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Dai droni acquatici agli attacchi hacker: la tecnologia che spaventa lo shipping

Genova - Gli esperti avvertono: «Porti e navi a rischio, serve più prevenzione».

Genova - L’ondata di tecnologia che da qualche anno ha invaso anche il settore marittimo, ha aumentato la produttività: era l’obiettivo che armatori e terminalisti si erano posti. E sapevano, gli operatori, di dover pagare un prezzo sull’altare sociale, perché con i robot si sono sacrificati posti di lavoro sulle banchine. Non si aspettavano invece, di dover fronteggiare una minaccia, per gli analisti sempre più concreta, sul fronte della sicurezza.

A preoccupare lo shipping è lo sviluppo sempre più spinto dei droni acquatici: si tratta dell’equivalente marino dei velivoli, piccoli e grandi, senza pilota, diventati determinanti in ambito civile e militare. Il loro ruolo è strategico nella lotta al terrorismo, ma anche l’Isis ha da tempo dato vita ad un controprogramma di sviluppo dell’arma a controllo remoto. È la facilità di realizzare droni a basso costo per attacchi terroristici a spaventare gli analisti della difesa: oggi lo shipping sfrutta i droni per raccogliere dati da mettere a disposizione del settore o per pattugliare le coste come succede a Singapore. La tecnologia potrebbe essere però sfruttata anche con fini distruttivi. I costi si sono abbassati e sono ampiamente alla portata delle organizzazioni terroristiche che potrebbero così creare droni acquatici in grado di attaccare, come spiegano gli esperti, diversi obiettivi.

La scelta dell’acqua consente di aprire un nuovo fronte con gli apparati di sicurezza creati dai governi, oggi incentrati soprattutto sulla parte terrestre. Così dal mare potrebbero partire droni velocissimi e difficilmente individuabili, per colpire una nave da crociera. Oppure per attaccare una città costiera e le sue infrastrutture portuali: gli esperti ricordano gli attentati di Nizza e Barcellona, due città sulla costa, colpite per il numero di civili inermi e la quantità di turisti che sono in grado di richiamare. Il Mediterraneo diventa centrale in questa nuova guerra dei mari con il terrorismo: la quantità di navi, sia cargo che soprattutto passeggeri, continua a crescere e i potenziali obiettivi sono numerosi. E poi c’è un alto numero di terminal portuali, sempre più automatizzati, dove le operazioni sono eseguite da robot, comandati da remoto. Se qualcuno si inserisse nella rete, potrebbe bloccare un intero hub portuale. Non servirebbe nemmeno un terrorista: basta un hacker.

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