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«Il futuro di Wärtsilä sarà l’hi-tech» / INTERVISTA

Genova - Parla il numero uno in Italia del colosso finlandese dei motori marini. Barbazza: «Il business è nel Gnl e nelle manutenzioni, ruolo centrale per Genova».

Genova - Guido Barbazza, 56 anni, genovese, è diventato presidente e amministratore delegato di Wärtsilä Italia lo scorso primo giugno, dopo una lunga carriera interna al gruppo finlandese, uno dei cinque principali costruttori al mondo di motori marini e il primo nel settore delle navi da crociera e traghetti.

Appena arrivato, aveva davanti il piano esuberi deciso dalla capogruppo, 550 persone nel mondo, 90 in Italia.

«L’obiettivo era dismettere e razionalizzare alcune sue attività. Abbiamo lavorato per rendere queste operazioni meno dolorose possibili, ricollocando la maggior parte delle persone - lo stabilimento interessato era quello di Trieste - in altre aziende all’interno del gruppo o che lavorano con il gruppo, grazie a un dialogo con il sindacato, con scontri anche robusti ma senza un’ora di sciopero».

Ora gli investimenti.

«Senza entrare nei dettagli delle strategie globali del gruppo, che prevedono di muoversi lungo le linee del programma “Factory 4.0” (digitalizzazione della produzione, l’uso dei big data e così via) diciamo che nello specifico a Trieste, dove abbiamo dismesso attività considerate non più strategiche, è in corso un piano per l’uso del robot nella realizzazione di grandi componenti, con un investimento da 17 milioni di euro. Fra l’altro Trieste, con 1.400 lavoratori, è fra i tre stabilimenti più grandi del mondo in questo settore».

Quindi quali sono i settori sui cui investirete nei prossimi anni?

«La cantieristica navale è in fortissima crisi. Fortunatamente la produzione per centrali elettriche è tornata a crescere. Quello su cui dobbiamo puntare sono le tecnologie del gas - stiamo lavorando anche sulla fornitura da terra e penso a breve ci saranno novità in Italia, specie a Genova, Savona e Trieste - e le attività di service».

Vuole dire le officine?

«Certamente: qui abbiamo registrato a gennaio uno dei contratti più grandi di sempre, quello con il gruppo Carnival per quasi un miliardo di dollari. Si dice poco, perché dobbiamo essere british, ma a Genova, nostro principale centro servizi nel Mediterraneo, lavorano 160 dipendenti diretti, seconda realtà delle Riparazioni navali; ancora meno persone sanno che qui non si aggiustano solo motori ma si realizza anche il re-manifacturing, si producono i pezzi di ricambio. Dunque, c’è anche produzione. Centri di questo tipo esistono solo in Olanda, Shanghai, Singapore, Dubai e Vancouver. Inoltre è sui servizi di assistenza che si giocano le sfide più interessanti sotto il profilo tecnologico. Penso alla stampa dei pezzi in 3d, ora in fase sperimentale e che di fatto avrà una sua applicazione tra una decina d’anni, e poi alcuni strumenti per facilitare le attività nella sala macchine delle navi, come occhiali speciali, sul tipo dei Google Glass - o alla Terminator, se preferisce - su i quali compaiono le informazioni in tempo reale sugli interventi che il marittimo deve fare sul motore, comprese le mani dell’operatore da remoto che si muovono come le deve muovere la persona che materialmente effettua l’operazione. Questi occhiali sono già operativi su alcune navi».

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