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«Il porto riqualificherà la filiera del lavoro nella logistica» / L’INTERVENTO

Genova - Appetecchia (Fondazione SILP): «Il “Correttivo porti” e il ruolo delle Authority sono fondamentali per il futuro del lavoro sulle banchine»

LO scorso 31 marzo ed il 1 aprile (giorno di Pasqua) il Secolo XIX ha ospitato due interventi che da angolature diverse e con toni decisamente contrapposti prendevano in considerazione il tema del lavoro portuale.

L’articolo di Alberto Quadrati dal titolo “Ecco perché sbaglia chi dice che i Robot ci rubano il lavoro” riportando il punto di vista di Alessandro Santamaria - A.D. di Roboteco azienda specializzata nella costruzione di Robot dedicati alle produzione industriale - indicava che «nel 2016 1,8 milioni di Robot si stima abbiano creato dai 9 ai 12 milioni di posti di lavoro» ed inoltre si affermava che ciò che è avvenuto nelle imprese di trasformazione potrà avvenire nel mondo dei servizi portuali dove l’ingresso dell’automazione non cancellerà il lavoro «ma piuttosto lo redistribuirà» nella filiera logistica retroportuale.

Meno trionfalistico è invece il tono dell’articolo di Giorgio Carozzi che nella sua rubrica “Pilotina Blog” dove si è sostenuto, in primo luogo, che se in porto si dimentica il lavoro ci si può anche scordare della crescita e, in secondo luogo, che «in un Porto grande e importante come quello di Genova nessuno ce la può fare da solo».

Al di là degli approcci più o meno trionfalistici, lo stesso Carozzi ha sostenuto che la prossima applicazione del Decreto Legge n. 237 del 2017, meglio noto come “Correttivo porti”, sarà decisivo per dare nuova dignità e collocazione al lavoro portuale all’interno del mercato dello shipping e dei servizi portuali in profondo mutamento e non solo nella realtà genovese.

Prima di questi due articoli, il 22 marzo, la neonata Fondazione Scuola Italiana Logistico portuale (Silp) a Palazzo San Giorgio aveva affrontato temi analoghi nel corso della presentazione ad esperti e operatori (non solo genovesi) delle proprie attività. In quel contesto dove si è parlato del lavoro quale asset strategico per lo sviluppo competitivo del cluster logistico portuale italiano sono emersi alcuni elementi che offrono ulteriori spunti di riflessione. In merito alla temuta contrapposizione tra Robot e Lavoratori portuali si è ad esempio sostenuto che il rischio dell’ingresso dei robot nell’arena portuale non sia tanto legato ad una perdita del lavoro quanto piuttosto ad una sua banalizzazione. Un ciclo portuale in cui gli uomini sono appendici delle macchine e non viceversa. L’ipotesi poi, che il lavoro portuale a seguito della robotizzazione dei cicli portuali venga redistribuito lungo la filiera logistica retroportuale alimenta la preoccupazione circa il sostanziale peggioramento delle condizioni di lavoro.

La specialità del lavoro portuale riconosciuta dal contratto di lavoro, dalle istituzioni pubbliche e private, rischia di perdersi all’interno del poco trasparente mondo dei servizi logistici nei magazzini e nelle piattaforme logistiche di cui purtroppo si ha notizia solo per l’inasprirsi dei conflitti e per condizioni di lavoro ai limiti della legalità. Il futuro del lavoro portuale in Italia, al di là delle angolazioni da cui lo si prende in esame e dagli approcci più o meno trionfalistici con cui lo si affronta, dipenderà molto dalla capacità delle Autorità di Sistemi Portuali di implementare il cosiddetto “Correttivo Porti” definendo il Piano organico porto, un’analisi dei fabbisogni formativi e i conseguenti Piani formativi.

Il porto può così divenire il luogo in cui avviare una complessiva riqualificazione di tutta la filiera e non il contrario. Come ha sostenuto Zeno D’Agostino Presidente di Assoporti nel suo intervento nel corso dell’incontro della Fondazione Silp, gli strumenti, grazie al Correttivo, sono ora nelle mani dei Presidenti e dei Comitati di Gestione delle 15 AdSP, si tratta solo di avere il coraggio di utilizzarli al fine di migliorare qualità ed efficienza degli addetti del porto. Sarebbe opportuno che tale sforzo fosse ispirato da principi comuni e da obiettivi strategici condivisi da tutta la portualità italiana. La Fondazione Silp si propone in proposito di cercare la più ampia collaborazione da parte di tutti gli attori della scena portuale offrendo a quanti sono interessati un supporto tecnico ed operativo.

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