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Marcucci (Confetra): «Anci non affossi la riforma portuale» / INTERVISTA

Gli operatori chiedono pochi porti idonei ad accogliere le grandi navi. «Bene lo sportello unico doganale».

«VEDO un pericolo di distruzione della riforma portuale», afferma il presidente di Confetra, Nereo Marcucci. Che spiega: «Oggi Comuni di antico cabotaggio colpiscono al cuore la riforma, decidendo di interferire con logiche campanilistiche». Confetra, confederazione italiana di associazioni del trasporto, della spedizione e della logistica, sostiene la riforma voluta dal ministro Graziano Delrio e chiede che venga completata la creazione dello Sportello unico doganale e dei controlli (Sudoco) e dello Sportello unico amministrativo e che il prossimo governo dia continuità a questo percorso. Marcucci sottolinea anche gli impegni del governo sul fronte ferroviario e lancia una nuova sfida per ripensare le modalità con cui vengono decise le concessioni nei porti: «L’idea che piccolo è bello - afferma - è finita. Il sistema di concessione degli ultimi vent’anni, con i porti italiani divisi in lotti, è discutibile e non utile. Nel rispetto della libertà d’impresa, bisogna procedere con le concentrazioni e con i processi di rete e attuare una revisione del processo concessorio».

Da cosa nasce il giudizio positivo sulla riforma portuale?

«Il merito principale è di aver superato la fase dello spontaneismo delle infrastrutture. C’è un tavolo nazionale in cui vengono prese le decisioni più utili. Lo Stato ha smesso di distribuire finanziamenti con cui fa concorrenza a sé stesso. Un altro aspetto positivo è che va avanti lo Sportello unico doganale. Direi che la riforma attua le cose fondamentali. Poi ci sono alcuni aspetti che vanno rodati, come i tavoli di partenariato. Ma su questo aspetto Assoporti ha già provveduto a dare un chiarimento».

A che punto è la realizzazione dello Sportello unico?

«Il ministero delle Infrastrutture ha raggiunto un accordo con il ministero delle Finanze e con le Dogane, siamo alla conclusione di un iter che è stato faticoso. Se mai quello che vedo è un pericolo di distruzione della riforma portuale, dopo la presa di posizione dell’Anci in sede di revisione del decreto legislativo 169 (la cosiddetta riforma della riforma portuale, contestata dal rappresentante in Anci delle città portuali, il sindaco di Livorno Filippo Nogarin, ndr). La riforma - continua Marcucci - centralizza il sistema, lo incardina nel sistema-Paese. Sarebbe grave che questo progetto venisse sbocconcellato dal parere di miriadi di Comuni. Spero che il governo mantenga questo indirizzo».

A proposito di riforme: anche Uir (Unione interporti riuniti), associata a Confetra, reclama una legge per il settore degli interporti, di cui ha già proposto un testo. Qual è l’obiettivo?

«Confetra guarda a questa iniziativa con estrema attenzione. Lo sforzo è ristabilire un ruolo utile per gli interporti che hanno un mercato, in modo da concentrare volumi e fare massa critica per i servizi ferroviari. per le strutture che non hanno traffico, l’obiettivo e cercare soluzioni, utilizzandoli ad esempio come centri di distribuzione e di smistamento al servizio delle città grandi e piccole. Lo sforzo è migliorare chi ha mercato e trovare soluzioni per chi non ha un mercato favorevole. Per questo siamo d’accordo con la proposta di Uir, che dovrà essere aggiornata».

Quali sono le prospettive per il sistema logistico?

«Se c’è un mondo nel quale i cambiamenti sono importanti e radicali è quello della logistica. Il primo cambiamento che vedo è il fatto che la logistica non viene più dopo la manifattura. Manifattura e logistica ormai sono integrate fin dal momento produttivo. Quindi la collaborazione con il sistema produttivo a partire da Confindustria dev’essere più stretta. Nei nostri programmi come Confetra c’è una relazione stabile. Vediamo se è condivisa. Il secondo cambiamento sono grandi vettori, sempre più grandi. Ormai si ragiona di navi da 30.000 teu. Credo che ci siano ordinativi per 112 navi da oltre 20.000 teu. Questo avrà una serie di conseguenze, dalla concentrazione delle navi alla concentrazione nei porti, quindi fenomeni probabilmente di congestione in alcuni e di riduzione del traffico in altri. Dobbiamo considerare la possibilità di modificare il ruolo di questi ultimi. Vedo un’insufficienza di banchine, ossia ci sono molte banchine, ma poche sono idonee. Le Autorità di sistema portuale hanno gli strumenti per intervenire».

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