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Grimaldi: «Sbaglia chi divide l’armamento»

Genova -Il presidente uscente di Confitarma non è convinto dall’idea della “confederazione alternativa” lanciata dal patron di Msc, Apont:. «Ho fatto infiniti esami di coscienza, mai attuato gestioni personalistiche». Sfida all’armatore svizzero: «Metta le sue navi sotto bandiera italiana»

Genova - «Ho fatto infiniti esami di coscienza, ho ripensato a tutto il mio mandato alla guida Confitarma, e alle procedure con cui è stato eletto il nuovo presidente, e ancora non riesco a capire quand’è che non ho agito democraticamente o non ho rappresentato l’interesse di tutti». Manuel Grimaldi, presidente uscente dell’associazione degli armatori italiani, non è convinto dall’idea della “confederazione alternativa” consacrata dal patron di Msc, Gianluigi Aponte, sulle pagine del Secolo XIX.

Presidente, ha sentito Aponte? Serve un’organizzazione di tutti, che faccia gli interessi di tutti.

«Partiamo da lontano: in questo momento si stanno affacciando per l’armamento alcuni temi su cui è importante essere presenti, che riguardano ambiente, formazione, sicurezza, digitalizzazione, difesa dai cyber-attacchi e dal neo-protezionismo: dai casi da prima pagina come la Brexit o la reazione francese sul dossier Stx-Fincantieri a episodi meno noti ma ugualmente significativi - per la mia esperienza le potrei citare ingerenze dello Stato ai danni di un’impresa italiana in Polonia, Grecia e Tunisia. Questi argomenti vengono discussi, e su questi si prendono decisioni, in ambiti associativi europei e internazionali: ad esempio l’Ecsa (l’associazione degli armatori europei), l’Imo che è il braccio marittimo dell’Onu, e poi le associazioni armatoriali Bimco e Internanko, e l’International Chamber of Shipping, che racchiude tutta l’industria marittima internazionale. Ecco, la Confitarma è sempre presente, anche a livelli di vertice, nonostante altre nazioni abbiano in termini economici industrie del mare molto più pesanti della nostra: per fare un esempio i membri turchi dell’Ics sono 7.000. Insomma, dividere il nostro mondo è il contrario di quello che serve in questo momento, dove anzi, sarebbero utili alleanze inclusive tra associazioni di diversi Paesi, e tra l’altro è la stessa normativa europea a portarci in questa direzione».

Magari l’azione di Confitarma non è stata percepita come rappresentativa a livello nazionale.

«L’associazione fornisce tutti i servizi necessari per chi magari ha una piccola azienda e non può fare tutto con la propria struttura interna. Abbiamo fatto centinaia di riunioni con l’Abi, e mi sembra che nel complesso le banche italiane si siano comportate bene con gli armatori. Abbiamo fatto una spending review da un milione di euro e recuperato alcuni iscritti. Abbiamo sollecitato il governo sui criteri richiesti da Bruxelles per l’applicazione della Tonnage Tax, senza contare il lavoro delle commissioni, di cui due delle più importanti erano presiedute da compagnie che poi hanno lasciato l’associazione: Gnv il Cabotaggio e Messina alle Relazioni sindacali, senza contare Rosina, altra defezione, che era vice-presidente».

Siamo sicuri che la duplicazione delle associazioni altro non è che un riflesso della battaglia commerciale tra Grimaldi e Aponte?

«No, non confondiamo le cose. Premesso che operiamo in settori diversi, perché io non faccio crociere, i container sono una parte minima e sui traghetti in pratica la questione è solo sulla Sardegna (dove tra l’altro mi pare che quest’estate Gnv abbia dato del filo da torcere anche alla Moby di Vincenzo Onorato) il mercato è un tutti contro tutti, e questo ve lo ha detto anche Aponte. Quindi sono cose che vanno tenute separate. Credo invece che per quanto riguarda il profilo associativo, vedendo i legami tra le compagnie che dovrebbero costituire la nuova Fedarlinea, ci sia l’intento di un armatore non italiano di pesare di più in Italia. Ma allora, che metta le sue 100 navi (perché le altre 300 sono noleggiate e non valgono) sotto bandiera italiana. Confitarma invece ha 100 associati, il voto della mia compagnia a conti fatti vale il 3% nonostante sia il primo contribuente in termini di quote: come posso fare i miei interessi con l’associazione? Il nuovo presidente, per la cui procedura di elezione ho rispettato alla lettera lo Statuto, è stato votato con 26 voti su 30, in pratica mancava il voto di Mattioli, che si è astenuto, e quello dei tre membri del Consiglio che poi hanno lasciato Confitarma. Eppure in passato vennero eletti presidenti con lo scarto di un voto, ma non per questo i candidati sconfitti abbandonarono l’associazione. Io non credo che dobbiamo dividerci, ma anzi essere il più inclusivi possibile».

E come si fa allora a essere più inclusivi?

«Per quanto mi riguarda, darò il mio contributo su tre direttrici: il mondo, il mare e la logistica: nel mondo, con il mio impegno nella vicepresidenza dell’Ics; nel mare con il rafforzamento e il rilancio della Federazione del Mare, che vorrei portare dentro a Confindustria, estendere a nuovi settori e lavorare perché sia sostenuta da tre pilastri: armatori, Fincantieri e Rina; nella logistica infine attraverso l’attività dell’Alis, che è la prima associazione che coinvolge l’intera catena, dalle imprese che producono agli autotrasportatori passando per porti e armatori, e svolge quel lavoro operativo che non riescono più a fare le “associazioni di associazioni” delle singole categorie professionali».

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