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Navi costruite in Cina, Rixi: «Sono contrario, come Aponte»

Genova - Prima gli italiani, anche sulle grandi opere. «Perché non voglio mica fare la fine della Grecia» che ha svenduto il proprio porto a Pechino. Edoardo Rixi, il vice ministro ligure della Lega, è preoccupato dai cinesi.

Genova - Prima gli italiani, anche sulle grandi opere. «Perché non voglio mica fare la fine della Grecia» che ha svenduto il proprio porto a Pechino. Edoardo Rixi, il vice ministro ligure della Lega, è preoccupato dai cinesi, tanto più se in campo c’è l’ipotesi di ricostruzione di Ponte Morandi. «Se non siamo in grado di dare ad un’azienda italiana la ricostruzione del viadotto, rischiamo un enorme danno di immagine. Sarebbe clamoroso a livello internazionale». La missione a Shanghai del sindaco-commissario Marco Bucci e di Paolo Signorini, numero uno dei porti di Genova e Savona che punta a coinvolgere Pechino nella grandi opere del capoluogo, non provoca però solo problemi estetici: «Non sono contrario a cercare investimenti all’estero, ma serve reciprocità. Non credo però che ai cinesi interessino le concessioni autostradali e comunque sarei contrario». Il ponte è un simbolo e va costruito dagli italiani: «Ma è naturale che preferisca le nostre aziende...Vorrei rifarlo presto e bene, ma non capisco perché non si voglia sfruttare l’eccellenza italiana che è riconosciuta a livello internazionale. Francamente mi interessano poco le ipotesi fantascientifiche». Chiusa la porta all’ipotesi cinese sulla ricostruzione del Morandi, Rixi boccia anche la gronda made in China: «Non sono contrario a cercare investimenti all’estero, anche in Asia. Ma non possiamo cedere asset strategici per il Paese». Danilo Toninelli è tranchant: «L’ipotesi cinese non è sul nostro tavolo», dicono gli uffici del Ministero. Ma a Shanghai la coppia genovese Bucci-Signorini ancora ieri nell’ultima giornata di lavori ha incontrato altri fondi per proporre nuovi investimenti, mentre per la certificazione del nuovo ponte prende campo il coinvolgimento di Bureau Veritas. «Siamo stati contattati dal governo», dice il presidente del colosso francese in Italia, Ettore Pollicardo.

Il nodo gronda
A Genova sono preoccupati che lo scontro tra Autostrade e il governo produca lo stop alla Gronda. «E la Cina sarebbe un’alternativa? Intanto a bocce ferme tocca ad Autostrade, c’è già un progetto. Poi vedremo...Se ci sarà la revoca della concessione, arriverà un nuovo concessionario che erediterà anche la realizzazione dell’opera». Che rimane per Rixi «fondamentale per la città». Ma la battaglia legale non è l’unico elemento da schivare: c’è anche l’analisi costi-benefici («ma tanto è subordinata alle decisioni politiche: è utile, ma la responsabilità è nostra» ribadisce il viceministro). «Il vero rallentamento sulla gronda - continua Rixi - è il combinato disposto dell’inchiesta della magistratura sugli uffici del ministero e su Autostrade per accertare le responsabilità del crollo del Morandi. I dirigenti oggi sotto indagine, sono gli stessi coinvolti nel progetto della Gronda...»

“Il grave errore” di Bono
Il tema è quello generale della cessione di asset strategici. Se fanno una strada, i cinesi vogliono poi gestirla. Se fanno la diga, chiedono un terminal: «Per questo sono contrario anche ad uno scambio simile», spiega Rixi. «Prima le compagnie, poi le banchine e alla fine tutto il sistema logistico: così ti colonizzano». E lo stesso vale per le crociere: «Fincantieri secondo me ha commesso un grave errore, così l’industria navalmeccanica rischia di finire come il tessile, svenduta ai cinesi. Va bene il dialogo ma deve essere alla pari, così rischiamo che tornino i fantasmi del passato. Condivido l’allarme che aveva lanciato Gianluigi Aponte». Il numero uno di Msc è sempre stato contrario all’apertura ai cinesi. Ma Bono rischia? «Ma no...E poi ha sette vite come i gatti».

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