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Uil in trincea: «Le Authority Spa non sono la soluzione»

Genova - Le reazioni dei sindacati. Tarlazzi: «Evitare strumentalizzazioni». La Cgil apre alla trasformazione.

Genova - Governo e Mit diano una risposta ferma e decisa alla Commissione europea. È quanto chiedono il segretario generale Claudio Tarlazzi ed il segretario nazionale Marco Odone, riferendosi alla questione della richiesta europea di pagamento Iva alle AdSP italiane, «evitando di strumentalizzarla come escamotage per cambiare la natura giuridica delle Autorità portuali in Spa pubbliche. Una tale soluzione – spiegano i segretari della Uiltrasporti - causerebbe un danno al nostro sistema portuale di gran lunga superiore all’ammontare contestatoci dalla Commissione europea».

«Non possiamo permetterci di penalizzare i nostri porti nel momento storico attuale, che ha bisogno invece di stimoli di crescita dell’economia del nostro Paese, per contrastare le stime del Pil al ribasso. Le infrastrutture, specialmente quelle portuali, debbono essere messe al servizio del rilancio economico, e in particolare i porti a quello del nostro export. Alle imprese manifatturiere servono pari condizioni, che non sarebbero garantite in alcun modo da Spa, seppure pubbliche, cioè da soggetti economici con la finalità di profitto piuttosto che di regolazione».

«Gli effetti di una privatizzazione dei porti sarebbero perciò rovinosi – proseguono - alimentando una concorrenza spietata tra scali italiani e, ancor peggio, favorendo una competizione selvaggia tra gli operatori di un medesimo porto, con conseguenze negative dirette sul mondo del lavoro. In uno scenario mondiale in cui le compagnie di shipping hanno perfezionato strumenti con i quali cercano di controllare interi segmenti della filiera logistica terrestre delle merci - aggiungono Tarlazzi e Odone - quel che occorre ai traffici molto contendibili dei nostri porti è uno sviluppo di sistema della intera portualità italiana, realizzabile solo con autorità di controllo pubbliche caratterizzate da terzietà e coordinate a livello centrale nazionale. In questa fase politica assai convulsa - concludono - sarebbe forse più opportuno concentrarsi sui veri problemi della portualità nazionale ed internazionale, dando ampio appoggio all’azione sindacale europea contro il regime di esenzione per le compagnie armatoriali, che scadrà nel 2020».

La Cgil: «Pressing in Europa e via libera al cambiamento della struttura giuridica delle Authority»

“Da parte del Governo e del Ministro competente serve una seria e concreta riflessione sul ruolo della portualità italiana rispetto alle politiche comunitarie”. E’ quanto chiede il segretario nazionale della Filt Cgil Natale Colombo, a seguito del parere della Commissione Ue sulle esenzioni fiscali dei porti italiani e spagnoli, evidenziando che “qualificare come ‘aiuto di stato’ i finanziamenti comunitari riconosciuti allo Stato, e non a imprese private, per le opere di infrastrutturazione dei porti del Mediterraneo, il cui potenziamento è previsto proprio in ragione dell’attuazione delle politiche europee, appare contradditoria e richiede la massima attenzione nell’esercizio dell’attività di lobbying nelle sedi opportune”. Secondo il dirigente nazionale della Filt Cgil “è arrivato il momento di avviare, con le dovute e necessarie competenze, un raccordo serio con la Commissione europea ed esigere un regolamento puntuale ed univoco per tutti gli stati membri con l’auspicio di poter individuare criteri di selettività, utili a dare il giusto valore e mercato alla portualità del nostro Paese. Inoltre a partire dal pronunciamento, che non va assolutamente trascurato ma affrontato con la giusta determinazione, si può decidere, per l’immediato futuro, la struttura giuridica delle stesse Autorità di Sistema portuale, sempre più proiettate in un contesto che va oltre i confini nazionali. Serve, pertanto - sostiene infine Colombo - un’azione congiunta con tutti i soggetti istituzionali, nonché il coinvolgimento del sindacato anche europeo, per un raffronto continuo sull’adozione delle politiche comuni da mettere in campo per la promozione e lo sviluppo della portualità nei paesi mediterranei”.

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