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Marittimi, torna il caos sui certificati

Genova - Il rischio è «concreto» come lo definiscono i sindacati: migliaia di marittimi potrebbero perdere possibilità di imbarco, opportunità di lavoro a bordo che senza le abilitazioni richieste dalle normative internazionali non potranno essere colte

Genova - Il rischio è «concreto» come lo definiscono i sindacati: migliaia di marittimi potrebbero perdere possibilità di imbarco, opportunità di lavoro a bordo che senza le abilitazioni richieste dalle normative internazionali non potranno essere colte.

Esistono due certificazioni obbligatorie (Mams e Mabev) per alcune operazioni a bordo che la parte di equipaggio preposta a quel compito, deve ottenere - o rinnovare - attraverso un corso. Si tratta peraltro di operazioni relative alla sicurezza, come la conduzione delle scialuppe di salvataggio: «Anche su un requisito così importante per garantire le operazioni di emergenza a bordo delle navi e per portare soccorsi verso altre navi e in favore della tutela dei passeggeri e dei lavoratori - spiega la Filt Cgil - registriamo ancora preoccupanti segnali di difficoltà sui contenuti e sui tempi degli atti formali con i quali il nostro Paese dovrebbe adeguarsi alle normative internazionali di settore». I ritardi sono tutti del ministero dei Trasporti: «Per ottenere le abilitazioni - spiega Maurizio Colombai coordinatore nazionale della portualità della Filt Cgil - è necessario partecipare ai corsi che si tengono in una sola struttura certificata dal ministero, abilitata su tutto il territorio nazionale. I numeri delle richieste sono però troppo alti e i corsi non possono soddisfare tutti, anche se molti marittimi hanno già pagato». Al pasticcio burocratico si deve aggiungere che alcuni marittimi hanno già pagato i circa 1.000 euro per il rinnovo e 2.000 per la nuova abilitazione: «Il ministero avrebbe dovuto organizzare i corsi - dice ancora Colombai - e invece ci ritroviamo nel caos con molti marittimi che perderanno la possibilità di imbarcarsi e lavorare a bordo perché senza certificazione».

Le difficoltà nascono soprattutto «dalla mancanza di un sistema di monitoraggio della platea di marittimi italiani a cui sono rivolti i provvedimenti normativi del Mit - scrive la Filt Cgil -. Una situazione che riteniamo inaccettabile». Per correggere la situazione il ministero potrebbe presto diramare un circolare: «Ma non è più possibile tollerare questo modo di fare: ogni volta il ministero è costretto a rifare i provvedimenti. Questa non è la prima volta. Ora basta. Per sollecitare risposte - annuncia infine la Filt - a questo ed altri quesiti come i corsi di aggiornamento per i lavoratori marittimi e i percorsi formativi che devono abilitare la mansione di Ufficiale elettrotecnico, chiederemo un incontro urgente al Mit».

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