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L’azienda, la famiglia, lo sport: Guido Grimaldi si racconta / INTERVISTA

Napoli - Guido Grimaldi da ragazzo ha studiato da armatore, e a quanto pare, tra quelli della sua età, ci è riuscito bene. A raggiungere questo traguardo ha avuto un maestro e un modello d’eccezione: il padre Manuel.

Napoli - Guido Grimaldi da ragazzo ha studiato da armatore, e a quanto pare, tra quelli della sua età, ci è riuscito bene. A raggiungere questo traguardo ha avuto un maestro e un modello d’eccezione: il padre Manuel che lui ammira in maniera incondizionata e fa di tutto perché sia orgoglioso di lui. Inoltre alle sue spalle ha una grande famiglia unita, che funge da stimolo per lui, per il fratello Eugenio e tutti i cugini e quanti impegnati nella flotta Grimaldi. Rimane in ufficio sino a tardi, ha dalla sua la fortuna di essere incline a dormire poco; come evasione e relax ha l’equitazione, che ama fin da piccolo e che gli ha dato moltissime soddisfazioni. Il poco tempo libero che lo dedica alla bella moglie Fabia e ai suoi tre figli. Adora e ammira la madre Iliana, donna, forte e coraggiosa, pronta a dare energia e coraggio a tutta la famiglia nei momenti più dolorosi e difficili. Ha un rapporto speciale con nonna Paola, colonna portante di tutta la famiglia. In giro per lavoro per buona parte del suo tempo ha Napoli nel cuore, dove ha studiato, si è laureato e dove ha intenzione di far crescere i suoi figli. Ha il sogno nel cassetto, riuscire a partecipare come cavaliere alle Olimpiadi. È orgoglioso dell’ultima nata nella galassia delle compagnie del gruppo Grimaldi: Alis di cui è presidente.

Cos’è per lei Alis e come è nata l’idea della sua creazione?
«Alis è un progetto associativo che pone le sue basi su un nuovo concetto di rappresentanza e rappresentatività trasversale. L’idea è nata da un’intuizione mia e di mio padre: abbiamo sentito la necessità di dover creare un’associazione che realmente facesse gli interessi della galassia del trasporto e della logistica e probabilmente il successo riscontrato negli ultimi due anni è dettato proprio dalla totale mancanza di fare sistema riscontrata prima della sua nascita. L’idea era quella di riunire sotto un’unica aggregazione soggetti con interessi apparentemente divergenti, ma che nella realtà sono anelli di una medesima catena. Ogni impresa italiana oggi è infatti costretta a confrontarsi con esigenze logistiche di trasporto sostenibile delle merci, una realtà da cui non è possibile prescindere. Così nel giro di due anni Alis è arrivata a contare quasi 1.300 aziende, 140.500 unità di forza lavoro, 103 mila mezzi, 140 mila collegamenti marittimi annuali, 120 Autostrade del mare. Oggi Alis è considerata l’associazione più rappresentativa e importante del trasporto e della logistica in Italia. In un così ristretto lasso di tempo l’associazione è riuscita a stimolare l’interesse di diversi operatori della catena logistica, tanto che possiamo annoverare tra i nostri soci onorari 16 porti, molteplici istituti tecnici e università, favorendo così percorsi di alternanza scuola - lavoro. Io credo che si possa parlare a pieno titolo di un vero e proprio “Cluster Alis”, in grado di confrontarsi e dialogare sui nuovi processi collaborativi tra imprese, istituzioni, mondo accademico e società civile».

Come sta andando e qual è il prossimo obbiettivo?
«Alis in questo periodo di tempo, che non è oggettivamente lungo, ha affrontato insieme ai propri associati diverse sfide. Una su tutte quella del cabotaggio continentale, che sta favorendo sia il Mezzogiorno che le aree settentrionali del nostro Paese. Su diverse direttrici si sono registrati rilevanti risultati positivi in chiave di intermodalità. Il miglior risultato raggiunto a oggi è stato sottrarre dalle autostrade italiane 1,3 milioni di camion, spostandoli su direttrici intermodali superiori ai 600 chilometri. Questo importante risultato è stato raggiunto attraverso la creazione di nuove direttrici nazionali, internazionali e di cabotaggio insulare e continentale. Tra i molteplici obiettivi perseguiti da Alis vi sono poi l’armonizzazione delle normative, la digitalizzazione dell’intero settore attraverso l’utilizzo del Cmr Elettronico, l’accesso al lavoro nei comparti marittimo, della logistica e dell’autotrasporto».

Come si muove tra autostrade del mare, logistica, autotrasportatori e terminalisti?
«Vede, la logistica è una scienza: come è noto è l’arte del calcolo e per rendere competitive le politiche su Autostrade del mare, Autotrasporto, terminal eccetera credo che serva gettare uno sguardo alle aree retroportuali per permettere a tutti gli operatori di trasporto di servire i mercati di riferimento con rapidità e puntualità, andando a lavorare in maniera attenta su ogni anello della catena della logistica. Per fare questo servono migliori collegamenti del cosiddetto ultimo miglio e strutture logistiche in grado di far dialogare direttamente il Sistema mare con la rete ferroviaria e viaria. In definitiva Alis porta avanti la propria azione quotidiana secondo la seguente logica: “Le infrastrutture sono un servizio, l’intermodalità un obbligo, la mobilità sostenibile una necessità”».

La sua è una vita frenetica: come riesce a conciliare il lavoro con la famiglia, visto che lei ha una giovane moglie e tre bambini?
«Sono una persona estremamente dinamica, non mi fermo mai e fortunatamente dormo poco. Inoltre la mia fortuna è che la mia reale passione sia il lavoro, per cui lavorare tanto non mi pesa affatto, anzi mi diverte e mi piace moltissimo».

Come riesce a inserirvi anche i concorsi ippici, sua passione storica che le ha regalato anche parecchi trofei?
«I cavalli sono la mia grande passione e la mia valvola di sfogo dalle inevitabili pressioni lavorative legate al mio ruolo. Nei fine settimana mi dedico a loro. In tutto quel che faccio, per carattere, metto il massimo impegno per raggiungere traguardi sempre più ambiziosi. Quest’anno tra le mie più belle soddisfazioni c’è stata la partecipazione e un meritato secondo posto in coppa delle Nazioni in Bulgaria, in squadra insieme a mio fratello Eugenio, cosa che mi ha fatto enormemente piacere visto che è piuttosto raro che due fratelli gareggino in una Coppa delle Nazioni insieme, seguiti da nostro padre, altro grande appassionato e nostro istruttore di equitazione fin da bambini».

Non pensa di aver bruciato le tappe oppure una volta raggiunte certe posizioni si diventa schiavi dell’ingranaggio?
«Effettivamente ho iniziato la mia carriera lavorativa molto giovane, mio padre mandò me e mio cugino Mario giovanissimi a lavorare a bordo delle navi per capire l’importanza e il rispetto del lavoro e dei marittimi. A 21 anni, dopo essermi laureato, già lavoravo in azienda e ho avuto la grande fortuna di avere un padre che mi ha seguito e mi ha insegnato i principi, i valori, il senso di urgenza e il profondo rispetto per l’azienda; pertanto sono sicuramente frutto di un’ottima educazione e dell’aver avuto la fortuna di avere un grande padre».

Lei appartiene a una famiglia armatoriale storica ed importante: al di là dell’esserne orgoglioso, a volte non le pesa un po’?
«No, non mi è mai pesato, anzi ho sempre sentito l’esigenza e il dovere, profondendo il massimo impegno nel lavoro, di fare sempre di più per mantenere alto l’importante cognome che porto».
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