SERVICES

Più autonomia alla Liguria, più risorse dai porti / L’ANALISI

Genova - Fra le tante parti ancora inattuate, la nostra Costituzione nasconde una previsione sull’autonomia differenziata: si tratta della possibilità di alcune Regioni di ottenere più competenze e più risorse rispetto a quelle ordinarie

Genova - Fra le tante parti ancora inattuate, la nostra Costituzione nasconde una previsione sull’autonomia differenziata: si tratta della possibilità di alcune Regioni di ottenere più competenze e più risorse rispetto a quelle ordinarie. La norma in questione, di cui sentiremo molto parlare nei prossimi mesi, è l’art. 116, c. 3, Cost., introdotto con la riforma del 2001.

Non tutte le Regioni possono ottenere il premio della maggiore autonomia, ma solo quelle che dimostrino di saper gestire le competenze aggiuntive, assumendosene la responsabilità. Si tratta dunque di un regionalismo maturo, che mira a valorizzare le specificità e le qualità delle diverse aree territoriali, rendendole più responsabili. È un modello diffuso anche all’estero, dalle Comunità autonome spagnole al Canada e al Belgio.

Sin dagli anni immediatamente successivi alla riforma, alcune Regioni si sono mosse per ottenere maggiore autonomia, a prescindere dal colore politico: la prima è stata la Toscana, nel 2003, seguita da Lombardia, Veneto e Piemonte. Tutte le iniziative però sono naufragate nella fase dei negoziati con il governo, e per quasi 10 anni, il tema è tornato sotto traccia. Negli ultimi mesi, però, si è riaccesa l’attenzione sull’autonomia, ed alcune Regioni hanno ripreso il percorso tracciato dall’art. 116, c. 3, Cost.

Anche la Liguria ha iniziato una trattativa con il governo. Come si è detto, maggiori competenze implicano maggiori responsabilità, perché la Regione assume su di sé compiti e obblighi in precedenza statali. La Costituzione, però, prevede anche che le ulteriori competenze debbano essere accompagnate da nuove risorse finanziarie e che, pertanto, non ci possa essere un trasferimento di funzioni a costo zero. Per la Liguria questo aspetto potrebbe essere particolarmente importante, soprattutto con riferimento alla materia portuale, considerando che oggi lo Stato incamera pressoché integralmente il gettito prodotto dal sistema dei porti liguri, che ammonta a circa otto miliardi di euro all’anno. Un aumento delle competenze regionali potrebbe produrre un significativo aumento dei trasferimenti statali, consentendo alla Liguria di ottenere nuova linfa vitale.

A differenza del passato, questa volta i negoziati con il Governo sembrano avviati in modo promettente. Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna hanno raggiunto un’intesa preliminare negli ultimi mesi di vita dello scorso Governo. La Liguria, insieme ad altre Regioni, dovrà trovare l’accordo con il Governo attuale, che dovrebbe essere particolarmente sensibile alle ragioni dell’autonomia territoriale. Le premesse, dunque, sono ottime. Quanto ai tempi, sono condizionati dalla procedura articolata prevista dalla Costituzione. Sul fronte regionale, infatti, serve il coinvolgimento degli enti locali, con la richiesta di un parere al Consiglio delle autonomie locali. Sul fronte statale, invece, è necessario che l’intesa tra Regione e Governo sia approvata con una legge rinforzata, cioè approvata a maggioranza assoluta dei componenti delle due Camere.

Se la proposta regionale è formulata in modo corretto sotto il profilo tecnico, e se è supportata da una forte volontà politica, l’approvazione finale può vedere la luce nell’arco di qualche mese, probabilmente meno di un anno. Con ciò si aprirebbe per la Liguria una nuova stagione di regionalismo maturo, che porrebbe nuove sfide e grandi opportunità di crescita e di sviluppo per il nostro territorio.


*Professore ordinario
di Diritto costituzionale comparato

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››