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Thamm: «Un terminal crociere a Genova, pronti a dialogare con Renzo Piano» / ESCLUSIVA

Genova - Intervista al numero uno di Costa Crociere: «Vogliamo crescere con la città che ci ospita»

Genova - «Un accordo importante per noi, per il cantiere San Giorgio e per la città, che poi è la comunità che ci ospita. Del resto, anche questo fa parte della nostra filosofia: creare sinergie con il territorio, investire, contribuire alla sua crescita, migliorare la relationship. È quello che facciamo a Savona, e l’intesa che firmerò fra poco con Ferdinando Garrè, il presidente Paolo Signorini e il rappresentante del sindaco Marco Bucci, testimonia che lo stiamo facendo anche a Genova, una città alla quale vogliamo restare legati». Michael Thamm è comprensibilmente di buon umore, nella sala riunioni della sede di Costa Crociere. Alla sua destra il direttore generale Neil Palomba, alla sinistra il capo dello sviluppo strategico della compagnia, Roberto Alberti. Thamm, il manager tedesco al quale il gruppo Carnival sette anni fa affidò l’incarico di sostenere il marchio Costa nel momento più drammatico della sua storia, parla in esclusiva col Secolo XIX/TheMediTelegraph dei programmi della compagnia. Che sono più ambiziosi di quanto fino a ieri si potesse immaginare.

Che cosa significa per voi questo contratto?

«È un contratto che pesa, sia per il suo valore – 50 milioni di euro – sia per il fatto che la nostra nave neoRiviera diventerà AidaMira proprio a Genova, contribuendo da un lato a sostenere l’occupazione, dall’altro ad arricchire la flotta Aida. Vogliamo crescere assieme al territorio, credo che questo segnale sia molto chiaro».

Crescere significa anche disporre di nuovi spazi: il vostro obiettivo, sostenuto dalle autorità locali, è avere un terminal crociere a Genova. Che cosa pensa di questo progetto?

«Penso che sia giusto portare avanti quella che definisco una grande opportunità per la regione. Genova, al di là del fatto che ospita la nostra sede, è una città attrattiva, che dopo la realizzazione del nuovo viadotto sul Polcevera potrà esprimere ancora di più le sue potenzialità. Costa Crociere, qui, lo scorso anno ha generato un impatto economico di 280 milioni di euro e più di 1.800 posti di lavoro. Come compagnia abbiamo programmi molto ambiziosi, con l’ingresso in flotta di 7 nuove navi entro il 2023: è naturale cercare nuovi spazi e ampliare l’offerta a disposizione dei passeggeri. Genova, per rispondere alla domanda, ha la fortuna di avere un grande architetto come Renzo Piano, che 25 anni fa ha già cambiato volto al waterfront con il progetto del Porto Antico e che continuerà a farlo nei prossimi anni. La sua visione va completata, la città ne trarrà grandi vantaggi. Ecco, noi siamo disponibili a dialogare con lui, a fare la nostra parte».

Ne state già parlando con Piano?

«Contiamo di farlo. La nostra è una proposta per costruire un progetto perla città che amiamo. Genova guarda al futuro, e Costa vuole farlo insieme a lei».

Anche il mercato delle crociere sta cambiando. Quali sono i segnali che arrivano?

«Stiamo ottenendo eccellenti risultati in Europa, ma stiamo investendo molto, sia in nuove costruzioni che in posizionamento di navi, in Asia. E’ il caso di Costa Venezia e Costa Firenze, navi realizzate da Fincantieri appositamente per il mercato cinese».

Cambia anche la cantieristica: la Cina sta iniziando a costruire navi, in Europa c’è molta preoccupazione. Lei cosa ne pensa?

«Penso che il settore sta crescendo velocemente, sia in termini di domanda che di nuovi ordini: in Europa a costruire navi da crociera sono rimasti due-tre gruppi, dipende da come vogliamo inquadrare Stx rispetto a Fincantieri, e i cantieri disponibili sono pochi. La capacità oggi è molto limitata. È normale che un Paese come la Cina, che rappresenta un mercato potenziale incredibilmente grande, abbia un ruolo in questa industria. L’accordo che abbiamo firmato con Fincantieri e Cssc va in questa direzione. Mi faccia dire, però, un’altra cosa: non tutti sono preoccupati, in Europa. Anzi: penso che la preoccupazione riguardi una fetta minoritaria di addetti ai lavori. Non tutti sanno, per esempio, che i suppliers, i fornitori delle navi “made in China”, saranno in massima parte italiani. Si tratta di un’opportunità per tutti, non di un pericolo: per le compagnie, per i costruttori, per le aziende dell’indotto, per la nostra clientela».

Anche lo shipping, come altri settori, ha intrapreso la strada “green”. Quali sono i vostri obiettivi?

«Crediamo molto nella decarbonizzazione, e vogliamo esserne protagonisti: la viviamo come una possibilità di crescita. Abbiamo destinato centinaia di milioni allo studio di nuove tecnologie, abbiamo investito in una piccola azienda italiana, la Ecospray (che produce scrubber, ndr) facendola diventare il secondo player al mondo. E siamo fieri di avere portato nel Mediterraneo la prima nave a Lng, Aida Nova: oggi la maggioranza delle nostre navi in costruzione è preparata per la propulsione a gas naturale liquefatto. L’obiettivo è quello delle emissioni zero. Anche per questo stiamo puntando molto sulle batterie, studiano modelli sempre più grandi: sono l’unico strumento in grado di fare entrare una nave in porto in modo “total clean”».

In Italia non esiste ancora un deposito di Lng. È un problema, per Costa Crociere?

«No, perché le nostre navi potranno fare rifornimento a Barcellona, o a Marsiglia».

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