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«Allo shipping serve un’associazione forte» / INTERVISTA

Genova - Duci: «Pronti ad appoggiare una realtà capace di aggregare l’intero cluster marittimo italiano». Il presidente di Federagenti: «Confmare? Con i giusti presupposti, siamo disposti a fare la nostra parte».

Genova - Il mondo associativo dello shipping è in fermento. E la spaccatura che si è creata in Confitarma potrebbe portare alla creazione di qualcosa di più di una semplice intesa tra armatori “dissidenti”. Il progetto è quello di Confmare, una federazione che - con l’appoggio del gruppo Msc - farebbe riferimento a Confcommercio con l’obiettivo di accogliere al suo interno le varie anime del settore marittimo. «Federagenti – afferma il presidente Gian Enzo Duci – si è dichiarata più volte a favore di un soggetto associativo che rappresenti l’intero comparto. Un po’ sul modello tedesco, con associazioni che ogni due anni fanno un passo indietro per lasciare la parola a una confederazione rappresentativa degli interessi di tutto il settore. Siamo pronti a fare la nostra parte».

Presidente, non crede che la probabile creazione di una nuova associazione potrebbe ulteriormente dividere il comparto marittimo?

«Il nostro obiettivo, in termini generali – sottolinea Duci - è esattamente il contrario. Sono anni che spingiamo per una voce comune che unisca, che appiani le divisioni interne, spesso anche giustificabili ma comunque contrarie all’obiettivo prioritario che deve essere quello di far valere il peso di un settore che genera il 2,6% del Pil italiano. Finora non abbiamo avuto grande successo, ma io non dispero e aggiungo che il fattore tempo è importantissimo: il quadro politico ma anche normativo nonché il posizionamento globale del nostro Paese potrebbero subire modifiche e il cluster marittimo non può farsi trovare impreparato».

Gianluigi Aponte, a capo del gruppo Msc, in un’intervista pubblicata ieri dal Secolo XIX ha detto che potrebbe essere creata una nuova associazione ma «non c’è una guerra a nessuno». Crede che Confmare potrebbe essere la soluzione a tutti i problemi?

«Fatti, comportamenti e persone determineranno se questa è la strada migliore. Per noi – dice Duci - è più che mai importante favorire i processi aggregativi per creare un soggetto che diventi interlocutore stabile, autorevole, riconosciuto per il sistema politico».

Esiste già la Federazione del Mare, l’associazione che riunisce gran parte delle organizzazioni del settore. Non c’è il rischio di entrare in collisione?

«La Federazione del Mare è stata una bella idea a cui però non è stata data la possibilità ed i mezzi per compiere un salto di qualità. Non escludo che possa essere rilanciata».

Lo statuto della nuova associazione dovrebbe essere pronto tra poche settimane. Esistono possibilità di riconciliazione sul filo di lana?

«Federagenti fa parte di tutte le più importanti associazioni del settore, che non considerano inconciliabile la presenza in altre associazioni. Questa nostra partecipazione è la prova tangibile di una volontà di unire, non di separare. Oltre che in Confcommercio, siamo in Confetra o come associazioni territoriali in Confindustria. Nel nostro codice genetico c’è la spinta per l’unificazione del cluster. Spinta che si è manifestata anche nel tentativo di mediazione fra le posizioni del gruppo Grimaldi e del gruppo Onorato».

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