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Cina, la petroliera potrebbe bruciare ancora per un mese

Pechino - Per le Autorità la maggiore preoccupazione al momento riguarda il serbatoio.

Pechino - La petroliera iraniana Sanchi potrebbe bruciare ancora per un mese dopo l’incidente avvenuto nelle acque del Mar Cinese che rischia di causare una catastrofe ambientale. Lo ha riferito il ministero dell’Oceano e della Pesca sudcoreano alla Reuters. «La maggiore preoccupazione al momento riguarda il serbatoio - hanno detto le autorità di Seul - se la nave affonda il carburante contaminerebbe le acque». Il ministero dei Trasporti cinese, invece, esclude che vi sia stata una grande dispersione di petrolio in mare. Secondo Zhao Ruxiang, esperto dello Yantai Oil Spill Response Technical Center interpellato dall’agenzia Xinhua, una simulazione ha dimostrato come il petrolio condensato nell’acqua possa evaporare velocemente senza lasciare grossi residui (meno dell’1% in cinque ore). Ciononostante, ha ammesso l’esperto, il petrolio è altamente tossico e esplosivo quando entra in contatti con l’aria. La sera del 6 gennaio la petroliera Sanchi, battente bandiera panamense, si è scontrata con il mercantile CF Crystal di Hong Kong 160 miglia nautiche a sudest di Shanghai. La nave è lunga 274 metri e trasportava 150mila tonnellate di petrolio condensato, un tipo di petrolio raffinato ultraleggero. La maggior parte di questo carico si è riversato in mare e adesso si teme un possibile disastro ambientale. A bordo c’erano 32 persone, trenta di nazionalità iraniana e due provenienti dal Bangladesh. Il corpo di quello che si ritiene essere un marinaio iraniano è stato recuperato dai soccorritori nella giornata di ieri. Altri trentuno membri dell’equipaggio rimangono ancora dispersi e le ricerche sono ancora in corso. I 21 membri dell’equipaggio della CF Crystal, tutti di nazionalità cinese, sono stati salvati. La petroliera continua a bruciare in mare aperto, per il quarto giorno consecutivo e le cattive condizioni meteorologiche rendono difficile il lavoro di spegnimento delle fiamme e dei soccorritori, costretti a stare a una distanza di circa cinque chilometri dall’imbarcazione per la presenza di gas tossici sprigionati.

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