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Container, le fragilità nascoste/ L’INTERVENTO

Roma - Il mondo dello shipping è un settore di attività che ha una tradizione lunga e antica, che affonda le sue origini da quando gli uomini hanno avuto l’esigenza di prendere la via del mare per ragioni commerciali e/o belliche

Roma - Il mondo dello shipping è un settore di attività che ha una tradizione lunga e antica, che affonda le sue origini da quando gli uomini hanno avuto l’esigenza di prendere la via del mare per ragioni commerciali e/o belliche. Da quel momento fino alla prima metà del Novecento il settore non ha subìto particolari trasformazioni se non quelle dettate dall’evoluzione tecnologica. L’elemento di rottura di questo continuum è stato l’avvento del container. Questo ha trasformato radicalmente il modo di fare business per le compagnie di navigazione, per le aziende che operano su scala globale, e più in generale, per tutti gli attori coinvolti.

Prima della nascita del container le merci venivano movimentate manualmente. I prodotti da spedire giungevano presso i magazzini del porto e successivamente, squadre di portuali, provvedevano a caricare a mano collo per collo la stiva della nave. Se oggi, con gli attuali volumi, si dovessero movimentare tutti i singoli colli uno per volta, le navi rimarrebbero settimane intere ancorate nei porti. All’epoca infatti le cose andavano proprio in questo modo. Le navi erano costrette a lunghi periodi di fermo presso i porti di partenza o arrivo a causa sia delle operazioni d’imbarco, che richiedevano molto tempo, sia per i frequenti scioperi da parte dei portuali, che richiedevano maggiori salari e migliori condizioni di lavoro. I tempi lunghi e gli elevati costi a terra facevano impennare il prezzo del trasporto e ne scoraggiavano quindi l’utilizzo.

L’introduzione del container ha standardizzato il settore portando ordine e razionalità nei processi lungo tutta la filiera. Le merci vengono caricate presso lo stabilimento all’interno del container, questo viene portato in banchina, imbarcato e consegnato al destinatario senza che gli articoli subiscano, durante il viaggio, ulteriori movimentazioni che potrebbero danneggiarli. Il container, come tutte le innovazioni, ha richiesto il suo tempo per affermarsi. Ha contribuito a un forte taglio orizzontale dei costi colpendo tutte le voci di prezzo che generavano inefficienze. La spesa per il trasporto via mare si è ridotta così di almeno 10 volte rispetto al passato, incoraggiandone così l’utilizzo come tipologia di trasporto preferita e contribuendo alla crescita degli scambi commerciali mondiali.

La nascita del container ha apportato grandi benefici e aperto nuove opportunità per lo shipping ma oggi come allora permangono delle criticità che lo rendono un settore economicamente fragile. Attualmente lo shipping è un campo di attività caratterizzato da elevati costi fissi e bassi margini, in alcuni casi nulli. Le compagnie di navigazione hanno difficoltà a raggiungere il break-even point per i viaggi effettuati dalle proprie navi. La contrazione dei traffici mondiali, dovuta alla crisi economica dell’ultimo decennio, ha determinato un eccesso di stiva. Questa situazione ha aperto le porte al gigantismo navale ovvero a navi dalla capacità di carico sempre maggiore. Con tale strategia l’obiettivo degli armatori è quello di raggiungere economie di scala attraverso una migliore utilizzazione della nave per singolo viaggio. Così facendo i costi fissi vengono distribuiti su un numero maggiore di container.

Questa soluzione da sola però non basta a fare in modo che le singole aziende riescano a sopravvivere nel mercato. Per questo motivo le compagnie da sempre hanno collaborato e siglato accordi per tutelarsi. Dal 1875 fino al 2008 il mercato era dominato dalle Conferenze. Questi erano intese siglate tra gli armatori per controllare e suddividersi il mercato e prevedono per ciascuna rotta la fissazione di tariffe uniche, la definizione degli orari e della frequenza dei servizi e la loro spartizione secondo la regola degli Stati Capolinea. Nel 2008 le conferenze sono state soppresse in quanto ritenute accordi restrittivi della concorrenza. Queste sono state sostituite dalle alleanze, cioè accordi di collaborazione tra le aziende marittime che non prevedono, come le prime, la fissazione di tariffe comuni e la spartizione del mercato, ma la stipula di accordi volti a garantire una migliore utilizzazione delle navi. Ormai sono diventate le indiscusse protagoniste del mercato: ogni anno cambiano, e questi continui cambiamenti sono seguiti dagli addetti ai lavori con grande attenzione. Così tanta che si rischia di appassionarcisi, come le serie in tv...

*Professional in Logistics
and Supply Chain

www.micheledelvesovo.it

@Micheledelvesc

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