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Le alleanze tra armatori nel mirino dell’Ocse

Genova - Il Forum internazionale dei trasporti, organismo (di cui fa parte anche l’Italia) in seno all’Ocse, ha chiesto alla Commissione europea «di valutare attentamente» l’estensione oltre la scadenza ad aprile 2020 del regolamento generale di Esenzione per categoria (Block Exemtpion) sugli accordi commerciali

Genova - Il Forum internazionale dei trasporti, organismo (di cui fa parte anche l’Italia) in seno all’Ocse, ha chiesto alla Commissione europea «di valutare attentamente» l’estensione oltre la scadenza ad aprile 2020 del regolamento generale di Esenzione per categoria (Block Exemption) sugli accordi commerciali tra le compagnie di navigazione operative nel trasporto container.

Gli otto maggiori armatori del settore a livello globale oggi sono raggruppati in tre grandi alleanze: 2M, Ocean e The Alliance, che rappresentano circa l’80% di tutto il traffico container del mondo, e il 95% della capacità di stiva sulle rotte tra Asia e Occidente» cioè di gran lunga il maggior campo operativo dell’industria marittima.

L’Ocse è stato sollecitato a settembre dall’invito pubblico della Commissione europea a esprimere un parere, da parte dei soggetti titolati, sulla modifica della normativa sui consorzi tra compagnie (le Conferenze, i vecchi cartelli tra gli armatori, sono stati aboliti in Europa quasi 10 anni fa).

L’attuale Block Exemption permette, sotto determinate condizioni, alle compagnie con una quota di mercato combinata inferiore al 30% di poter stringere accordi per condividere i servizi di trasporto da vendere alla clientela, con alleanze rinnovabili ogni cinque anni.

Alleanze che secondo il rapporto dell’Ocse hanno permesso alle compagnie di alimentare il fenomeno del gigantismo navale, riducendo in effetti i costi del trasporto e dando una migliore copertura del servizio, ma generando anche fenomeni negativi sul resto della catena logistica: «Offerta commerciale meno differenziata, frequenze più basse nelle toccate tra porti, meno connessioni diretti tra gli scali, orari più rigidi, maggiori tempi di attesa, costi di trasporto totali più elevati, incertezza nelle consegne, costi infrastrutturali a carico della collettività».

Dal World Shipping Council, la principale organizzazione degli armatori del settore container, rispondono che l’Ocse non ha capito come funziona la Block Exemption, che nei fatti sarebbe superata dai sistemi di auto-regolamentazione interni alle compagnie. Il Forum inoltre, a parere degli armatori, sbaglia obiettivo, perché nel suo rapporto non tiene conto degli accordi per la condivisione delle stive (Vessel Sharing Agreement), che possono ricadere nell’Esenzione prevista dal regolamento europeo.

In ogni caso l’Ocse non escluderebbe l’applicazione dei consorzi dopo il 2020, ma questi dovrebbero essere valutati «caso per caso, e con il parere di tutti i soggetti interessati nella catena logistica».

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