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“Grande America”, la procura di Brest indaga

Genova - Il Gruppo Grimaldi: «Incendio divampato da un container». Il primo ministro francese: «Seguiamo gli sviluppi con molta, molta, molta attenzione»

Genova - Le prime macchie nere sono attese sulle spiagge della Charente Marittime tra domenica e lunedì. Poi potrebbe essere questione di giorni. Tutta o quasi la costa del Golfo di Biscaglia, dalla Bretagna del Sud alla Gironda, è minacciata «a più o meno breve termine, nelle prossime settimane, in base ai venti e alle correnti». L’affondamento della “Grande America” costringe la Bretagna e la Francia a fare i conti con una nuova crisi ambientale. Vigipol , il sindacato per la protezione del litorale bretone nato dopo il disastro nel 1978 della petroliera Amoco Cadiz, si prepara a gestire i danni nel lungo periodo. «È probabile che, per effetto della pressione, i serbatoi della nave si forino e rilascino nel tempo, un po’ alla volta, gli idrocarburi».

Il danno immediato sono invece le grandi macchie di idrocarburi alla deriva nell’Atlantico francese. Giovedì il Falcon 50 della Marina francese ne ha avvistate due vicino al luogo del naufragio, a circa 315 chilometri a ovest di La Rochelle. «La prima dall’aspetto compatto - ha poi riferito la Prefettura marittima dell’Atlantico - è lunga 13 chilometri e larga 7». La seconda, «lunga 9 chilometri e larga 7, ha l’aspetto più frammentato». Sorvolando l’area, ieri mattina il Falcon 50 ne ha avvistata una terza «compatta, lunga 4,5 chilometri e larga 500 metri».

Il comandante e l’equipaggio della “Grande America”, 26 persone in tutto, sono da lunedì in un albergo a Brest, in Bretagna, a disposizione della procura della Repubblica che ha avviato un’indagine.

Domenica sera erano appena riusciti a domare un incendio esploso su un camion nel ponte più basso della nave quando, verso le otto, il Comando generale delle capitanerie di porto di Roma ha dato l’allarme alle autorità francesi. Un secondo incendio, a quanto pare divampato da un container sul ponte di coperta, aveva costretto la nave a fermarsi. L’equipaggio e il solo passeggero si sono messi in salvo su una delle due lance presenti sulla nave. La nave invece non si è salvata. Il rimorchiatore “Abeille Bourbon”, arrivato attorno alle dieci di lunedì mattina per spegnere le fiamme, si è arreso in poche ore. Alle tre e ventisei di martedì pomeriggio la “Grande America” si è inabissata a 4.600 metri.

Era una nave di tipo con-ro, ibrido tra porta-container e traghetto, costruita da Fincantieri nel 1997 per il Gruppo Grimaldi. In viaggio da Amburgo a Casablanca, stava trasportando 2.210 veicoli e 365 container per il 70% sul ponte superiore. Sulle coste bretoni ci si prepara al peggio. «Vagheranno per il mare prima di venirsi ad arenare sulle nostre spiagge», scrive Vigipol.

Il governo francese ha dato il via alle operazioni per pompare il carburante dall’oceano. «Stiamo seguendo gli sviluppi con molta, molta, molta attenzione», ha dichiarato il primo ministro francese Edouard Philippe.

Il Gruppo Grimaldi si è affidato per il recupero dei container e del carburante alla Ardent, società specializzata che ha inviato sul posto la nave Union Lynx. «Un gruppo di esperti nel campo di sinistri marittimi - scrive la compagnia italiana in una nota - è già a Brest per monitorare la situazione ambientale».

Robin des Bois, associazione non governativa francese per la difesa dell’ambiente, ha ricordato in una sua nota che la “Grande America” era stata oggetto di ripetuti controlli. La base dati Equasis , dell’Agenzia europea per la sicurezza marittima, ne segnala quaranta dal 1998 ad oggi. Come il controllo di Tilbury, nel Regno Unito, quando nel 2010 gli ispettori fermarono la Grande America per nove giorni dopo avere elencato 35 punti deboli della nave, 14 delle quali nelle misure anti-incendio.

«Non si può collegare quello che è successo a un fatto di dieci anni fa», è la replica del Gruppo Grimaldi. Ispezioni di quel genere sono la prassi. Ci controllano, ci dicono cosa non va, e noi correggiamo subito. Altrimenti non potremmo navigare».

La causa, secondo Vigipol, va cercata nei rischi d’incendio legati al trasporto container. Il sindacato bretone ha contato 59 tra esplosioni e incendi a bordo di porta-container dal 2015. L’Organizzazione marittima internazionale limita il trasporto di materiale pericoloso con regole restrittive. Il Gruppo Grimaldi dichiara di essersi dato da anni regole ancora più restrittive. «Non avevamo mai avuto un affondamento in 75 anni di attività. Questo per noi è un danno economico e d’immagine enorme».

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