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Formazione dei marittimi, l’Ue bacchetta l’Italia

Bruxelles - L’Italia è finita nel mirino della Commissione Ue per ritardi e inadempienze sul fronte dei lavoratori marittimi.

Bruxelles - L’Italia è finita nel mirino della Commissione Ue per ritardi e inadempienze sul fronte dei lavoratori marittimi, a cui ha ora due mesi di tempo per rispondere. Due le procedure d’infrazione aperte, una avviata oggi, con l’invio di una lettera di messa in mora, che è relativa alle regole sul livello minimo di formazione per i marittimi. E una seconda, già aperta e che ha visto il suo aggravamento con l’invio di un parere motivato, sulle norme Ue in materia della Convenzione dell’Ilo per i lavoratori del settore marittimo. Per quanto riguarda la prima, la Commissione chiede all’Italia di prendere azioni correttive sui programmi di formazione e di istruzione dei marinai nonchè della loro definizione, revisione e approvazione, sul riconoscimento dei certificati, sulla certificazione delle competenze degli ingegneri a livello manageriale e sui requisiti per la certificazione.

Quanto alla seconda infrazione, Bruxelles invita l’Italia a notificare tutte le misure nazionali che traspongono la direttiva Ue del 2009, entrata in vigore nel 2013, relativa alla Convenzione dell’Ilo sul lavoro marittimo del 2006. Queste riguardano le norme sulle condizioni lavorative dei marittimi, in particolare le condizioni di impiego, l’età minima, la durata del lavoro, salute e sicurezza, i diritti sociali. L’Italia ha già notificato una serie di misure di trasposizione nazionale e fornito una serie di chiarimenti a Bruxelles, ma mancano ancora informazioni su alcuni obblighi previsti dalla direttiva. Se queste non arriveranno entro due mesi, c’è il rischio di deferimento davanti alla Corte di giustizia Ue.

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