanci in rosso e facevano da apripista alle nostre faticosissime chiusure. Avevano pure più livelli categoriali e noi li invidiavamo un po' visto che riuscivano a comprimere verso l'alto l'appartenenza, bontà loro, in questi alti livelli.
Noi pensavamo che trovavano terreno più fertile visto che poi a chiudere i conti non c'era il profitto ma più spesso lo Stato. Ricordo anche che in Italsider c'erano molte ditte esterne ad avere sedi distaccate all'interno, molte del settore informatico, nell'attuale palazzina Cgil. Non so se ciò, l'accresciuto debito pubblico, fu poi una delle cause che portò allo smantellamento dell'Iri, so di per certo che all'epoca Cornigliano, ma non solo, era invivibile per il puzzo: qualcuno si ricorderà i cieli colorati di rosso e la nebbia spettrale che si mischiava con le polveri delle cave di Tassara.
Se non ricordo male il passaggio ad Ilva fu preceduto da prepensionamenti record: 10 anni + amianto. Solo il porto ebbe qualcosa di simile con 8 anni, una vicenda con qualche parallelismo pur nei distinguo. Quando arrivò Riva, anche lui voleva un'azienda più snella, iniziarono più o meno le proteste ambientali e i soliti maligni le collegarono alla fine della greppia. Ora si parla di nazionalizzazione perché anche questo privato mira a ridurre i costi con gli esuberi, come fanno sempre i privati che mirano a massimizzare i profitti e minimizzare costi e salari.
La differenza è che allora non c'erano Europa e mercato globale ed allargare ora le maglie del debito pubblico non sarebbe così senza conseguenze. In linea di massima direi che non vi dovrebbero essere preclusioni a nazionalizzare salvo il fatto che, nazionalizzate o no, le aziende non devono essere canali per ottenere facili appalti né chiudere i bilanci in rosso, secondo il mio modesto parere.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 09 novembre 2019 alle 05:48

Arcangelo Merella

UNA FIUMARA BIS PROPRIO NO!!!!
Non so quanto ci sia di vero nelle notizie che stanno circolando in relazione alla destinazione d'uso del palasport nell'ambito del più complessivo lavoro di risistemazione del waterfront di levante, ma la sola idea che il Palasport mantenga una marginale funzione di impianto sportivo e il resto sia destinato a esercizi commerciali e a ben una trentina di ristoranti. mi lascia basito.In una città da cui marchi storici scappano per assenza di massa critica, dove ogni giorno chiude un piccolo esercizio, l'idea di riempire di funzioni inutili un'area di pregio come quella in discussione ci dice che si sta sbagliando tutto. Un conto sarebbe stato, e sarebbe, che quello diventasse un polo internazionale di tutto ciò che rimanda all'economia del mare:nautica, pesca, sport d'acqua, diving,mercato dell'usato, palestre per gli sport d'acqua ( anche nei canali) insomma un polo di riferimento europeo per tutto ciò che concerne il mare e l'acqua alternando questa permanente esposizione-mercato al Salone Nautico, altro è lo scempio a cui rischiamo di andare incontro.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 08 novembre 2019 alle 12:02

Enrico Vigo

@ PILOTINA BLOG
The Meditelegraph/IL SECOLO XIX

Genova Cornigliano, 08/11/2019

@ G.MERELLO

Non saremo mai un paese normale fino a che continueremo a cimentarci bizantinamente con foga ed enfasi nell'arrampicata sui vetri invece di guardare alla sostanza dei problemi. Lo scudo penale (a mio avviso con pesanti dubbi di costituzionalità, la Consulta deve ancora esprimersi) non riguarda i danni pregressi. Quindi tutto lo sconquasso attorno a questo miracoloso punto, che parrebbe ai meno attenti essere l'appiglio e il casus belli, mi pare una comoda forzatura, inoltre si badi bene non è scritto nel contratto. Non bastasse a smontarne la montatura posticcia e pretestuosa, sorge il dubbio che con questo stratagemma si voglia lasciare ad Arcelor Mittal la possibilità di non rispettare gli impegni presi e lasciarla operare in regime di totale e assurda impunità, cosa che non giova né ad Acelor Mittal né allo Stato. Ed è davvero questo quello che lo Stato vuole? Non credo, tutti quei buffoni da circo che in Parlamento ridacchiano, gridano scompostamente, urlano belluinamente, si cimentano in cori smodati, mettendo in luce solo la loro maleducazione civica e politica, sarebbero lì a puntare il dito sullo Stato lassista incapace di governare le relazioni con i grandi gruppi stranieri liberi di saccheggiare il nostro Paese. Tutto vale per fare sempre e solo caciara da osteria. C'é sempre una ragione per fare cagnara per chi dotato di un alto tasso di inciviltà nei contenuti e nei modi e pensa ossessivamente solo al chiasso da stadio. Non é difficile percepire l'identikit di quella risma animalesca e chiassosa (un bivacco di manipoli) che ad ogni occasione il Presidente protempore dell'Assemblea parlamentare e i Commessi fanno enorme fatica a riportare ad un comportamento decente e rispettoso dell'istituzione che dovrebbero essere capaci di rispettare. Tutte le favolette mal raccontate di presunta inaffidabilità italiana, paese oggettivamente ostile al favorire l'insediamento in Italia di investitori esteri, causa comportamenti incoerenti e ondivaghi, cozzano con la realtà, i francesi stanno spazzolando aziende italiane a più non posso, ultima in ordine di tempo persino la più antica pasticceria genovese (Romanengo). Ebbene, a tutti questi prodi cantori del nulla siderale consiglio di stare più abbottonati, e alla sera in camera da letto prima di coricarsi con la moglie farebbero bene a verificare che sotto le coperte nel loro sacro talamo non giaccia già qualche premuroso aitante francese o tedesco, non si sa mai, visto il vento che tira. Torniamo a "bomba", inutile menare il torrone oltre, Acelor Mittal se ne vuole andare ed ha tirato un pugno in faccia allo Stato italiano con 5.000 esuberi, rivelando il suo intento più genuino di farsi gioco dello Stato, il gioco di sempre quello di neutralizzare il suo più pericoloso concorrente, ILVA, che se assecondato (il mondo è dei pazzi) costituirebbe il colpo del secolo, altro che ridicolo ombrellino "penale". Serve coesione e unità d'intenti, e non dimentichiamoci di un fatto importante, gli impianti sono dello Stato, Acelor Mittal li ha solo in affitto fino alla primavera 2020, ma ha già impostato la procedura di recesso, e la nazionalizzazione invocata è già nei fatti. Bisogna risanare, non sacrificare posti di lavoro nella fabbrica e nell'indotto, ristrutturare il modo di produrre acciaio con metodologie meno inquinanti, ridare valore all'azienda e rimetterla sul mercato. Il resto é tutto inutile, la perniciosa goliardia macabra leghista, i cantori della propaganda elettorale di centrodestra svegliatisi "comunisti per un giorno" a fianco degli operai, tutta una brodaglia avvelenata che va neutralizzata e messa in condizione di non nuocere oltre. Salviamo fabbrica, indotto, economia italiana, ma sopratutto la salute di chi ci lavora e vive nei pressi. Se le istituzioni Regione e Comune vorranno appoggiare gli operai e i Sindacati tanto meglio, ma lo facciano in modo efficace e sobrio, senza innescare facile propaganda elettorale con la volpe sotto l'ascella, gli operai sono capaci di incazzarsi, e in modo serio, lo tengano bene a mente.

Spedito da: porto san benigno Pubblicato il: 08 novembre 2019 alle 09:44

Riccardo

Ringrazio ovviamente il consigliere Lunardon, perché, pur avendo visioni politiche diametralmente opposte, chiunque spenda una parola positiva nei confronti della COMPAGNIA UNICA DEL PORTO DI GENOVA godrà da parte mia una forma sostanziale di rispetto innegabile.
Ma, da lì, al dire o scrivere che Giovanni Toti non si occupa del porto o non si è interessato a trovare risoluzioni tangibili e oggettive compresa la situazione CULMV ed avendo coinvolto la giunta regionale e non solo, quindi Marco Bucci e Stefano Balleari e tutta la giunta comunale MI SEMBRA UNA GRANDIOSA STRONZATA, QUELLE CHE SI FANNO PRIMA DELLE CAMPAGNE ELETTORALI... MA.. OPS... PRIMA DELLE ELEZIONI COME PER MAGIA... SPUNTA IL PD... MA DOVE CAZZO ERAVATE FINITI IN QUESTI ANNI???

Spedito da: Genova Pubblicato il: 08 novembre 2019 alle 00:15

Arcangelo Merella

Ora tutti invocano il modello Genova-Accordo di programma sulle Acciaierie-ma dimenticano che è stato un duro ma efficace lavoro del centro sinistra locale, regionale e nazionale!! Ma quella classe politica non c'è più, e si vede!!

Spedito da: Genova Pubblicato il: 07 novembre 2019 alle 19:17

G. Merello

@ Enrico Vigo

L'umile sottoscritto non pretende di sostenere delle "verità", in una situazione complicata e grave, per l'occupazione e il futuro della nostra industria, come quella ex Ilva.
Mi permetto riportare sull'argomento un link, ovviamente non rappresentante "la verità":
https://www.ilsussidiario.net/news/ilva-il-giurista-il-governo-ha-torto-
scudo-penale-necessario-e-ora-un-decreto/1945896/
Anche queste opinioni non del besagnino del mercato rionale e neppure dell'avv. Conte Primo Ministro, parte in causa, ma di Mario Esposito, ordinario di diritto costituzionale nell'Università di Lecce.
Stralcio qualche brano:
"Lo scudo penale era necessario ed eliminarlo ha voluto dire mettere alla porta Arcelor Mittal"
"Il contratto prevede che "Nel caso in cui un nuovo provvedimento legislativo incida sul piano ambientale dello stabilimento in misura tale da.....la società abbia il diritto contrattuale di recedere"
Alla domanda "Si è fatto bene o male a introdurre lo "scudo"? risposta: "Si deve tenere conto della condizione "mostruosa" dell'Ilva di Taranto, non solo ambientale ma normativa e giudiziaria al momento della vendita...Senza quella singolare misura, chi si sarebbe fatto carico della bonifica?"
Sull'atto di citazione di Arcelor al tribunale di Milano: "Benchè non si possa escludere che alla base vi siano anche altri motivi, certo l'atteggiamento ondivago del governo...ha offerto ampio e plausibile pretesto a Arcelor per abbandonare Ilva. Introdurre lo scudo e poi ritirarlo è una di quelle condotte tipicamente italiane che suscitano sconcerto internazionale.."
"Arcelor ha corpose ragioni per dire che son venute meno le condizioni di investimento iniziali dell'accordo....Che dire della controparte (governo)? Che è del tutto inaffidabile, è tema notissimo la riluttanza degli stranieri nell'investire in Italia...per il timore di continue revisioni del quadro normativo".
Detto quindi che altri, superficiali o no, negano che "lo scudo penale è ininfluente" nella incasinatissima situazione Ilva (la vera tigre di carta): Nelle ragioni e/o pretesti di Arcelor per lasciare ovvio che ci sono anche gli altri motivi che riporti nella tua parte finale, su cui concordo.
E il futuro? Produrre acciaio in grandi quantità in modo davvero sostenibile ed economico, è possibile, meglio lontano dall'abitato.
Ci sono tecnologie per ridurre l'inquinamento nel ciclo integrale da minerali. Per Taranto si è parlato (Jindal) di de-carbonizzazione impiegando metano (dal TAP). Sempre a metano esiste il pre-ridotto (spugna di ferro) al posto dell'altoforno + forno elettrico. E appunto c'è il forno elettrico da rottame riciclato, con una complessa filiera energivora e non scevra di inquinamento (se n'era parlato anche per Cornigliano, come sai).
Il difficile ovviamente è metter d'accordo ambiente, produzione, costi, occupazione e TEMPI. Ma ora si è con l'acqua alla gola...

Spedito da: Genova Pubblicato il: 07 novembre 2019 alle 12:52

Davide

@dottor mabuse
ma come, sparisci proprio adesso??? sono preoccupato dal silenzio...

Spedito da: via del campo Pubblicato il: 07 novembre 2019 alle 12:14

Laura

C'è una crepa in ogni cosa
ed è da lì che entra la luce...
(Leonard Cohen)

Spedito da: Roma Pubblicato il: 07 novembre 2019 alle 12:02

Carlo Mitra

É' possibile che la settima economia del mondo sia governata da Di Maio e la Lezzi?... ma secondo voi può il più grande gruppo siderurgico del mondo investire in un Paese così???? Li capisco e come....mi spiace ma e' la realtà!

Spedito da: porto Pubblicato il: 07 novembre 2019 alle 11:39

Gian

@maurizio maresca
Professore, dicono dalle nostre parti che nella vita per essere felici devi capire quando è il momento di togliere: il disturbo, il saluto e gli slip… E questa la dedichiamo ai terminalisti genovesi!

Spedito da: porto san benigno Pubblicato il: 07 novembre 2019 alle 11:24

mirko

@prof. maresca
Caro professore, si è perso qualche puntata... sono almeno due anni che la destra è in campo e certo gioca meglio di una sinistra che si sveglia e scopre l'umidità nei pozzi...
Poi, se vogliamo dircela tutta, questa pseudo guerriglia tra confindustria terminalisti e compagnia è di uno squallore che solo qui a genova si può proporre. Veramente penoso l'ultimo comunicato di risposta al pd, mentono sapendo di mentire, sono veramente personaggi di poco spessore... la domanda è: di chi stanno facendo il gioco? perché si prestano a queste figuracce che già il timoniere aveva indicato nel suo articolo???

Spedito da: Milano Pubblicato il: 07 novembre 2019 alle 08:02

Enrico Vigo

@ G.MERELLO

TI SPIEGO LA DIFFERENZA TRA OPINIONI E FALSITA'.

E' stato spiegato in tutte le salse che lo scudo penale è ininfluente, ne ho scritto persino io (ultimo delle beline di Genova) subito alla prima ora, ieri anche in TV dall'Avv.Conte Primo Ministro, non dal besagnino del mercato rionale, possibile che tu non l'abbia capito?

Non si applicano sanzioni penali per il pregresso ovviamente, ma sull'attività concordata e accettata contrattualmente da ILVA/AM.

Si vuole la licenza di impunità, ebbene per accontentarli sarebbero anche disposti a concederla (con il rischio che poi non onorino il contratto?).

Ma caro G.MERELLO; cavalcare la tigre di cartone di Toti è una indecenza, ma non sei il solo, anche Manganaro/FIOM ha fatto pressapoco le stesse uscite inascoltabili, e ne rispiego il motivo, perché le ragioni emerse subito ad una analisi non superficiale sono altre:

Ecco perchè:

il crollo del mercato dell'acciaio, irreversibile per qualche anno, porta tre conseguenze:

1. la produzione di Taranto deve essere dimezzata da 8 a 4 milioni di tonnellate;

2. con la produzione dimezzata i costi di risanamento (piano della Magistratura) non sono più sostenibili;

3. gli esuberi per ora ammontano a 5.000, cresceranno a breve.

Va studiata una strategia diversa e vincente, ora la questione primaria è alleggerire la vertenza con adeguati prepensionamenti e dal punto di vista industriale parte consistente della produzione di Taranto va riconvertita a forno elettrico (acciaio da rottame).

Inoltre é emerso un aspetto inquietante, la procedura di sequestro di AFO/2 potrebbe estendersi agli altri altoforni, tute questioni che creano incertezze, vere motivazioni per la fuga di AM programmata da tempo.

Hai capito ora la differenza tra le musse propagandistiche e la realtà?

Spedito da: Coronado Pubblicato il: 07 novembre 2019 alle 06:16

Matt

@ Marziano

Tutto vero, estremamente semplice e lineare il ragionamento di Contship che ha un approccio imprenditoriale puro, anche cinico se vogliamo, di stampo tedesco.
Se ci sono le condizioni, anche politiche, per investire e guadagnare, possibilmente molto, va avanti, quando non ci sono più le condizioni vende e se ne va spesso guadagnando molto.
L’uscita da Livorno é storia recente.
Spezia é il terminal più efficiente per rapporto teus/mq/anno a livelli di Estremo Oriente ed il merito é esclusivamente di Contship e del modello gestionale sin qui adottato, ha ridotto i costi collaterali, guadagna e bene, si trova in eccesso di domanda, almeno per ora, e vicino alla saturazione con impiego di piazzali e accosti superiore al 90% della capacità teorica.
Nel momento in cui le condizioni dovessero modificarsi Contship probabilmente venderebbe senza problemi, probabilmente guadagnando molto.
A me piace e molto.

Spedito da: Coronado Pubblicato il: 07 novembre 2019 alle 06:01

Matt

@ Blue&Lomesone

sono d’accordo, ma il rapporto terminal/linea é solo uno dei temi.
Oggi le linee hanno necessità, o anche solo volontà legittima, di massimizzare i profitti ed estendono le loro attività dal trasporto marittimo all’intera filiera logistica.
E allora assistiamo a tentativi, sempre legittimi, di rompere i monopoli dei servizi ancillari, alla costituzione di società per il trasporto multimodale, alla realizzazione/acquisto di interporti.
La concretizzazione del concetto di un servizio door-to-door alla merce reso da un unico soggetto che, internalizzando i costi, elimina i profitti intermediati e li fa propri.
I primi a farne le spese sono stati gli agenti marittimi indipendenti che hanno perso sia raccomandazione che booking.
Seguono a ruota gli spedizionieri e gli spedizionieri doganali.
Ricapitolando linea, agenzia, terminal, rimorchio, pilotaggio, spedizioniere doganale, mto, interporto, gestione dell’ultimo miglio terrestre.
Il tutto si traduce in una maggior flessibilità e rapidità negli investimenti in opere di adeguamento infrastrutturale a seguito dell’aumento dei flussi e del gigantismo navale.
Se serviranno più gru o gru più grandi, maggiori pescaggi, banchine e piazzali organizzati diversamente, il terminal si adeguerà alle esigenze della linea.
Tradotto in scala e compressi tempi e processi industriali, significa che tre o quattro compagnie private controlleranno l’intera filiera del trasporto decidendo secondo convenienza della sorte della logistica di interi Paesi.
Se una strategia del genere avesse successo, ci troveremmo di fronte alla più imponente block exemption regulation di fatto mai vista, con il monopolio di un intero settore industriale su scala mondiale.
Se vogliamo entrare in un esempio specifico possiamo parlare della piattaforma Spezia, porto giovane ed effervescente, che ben si é prestato alla sperimentazione, poco influenzato dalla comunità locale debole e impreparata nel settore dello shipping, che ha visto succedersi in tempi ristretti diversi modelli interessanti, solo parzialmente frenati nel periodo oscuro del bucchionato poi risultato soccombente, portati avanti da diversi gruppi, Merzario, Messina, Tarros, Contship.
Di questo modello egemone MSC non ha inventato nulla, Contship lo faceva già nei primi anni ‘90, con linea, terminal, MTO e agenzia,Tarros continua a farlo, le tre ovviamente su scale diverse tra loro, poi Contship si é ritirata nel terminal, Tarros ha mantenuto la componente del trasporto terrestre, mentre MSC ha seguito il percorso inverso.
E non é detto che l’effetto sia negativo, almeno gli imprenditori hanno un chiaro obiettivo da raggiungere, il profitto, mentre i corpi regolatori seguono le ondivaghe esigenze della politica meno preparata della storia.
Dove non funziona questo modello?
Non funziona quando il terminal ha molti clienti e domanda in eccesso, può dunque sostituire una linea con l’altra, ma nei porti monocliente o quasi, Pireo e Gioia Tauro leading cases, funziona eccome.
Ritorniamo alla barzelletta di Luigi Proietti sul Cavaliere Bianco e il Cavaliere Nero ed all’attuale pretendente burattinaio che con il grande attore condivide solo il nome di battesimo.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 06 novembre 2019 alle 22:53

Blue&Lonesome

Il tema vero e’ che i grandi vettori marittimi ormai non riescono più ad accontentarsi di essere clienti puri dei terminal. Questi sono diventate semplici centrali di costo per la loro attività.
Sino a tempo addietro si accontentavano per dir così di pagare il terminalista per avere finestre di approdo sempre più elastiche ma riconoscevano costi di movimentazione e di deposito con margine per il terminalista. Ora non possono neanche più sopportare quei costi perche’ ogni soldo guadagnato dal terminalista e’ un soldo perduto dal cuore del business, cioè la nave. Con questa chiave capirete molto del momento attuale; e di come msc abbia precorso i tempi, come quando infuriata dei veti su Genova al Multipurpose si fece un sol boccone di Valencia , facendo la prosperità sua e dello scalo iberico...

Spedito da: Pubblicato il: 06 novembre 2019 alle 18:28

Maurizio Maresca

Scusate la politica che si inserisce in una lite fra privati? Questa è nuova ! Il vecchissimo che avanza ..,Scommettete che domani anche la destra inizia a gridare ?

Spedito da: Genova Pubblicato il: 06 novembre 2019 alle 17:33

G. Merello

CASO ARCELOR MITTAL E OPINIONI

Sulla gravissima questione Arcelor Mittal si leggono molti pareri, sui quali pesa ineluttabilmente l'opinione politica.
Credo che tutti (esclusi i grillini della Decrescita Felice e pochi altri) concordiamo sulla "necessità" di non essere dipendenti dall'estero per la produzione di acciaio in una Italia che nonostante tutto è seconda in Europa con la Francia nel manifatturiero, settore fondamentale col suo indotto per l'occupazione.
Basti ricordare l'importanza dell'acciaio, ad esempio, per una Fincantieri che fa navi e pure tutta la parte acciaio del nuovo ponte di Genova..
Quali sono i FATTI essenziali, dalla triste fine dell'ex Ilva, con processi e condanne per danni ambientali? Non dimenticando il famoso ricorso al TAR nel 2017 del governatore Emiliano e del sindaco di Taranto che fecero giustamente incavolare l'allora ministro dello Sviluppo Calenda. Il tutto totalmente estraneo alla subentrante Arcelor Mittal...
Gli indiani vincitori nel rilevare l'Ilva presentano un piano di investimenti industriali e ancor più ambientali. In cambio chiedono garanzie, ossia il famoso "scudo legale" sui danni ambientali per il periodo di realizzazione dei lavori di bonifica, con un calendario abbastanza preciso.
L'allora governo Renzi lo concede, d'altronde nessuno senza "scudo" avrebbe accettato di subentrare nella grave situazione ambientale di Taranto.
Per un po tutto procede secondo gli accordi (e il buon senso)..
MA...il 5 Stelle ha altre idee sullo "scudo" e sulla stessa "esistenza" dello stabilimento di Taranto.
Nel giugno scorso, nel governo giallo-verde a netta maggioranza grillina, il ministro Sviluppo & Lavoro Di Maio comincia l'opera di eliminazione dello "scudo".
L'ultima spallata nasce dall'ex ministro grillino Barbara Lezzi che ad ottobre presenta in commissione un emendamento per revocare lo scudo legale. Una battaglia su cui il 5 Stelle è pronto a far cadere il nuovo governo, con fiducia in ballo.
A sto punto PD e Renzi cedono, e il 23 ottobre in Senato la maggioranza vota la revoca dello "scudo legale" a Mittal.
Cosa molto grave, altro che "ingenuità del governo" e "pretesto"..
Come prevedibile Mittal lunedi scorso annuncia il recesso dal contratto, chiedendo pure i danni.
Oggi si legge che i renziani propongono un emendamento per reintrodurre lo scudo penale. Sembra puro buon senso, ma riusciranno a convincere PD e soprattutto i grillini (ancora in maggioranza nonostante le sberle elettorali) nel loro "pianeta Decrescita"?

Spedito da: italia Pubblicato il: 06 novembre 2019 alle 11:00

paolo ruffino

@Marziano
Azzeccatrissimo e approfondito il suo intervento che spalanca scenari reali sempre o spesso sottovalutati o ignorati, questo vale per lo shipping come per l’industria (e la vicenda ILVA insegna fin troppo). Quindi la ringrazio perché di questi temi si dovrebbe dibattere di più su Pilotina, anche se capisco che inseguire filoni più facili è comodo e meno impegnativo. D’accordo su Conthsip


Spedito da: Roma Pubblicato il: 06 novembre 2019 alle 10:35

fabio

@vigo
complimenti a te, che hai sempre in tasca delle verità scolpite nella pietra. discorso complesso quello del business dell'acciaio e dell'attuale smarcamento, ma penso che il sindacato e soprattutto la Cisl abbiano consolidato conoscenze e competenze molto forti. E meno male...

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