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Aldo Grimaldi, storia di un genio della navigazione

Genova - Coraggio, Audacia, Tenacia, Forza, Energia. I nomi delle ultime navi pensate e ordinate da Aldo Grimaldi, che si è spento ieri a Genova, riassumevano il programma della sua lunga vita, 96 anni, di armatore e imprenditore.

Genova - Coraggio, Audacia, Tenacia, Forza, Energia. I nomi delle ultime navi pensate e ordinate da Aldo Grimaldi, che si è spento ieri a Genova, riassumevano il programma della sua lunga vita, 96 anni, di armatore e imprenditore. Alla lunga i Grimaldi sono quelli che più di tutti hanno lasciato il segno, nel mondo armatoriale italiano. Aldo, Guido, Mario, Ugo e Luigi sono diventati grandi trasportando le auto della Fiat. Ma nel dopoguerra, era Genova la città dove bisognava stare per diventare qualcuno nello shipping, e Grimaldi non si fece intimorire dalla ruvidità della Superba. Anzi: qui conosce la moglie Eugenia e sviluppa l’ossessione, tutta genovese, per l’ottimizzazione del carico, la tecnologia del traghetto cara ai Marsano, ai Messina, ai Musso. Quando negli anni Novanta il porto viene privatizzato è tra i primi terminalisti, poi con i “cruise ferry” della Gnv costringe il sonnolento settore dei traghetti, dominato dalla Tirrenia a trazione pubblica, ad adeguarsi a nuovi standard, a non vivere di sovvenzioni, a cercare nuove linee, con rotte dall’Italia verso Barcellona e Tunisi. Grimaldi crede così tanto nelle Autostrade del mare che arriva a costruire, negli anni Duemila e prima di tutti, navi appositamente pensate per trasferire la merce dalla strada al mare, e che oggi viaggiano per tutti i mari d’Europa.

Le storie di banchina
Il personaggio si presta alle storie, agli aneddoti personali che hanno segnato un’epoca dello shipping. Per molti è stato il primo impato con il mondo armatoriale: «La Freccia Rossa, - così si chiamava quella nave- sanciva per me l’ingresso nel settore dei traghetti merci - racconta Vincenzo Onorato, patron di Tirrenia e Moby - Una volta firmato il contratto d’acquisto Aldo, che aveva gestito la nave sin dalla consegna dal cantiere, estrasse dalla tasca una sterlina d’oro, che era quella inserita nella nave come da tradizione e guardandomi negli occhi, dopo avermela regalata, mi disse: “A me ha portato tanta fortuna spero lo faccia anche con te”. Questo era Aldo: un vecchio pirata con un grande cuore». Mario Mattioli è l’ “erede” in Confitarma di Grimaldi, past presidente della casa degli armatori: «Il mondo armatoriale italiano piange la perdita di uno dei suoi più insigni protagonisti. Con lui se ne va un grande signore dello shipping italiano». Le idee dell’armatore hanno colpito anche Stefano Messina, presidente di Assarmatori e numero uno del gruppo genovese: «Prima Antonio D’Amico, poi lui con ancora maggiore convinzione, avevano insistito sulla necessità di assicurare nuova linfa all’industria armatoriale italiana dando spazio alle idee e talora anche ai sogni dei giovani armatori attraverso la costituzione del Gruppo Giovani Armatori. Forse il più giovane di tutti era rimasto proprio lui - racconta Messina - Così non per piaggeria, ma per convinzione, quando fui chiamato a guidare il gruppo giovani lo insignimmo di un riconoscimento del tutto particolare, la tessera “numero 1” del primo armatore giovane. Perché tale era e resterà».
Come conferma Aldo Spinelli, il terminalista genovese che pochi anni fa, quando Grimaldi aveva già 92 anni, era andato a trovarlo a casa: «Stava ancora chino sulle carte a progettare navi, nonostante l’età era tutto proiettato al futuro». Il leader degli agenti marittimi Gian Enzo Duci ricorda «L’onore di consegnargli direttamente il primo premio Assagenti per onorare chi nella sua carriera nel mondo marittimo aveva tracciato una rotta che i giovani avrebbero potuto seguire» e quelle «sirene della nave quasi sovrastate dalla voce di un uomo raro sempre pronto a riconoscere i meriti di chi lavorava per lui e con lui, me compreso».

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